Francesco Iorio Mazzillo La lunga strada

Percorre l’itinerario del racconto Francesco Iorio Mazzillo nel suo esordio narrativo. La lunga strada è il titolo della sua raccolta di racconti uscita per Qed edizioni.

La prima prova narrativa dell’autore nato a Praia a Mare è composta da sette brevi racconti distinti, indipendenti ma non per questo slegati l’uno dall’altro. Nei diversi brani si dispiegano lente – non nella concezione artificiosa ed enfatica di oggi – le vite minime, appartate, appena percettibili se non già nascoste degli invisibili della nostra società consumista e iper rapida: anziani nelle piazzette di provincia, una serva del Signore con un segreto custodito nel cuore per tutta la vita, uomini soli abituati al loro disordine esistenziale o distrutti dai ricordi, donne che rinnovano le antiche tradizioni, forse per quella che sarà l’ultima generazione, randagi scaricati dalla società, un numero sempre crescente di anime che affollano i margini delle nostre città e si tengono compagnia come “foglie secche che, cadute, si coprono a vicenda”.

Vite umane isolate, ma anche suggestioni e odori d’un tempo che risvegliano la nostalgia – un po’ il fil rouge della raccolta –; e poi case trasfigurate dall’incuria e dal trascorrere degli anni, vicoli e rioni abbandonati a seguito della dipartita di un ultimo anziano residente, piante e alberi che, solenni e imperturbabili, assistono alle trasformazioni dell’assetto urbano e ai cambiamenti della società; vite che abitano con pari dignità i luoghi senza che gli uomini, offuscati dalla loro protervia, ci facciano caso. Ecco, il cambiamento, graduale e ineluttabile nella vita degli uomini e dei luoghi, può essere congiunto direttamente alla lunga strada evocata nel titolo.

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Con una scrittura controllata, Francesco Iorio Mazzillo alterna, di racconto in racconto, uno stile alto a uno più macchiato e popolare, senza mai trascendere nell’uno o nell’altro eccesso. Il risultano finale è una raccolta di narrazioni coerenti l’una con l’altra, dalle quali emergono sprazzi di luce e di umanità, in un mondo mai così vicino, connesso, e pur così distante e feroce, dimentico di ogni corrispondenza naturale fra uomo e ambiente e financo fra uomo e uomo. Un mondo di tante piccole solitudini che si confondono nella collettività, ma che talvolta si incontrano, riconoscono e compatiscono, nel sacro senso etimologico del termine di soffrire insieme.

Antonio Pagliuso

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