Gli infiniti di Lorenzo Calogero (Lyriks, 2026) è un’ampia raccolta di saggi di Luigi Tassoni dedicati al poeta nativo di Melicuccà, una delle voci autentiche e al contempo appartate dell’intero Novecento europeo. Con scritti composti dal 1983 al 2026 – e non sono neanche tutti quelli che il critico e semiologo ha dato alla luce per il poeta – Tassoni offre una lettura da più angolature della poesia di Calogero, affrontandone le metamorfosi, i labirinti e gli scatti fonoritmici, tenendo sempre ben saldo lo sguardo sulla grande scena internazionale contemporanea.
Emerge sin dalle prime pagine una delle ragioni principali del decennale interesse di Tassoni verso la poesia di Calogero; lo scavo nella mente umana “senza condizionamenti o opportunismi”, la ricerca in essa delle verità inesplorabili nel vivere quotidiano. Interesse che si traduce in attente e lucidissime riflessioni, basate su una rigorosa analisi dei testi (si veda la sezione “Come cara larva”) sin dal 1986, anno in cui, neanche trentenne, cura per l’editore Rubbettino il volume Lorenzo Calogero – Poesie, antologia di testi selezionati. Un taglio più narrativo assume, invece, sempre nella prima parte, il breve capitolo “La luna di Melicuccà”, in cui Tassoni incrocia particolari biografici e frammenti di versi di Calogero, dando vita ad una serie di istantanee scattate come in presa diretta.
Spacca in due la raccolta Gli infiniti contemporanei, saggio che mette in luce, tra le altre, una dinamica che differenzia il poeta di Melicuccà dalla generazione precedente. In Calogero “non è il linguaggio a funzionare come luogo della crisi rispetto al mondo, ma è il mondo, come riferimento al tutto percettibile, a mostrare i segnali dell’inaccessibilità”; spetta pertanto alla parola poetica il compito di abitare la frattura, di esplorare il limite convenzionale.
Molteplici le tematiche toccate da Tassoni nei lunghi anni di carriera, non legate solo e unicamente alla letteratura. Riaffiorano nella raccolta, infatti, parallelismi con l’arte, materia già maneggiata dal critico nelle monografie dedicate a Mattia Preti (1990) e Andrea Cefaly (1991) e intrecciate al linguaggio in Semiotica dell’arte e della letteratura (Società editrice Dante Alighieri, 1995). In particolare, la poesia di Lorenzo Calogero viene paragonata in “L’estasi della seconda volta” all’informale pittorico di Pollock poiché, similmente allo statunitense, frammenta e ricongiunge immagini, non con lo scopo di generare un nuovo racconto soggettivo, ma con quello di “rompere le regole di una soggettività razionale e lineare”, mescolando passato, presente e futuro in un unico tempo presente, da correlare alla rappresentazione estemporanea della vita che si svolge all’infuori di lui.
Al termine del volume, Viaggio a Melicuccà. Una conversazione con Milly Curcio, dialogo a tre, tra Curcio, Tassoni e Milo De Angelis, nato in occasione della Festa della Poesia dedicata a Lorenzo Calogero. Al centro l’invenzione della contemporaneità, “la vita acre dei segni”, la vicinanza tra due poetiche (fondanti la poesia moderna) quella calogeriana e deangelisiana permeate di ritorni, ripetizioni e somiglianze, lungamente e a più riprese squadernate nell’ultimo quarantennio da Luigi Tassoni, che ci ricorda, in chiusura, ancora una volta, come solo la poesia può spiegare il nostro tempo.
Ad impreziosire i testi della raccolta, la scansione di una decina di autografi del poeta, donati in facsimile dal fratello, avv. Francesco Calogero, nel settembre del 2000 all’editore.
Salvatore Giuseppe Di Spena

