Recensioni: “Intelligence” di Mario Caligiuri

Figura autorevole in settori “strategici” quali intelligence e educazione, Mario Caligiuri è presidente della SOCINT, Società Italiana di Intelligence, e promotore della diffusione scientifica di intelligence, considerata dallo stesso fondamentale per comprendere “il terreno dove si vince o si perde la sfida del mondo che verrà”. Fra i numerosi saggi è autore giustappunto del volume Intelligence, (Treccani), col quale intende fornire una chiara definizione di cosa si voglia dire quando parliamo di tale “strumento”, oltre a rimuovere dubbi, ampliando ‘l’orizzonte oltre la siepe che lo sguardo esclude’.

Caligiuri è consapevole della difficoltà dell’individuo a osservare al di là del proprio limite, sicché con questo saggio lo guida attraverso i capitoli che, come “tappe”, spiegano di cosa si tratti, l’indagine storica, e perché considerare tale lavoro quasi una “scienza nuova”, forse alla maniera vichiana. L’autore puntualizza: “L’intelligence serve a decifrare i segni e cogliere lo spirito del tempo”, “comprendere la realtà è fondamentale per descriverla”, ma prima è necessario viverla e riconoscerla nella propria esperienza individuale. Un proficuo contributo può essere dato dalla filosofia come sapere che induce all’osservazione, analisi, comprensione, pensiamo ad esempio al metodo cartesiano. La filosofia come strumento di chiarezza per comprendere le particolarità, i dettagli, l’universale. Non è fortuito che per illustrare casi di Intelligence Mario Caligiuri ricorra a Hobbes, Machiavelli, Kant, Bobbio, Antiseri: la necessità di ricerca con metodo e rigore scientifico, saper giungere a verità non manipolate, si pensi ai Pentagon Papers, questione discussa da Arendt o all’Affaire Moro interpretato fra gli altri da Sciascia.    

E allora in prospettiva di ciò, leggendo il pamphlet, si può comprendere come l’intelligence può diventare un valido aiuto per i cittadini, la società, un sostegno ai diversi campi disciplinari quali l’intelligenza artificiale verso la quale lo stesso Caligiuri ne ha scritto con interventi di Paolo Benanti, Luciano Floridi, ecc.

Tra le righe del prezioso breviario giova riconoscere il terreno che si calpesta a non smarrirsi, ad alzare lo sguardo, imparando a intuire il futuro senza perdere di vista il passato. Se nel futuro lo scenario non si mostra allettante visti i continui conflitti, i poteri di forza, la criminalità, occorre attuare una visione e avere una mission, uno scopo per tutelare lo Stato, i cittadini, la democrazia e garantire i diritti, problematiche queste pressoché urgenti e sulle quali l’autore si interroga e affronta senza veli. Inoltre, egli discute sul potere e il mutamento radicale dell’informazione spesso “utilizzata per creare un mondo nuovo dove l’apparenza prende il sopravvento sulla realtà”. Difatti, evidenzia: “il campo di battaglia è diventato il controllo della mente delle persone, che con internet è il modo meno costoso per conquistare e mantenere il potere, attraverso la polarizzazione delle opinioni e il linguaggio d’odio”; sicché la nuova “terra di conquista” diventerebbe la “mente” per manipolarla mediante informazioni da far giungere a proprio uso e consumo che si propagano nell’infosfera.

Dopo aver circoscritto il campo, descritto il “fenomeno” nella storia, offerto un “inquadramento teorico”, Mario Caligiuri giunge a delineare le prospettive attuali fino alle conclusioni di una discussione del tema che ha fornito non solo chiarezza su una questione ostica, complessa, ma ha anche attribuito un valore aggiunto a chiunque vorrà appropinquarsi a tale studio. Egli propone strumenti validi per saper orientarsi in un mondo in continua metamorfosi soprattutto per via della tecnologia digitale e delle “perverse” dinamiche geopolitiche che si verificano oramai con una costanza e si dimostrano prive (almeno apparentemente) di coerenza.

Come potrà essere utile l’intelligence nel futuro? Innanzitutto, è e sarà indispensabile per riconoscere e controllare l’operato degli Stati e della criminalità, tutelare le normative e colmare vuoti nel nomen sacrum della cultura; a tal proposito, il capo dell’intelligence tedesca Eckart Werthebach nel 1994 spiega cosa avviene quando lo Stato smarrisce la sua funzione di tutela dei diritti: dilaga la corruzione, la criminalità organizzata progredisce (come di fatto è accaduto negli anni), lo Stato si dimostrerebbe incapace di garantire diritti e libertà dei cittadini. Perciò, per Mario Caligiuri l’intelligence dovrebbe servire – così come è sottolineato nel testo – per promuovere cultura, formazione anche dal punto di vista etico, interpretare i segni dei tempi, le metamorfosi della società, essere “sentinella” in un mondo, atta a prepararne uno nuovo, proprio come la “nottola di Minerva” che veglia sul far della notte per accogliere il tempo appreso nel pensiero, come sforzo incessante e silenzioso di comprensione che prefigura un futuro (“peraltro imprevedibile”, R. Bodei).

Alessandra Peluso

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