Recensioni: “Piccola biografia di periferie” di Linda Miante

In Piccola biografia di periferie, sua opera prima, Linda Miante esplora le terre di confine urbane e umane.

È uscita per De Ferrari Editore Piccola biografia di periferie, la prima pubblicazione della giornalista Linda Miante. Composto da ottantaquattro poesie, il ‘taccuino’ trascina il lettore in un viaggio perlopiù solitario attraverso le periferie, urbane, arcane e dell’anima.

“Decora con mani di sabbia il crepuscolo la luna,
che dal mare ci allatta coi suoi fianchi prosperosi
e dona caviglie su cui ancheggiano i templi.
Cadono calcinacci
calpestati da un superstite di salsedine vestito.
Al gharb il molo dei naufraghi,
ancorati a lacrime straniere,
di bastimenti e diffidenti bestemmie.
Tornerà a casa, il sangue versato?
Ma da che parte del mare
se non in un riad marocchino,
in un circo,
in un ventre caldo?”

(Archetipo mediterraneo da Piccola biografia di periferie)

Linda Miante nasce a Savona nel 1995. Durante e dopo la laurea in Lettere Moderne all’Università di Genova, si dedica al giornalismo.

La poesia come disvelamento di tutte le periferie

Piccola biografia di periferie si articola in tre sezioni o, come indicato dall’autrice, tre ‘momenti’ poetici (Sentieri liminali, Ordalia, Lux orta est iusto) che esplorano il contrasto tra luce e ombra, pluralità e singolarità, ma anche la più classica dicotomia sogno-realtà. Le poesie offrono una riflessione intensa sulla “maledetta città” (per citare Il gabinetto del dottor Caligari), descritta come un “rocchetto di inganno e sopravvivenza”, dove le ambizioni si scontrano con una realtà cruda e soffocante. La raccolta diventa un atto di resistenza poetica, forse addirittura politica, comunque un tentativo di evasione oltre l’apparenza.

Il volume è arricchito dalla prefazione di Andrea Galgano, poeta, scrittore e critico letterario, che ha dedicato un’analisi profonda alla raccolta, estraendone punti salienti.

L’autrice offre inoltre una sua personale guida alla lettura. In quarta di copertina, un contributo arriva anche dalla giornalista Sara Erriu, collaboratrice de la Lettura del Corriere della Sera: “Uno sguardo cupo e disilluso che mescola luoghi fisici e dell’anima per scoprire una realtà severa dove la luce, fioca, si intravede tra le crepe. Una voce che attinge ora al realismo ora alla sfera del romanticismo, delineando un quadro cristallino in cui dominano l’angoscia e lo smarrimento”.

Sulla copertina del libro è incasellato un frammento dell’opera Suono ottico (2008) del musicista, compositore e artista Federico De Caroli, in arte Deca. Un’immagine che cattura l’atmosfera sospesa e a tratti brutale descritta nelle pagine. A completare l’esperienza visiva, tre quadri generati dall’intelligenza artificiale elaborano e sintetizzano i tre ‘momenti’ poetici, tentando un dialogo interpretativo tra parole e immagini.

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