La memoria del sale (Puntoacapo, 2025) è la seconda raccolta di Erika Signorato, poetessa nata a Verona nel 1971 e già autrice della silloge In levare (Delta 3 Edizioni, 2023).
Costituito da un corpus di sessantacinque componimenti senza suddivisione in capitoli o sezioni, l’opera acquisisce nella sua lettura unitaria massima espressione e compimento, in un dettato poetico che procede per diapositive, lampeggi – condizione esistenziale e conoscitiva di un mondo che (si) svela a schegge o a istantanee, come suggerisce il titolo di una delle poesie. L’assimilazione di una certa linea del Novecento è intuibile dalla chiusa di Antonia Pozzi in esergo a cuore scalzo/ e con laceri pesi/ di gioia – si dirà in prefazione di un’impronta di matrice sabiana – ma certamente anche il gusto per soluzioni non lontane dal frammentismo di Sbarbaro, che approdano a un linguaggio essenziale, “secco”, riproposto e tenuto in altissima considerazione da Montale in alcuni passaggi degli Ossi di seppia, in un fitto dialogo a sfondo ligure.
E i paesaggi marini, seppur d’altro versante, ritornano e permeano l’intera opera: eppure di tanto inchiostro/ non lo ricordavo il mare; e di là il mare a bisbigli/ – risalire i raggi, la corrente –; un bacio sulle crepe,/ un passo lieve, il mare; violenta la sabbia/ senza che arrivi il mare; in Miramare che sorge/ – un ostinato litanico/ di cicale tra mare e pini/ non sa ombreggiare/ lo sguardo che dislaga/ sottomessi palpiti –; mare che in condizione ossimorica è argento e nero al contempo, presenza e assenza. Nella poesia eponima, l’acqua (concretizzata in un fiume senza ponti) dissolve fino a sfocare il tentativo di un dialogo con un “tu” ormai distante, per poi, in seguito, farsi soggetto silenzioso di un velleitario e doloroso tentativo di riconquista. L’arrivo è infatti ricordare che si piange/ finché ha memoria il sale. Con decisione irrompe allora il tema della memoria, spogliato dalle vesti di nostalgico richiamo a un ipotetico passato idilliaco, protagonista piuttosto di un processo caustico di scarnificazione – cloro e sodio.
Al termine della bufera, Dopo la neve, il parziale superamento del Freddo, disgelo ontologico. Si materializza un interlocutore e indica possibilità di rinascita, rifioritura, con la consapevole discrezione di un dolore superato, un bianco oblio taciuto e mai rinnegato. Se ai raggi questo verde solo sarà primavera lo saprà soltanto l’acqua, che è limpida se vuole, e ci si specchia il cielo.
Erika Signorato, con sensibilità autentica, attraverso versi sciolti, brevi e musicali, costruisce un percorso coerente, attraverso un linguaggio maturo, capace di metabolizzare misuratamente alcune delle più alte lezioni del Novecento e districarsi senza troppe difficoltà nel mare magnum del contemporaneo.
Salvatore Giuseppe Di Spena

