“Le porte dell’invisibile”: Kandinskij, Klee, Malevič e Florenskij si incontrano a Reggio EmiliaPaul Ernst Klee, Landschaft bei E. (in Bayern), 1921, 182, Olio e penna su carta su cartone 49,8 x 35,2 cm, Zentrum Paul Klee, Bern, inv. n° PKS F 25 © Zentrum Paul Klee, Bern, Image archive

“Le porte dell’invisibile. Kandinskij, Klee, Malevič alla luce del pensiero di Pavel Florenskij” è la mostra che segnerà la riapertura di Palazzo Magnani a Reggio Emilia. L’evento espositivo è in programma dal 14 novembre 2026 al 14 marzo 2027.

Dal 14 novembre riapre Palazzo Magnani di Reggio Emilia con uno originale progetto espositivo: “Le porte dell’invisibile. Kandinskij, Klee, Malevič alla luce del pensiero di Pavel Florenskij”.

La mostra sarà un viaggio immersivo alle radici della grande rivoluzione artistica e scientifica del primo Novecento. A Palazzo Magnani si instaurerà un dialogo inedito tra i capolavori delle avanguardie astratte storiche, le icone russe e la figura affascinante di Pavel Florenskij.

Scienziato, matematico, teologo, educatore e teorico dell’arte, Florenskij (1882-1937) è stato una delle menti più poliedriche e profonde della modernità, tanto da essere definito dai suoi contemporanei il Leonardo russo. La sua opera, collocata al confine esatto tra indagine scientifica e ricerca del trascendente, offre una lente interpretativa d’eccezione per leggere in modo nuovo la temperie culturale di quegl’inizi del Novecento, anni durante i quali arte, scienza e tecnica non erano mondi separati, ma comunicanti, e gli artisti cercavano nuovi linguaggi per superare il naturalismo e la rigida prospettiva rinascimentale.

Curata da Roberto Cresti, Emilio Ferrario e Valentina Parisi con l’affiancamento di un comitato scientifico composto da John Bowlt, James Bradburne, Silvia Cavalchi, Luigi Grasselli e Nicoletta Misler, la mostra porta all’attenzione del pubblico questo ribaltamento prospettico, mostrando come la riflessione di Florenskij rispecchi e sistemi le medesime esigenze avvertite dai grandi maestri della pittura. Per il pensatore russo, la realtà ordinaria tridimensionale è una visione parziale: le cose possiedono uno spessore temporale e appartengono a una quarta dimensione che l’arte ha il compito di rivelare.

Attraverso opere provenienti da importanti istituzioni europee come il Klee Zentrum di Berna, la Collezione Costakis di Salonicco e prestigiose raccolte private, la mostra traccia tre vie ideali per esplorare questa nuova sensibilità spaziale.

La prima via vede protagonista Vasilij Kandinskij e le sue geometrie spirituali. L’artista giunge a un uso del colore che dissolve la gravità del mondo naturale per trasformarsi in un canale di contatto diretto con il soprasensibile. La sua è un’astrazione dinamica, ambientata in uno spazio fatto di piani che si intersecano come quinte senza fine, in un confronto diretto con icone russe ricche di simbolismo ortodosso.

La seconda via esplora l’opera di Paul Klee, dove l’astrazione si fa favola. L’universo visivo di Klee ruota attorno a un centro che trascende la realtà esteriore; lo spazio della rappresentazione si destruttura sotto l’azione dell’artista che opera come un puer aeternus, trovando un ideale parallelo nelle icone dal taglio più lirico e narrativo.

Il terzo tracciato è quello di Kazimir Malevič e del movimento suprematista, dedicato al mentale puro. Malevič rappresenta una non-oggettività dove la realtà e la geometria ideale si fondono in una quarta dimensione autosufficiente. Nelle sue opere il piano espressivo non rinvia a un altrove, ma si presenta con un’assoluta presenza a sé stesso, risuonando con la spazialità essenziale delle icone medievali prive di dettagli naturalistici.

“Le porte dell’invisibile”: Kandinskij, Klee, Malevič e Florenskij si incontrano a Reggio Emilia
Kazimir Malevič, Suprematismo, 1916, Gouache su carta, 27 x 14,3 cm, © Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano

Al primo piano di Palazzo Magnani, i dipinti di Kandinskij, Klee, Malevič e degli altri protagonisti della scuola suprematista, tra cui Ivan Kljun e Ljubov’ Popova, saranno disposti in un dialogo serrato con una selezione di icone russe dal XV al XVIII secolo, provenienti dalla straordinaria collezione di Banca Intesa di Vicenza.

La riflessione florenskiana sull’icona si inserisce proprio nella riscoperta laica della pittura antico-russa avvenuta ai primi del Novecento, quando gli artisti compresero che la prospettiva rovesciata delle icone non era una tecnica ingenua, ma un modo consapevole per organizzare lo spazio secondo il valore simbolico delle cose. Nonostante la distanza critica che Florenskij mantenne sempre verso gli esiti formali più estremi dell’avanguardia, risuonano analoghi i presupposti teorici e la volontà di abbattere il primato del naturalismo figurativo.

La mostra assume inoltre una spiccata vocazione didattica e divulgativa, ponendosi come un vero e proprio dispositivo pedagogico. Nelle sale al piano terra, prima di accedere al percorso principale, i visitatori troveranno un ambiente interattivo ideato grazie alla collaborazione con Luigi Grasselli e James Bradburne.

L’esperienza espositiva sarà infine accompagnata da un ricco programma didattico e da una rassegna di incontri pubblici che spazieranno tra arte, scienza e musica. Il palinsesto vedrà la partecipazione dell’INFN, dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), delle comunità ortodosse, della Biblioteca Teologica di Reggio Emilia e delle principali istituzioni educative del territorio, culminando nei contributi musicali curati da Soli Deo Gloria – organi, suoni e voci della città sotto la direzione artistica di Renato Negri.

Paul Ernst Klee, Landschaft bei E. (in Bayern), 1921, 182, Olio e penna su carta su cartone 49,8 x 35,2 cm, Zentrum Paul Klee, Bern, inv. n° PKS F 25 © Zentrum Paul Klee, Bern, Image archive

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