“Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia” è il titolo della mostra aperta a Bologna, negli spazi espositivi di Palazzo Pallavicini. Realizzata da Vertigo Syndrome in collaborazione con diChroma photography e Saul Leiter Foundation, l’esposizione artistica è visitabile fino al 19 luglio.
126 fotografie in bianco e nero, tra stampe vintage e moderne, 40 fotografie a colori, 42 dipinti, 5 riviste originali dell’epoca e un documento filmico. Così è composto il patrimonio riunito a Palazzo Pallavicini di Bologna in occasione della mostra “Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”.
A presentare la grande mostra dedicata a Saul Leiter, uno dei più raffinati maestri della fotografia del Ventesimo secolo, Vertigo Syndrome, in collaborazione con diChroma photography, Saul Leiter Foundation e il patrocinio del Comune di Bologna. Curata da Anne Morin, la antologica di Palazzo Pallavicini è stata inaugurata il 5 marzo e sarà visitabile fino al prossimo 19 luglio.
Fra stampe vintage e moderne, primi lavori sperimentali e immagini di moda realizzate per testate come Harper’s Bazaar, il progetto espositivo mette in luce ciò che distingue Leiter dai suoi contemporanei e spiega perché la sua opera continua a ispirare generazioni di fotografi.
L’allestimento è concepito anche come un’esperienza immersiva e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici del suo sguardo poetico.
Mentre i fotografi della sua epoca miravano a rappresentare la grandezza e la modernità di New York, Saul Leiter scelse una via opposta: trasformare la quotidianità in poesia visiva. Nelle sue immagini il reale diventa lirico – il vapore che sale dai tombini, gli ombrelli nella pioggia, i riflessi sulle vetrine – frammenti discreti e sognanti di una città colta più per allusioni che per descrizioni. A differenza dei colleghi che cercavano nitidezza e definizione, Leiter abbracciava l’imperfezione, fotografando attraverso vetri appannati, tende, pioggia o neve – elementi che trasformava in parte integrante della composizione. Le sue immagini, dense di livelli e trasparenze, sfumano il confine tra fotografia e pittura.

© Saul Leiter Foundation
Un pittore con la Leica
La mostra sottolinea la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, rivelando come la sua sensibilità pittorica abbia modellato il suo sguardo fotografico. La sua formazione nelle arti visive gli permise di affrontare la fotografia a colori con un’eleganza e una delicatezza uniche, trattando ogni immagine come una tela.
“Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica – diceva Leiter – Guardo attraverso l’obiettivo e scatto. Le mie fotografie sono solo una piccola parte di ciò che vedo e che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite.”
Antidivo per natura, refrattario alla fama, Leiter pubblicò e mostrò solo una parte del suo vasto corpus. Molti negativi rimasero inediti, custodendo l’aspetto più intimo e poetico della sua ricerca. Nel 2018, cinque anni dopo la sua morte, emerse una serie poco conosciuta di nudi in bianco e nero – scattati tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’60 – realizzati in collaborazione con le donne della sua vita.
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© Saul Leiter Foundation

