“Un capolavoro di giornata. Dall’alba al tramonto nell’Ottocento” espone più di cento dipinti dell’Ottocento europeo. A Palazzo Pallavicini una mostra organizzata non per scuola, non per stile, ma per ora del giorno.
A Bologna, Palazzo Pallavicini inaugura “Un capolavoro di giornata. Dall’alba al tramonto nell’Ottocento. Un viaggio nel tempo dipinto”, un progetto espositivo di Vertigo Syndrome che intende raccontare una giornata del XIX secolo seguendo le luci delle ventiquattro ore. Dall’alba fino all’imbrunire, l’allestimento svela, con il cambiare dell’ora, cambi anche l’aria, l’animo interiore. In mostra le opere di artisti come: Pellizza da Volpedo, Renoir e Monet.
La speciale mostra di Palazzo Pallavicini è curata da Francesca Sinigaglia e sarà visitabile dal 3 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027.
Un giorno dell’Ottocento
Le sale non seguono le correnti dell’arte, seguono le ventiquattro ore: dodici sezioni da due ore, sei di luce e sei di buio, dall’alba fino alla notte.
L’idea di partenza è semplice. Nell’Ottocento il tempo smette di essere lo sfondo e diventa il soggetto. È il secolo in cui i pittori lasciano la storia solenne e la mitologia, escono all’aperto e si mettono a guardare la vita di ogni giorno: la luce di una certa ora, una colazione, il rientro dai campi, la città che comincia a correre.

I capolavori nella giornata che non ti aspetti
Si comincia dal risveglio, con la natura ancora sospesa e le prime luci di casa nei dipinti di Antonio Fontanesi, Luigi Bertelli e Augusto Majani. Poi la colazione borghese di Antonio Mancini e Alessandro Scorzoni. Fuori la mattina esplode: le lavandaie e i contadini di Francesco Paolo Michetti e Giuseppe Pellizza da Volpedo, un mondo ancora legato alla terra, mentre la città moderna corre già per conto suo nella Londra fumosa di Giovanni Boldini.
A mezzogiorno il tempo si ferma nella luce accecante della baia di Douarnenez di Renoir. Vengono il pomeriggio e i giochi dei bambini di Gaetano Chierici, poi il tramonto dorato di Nino Costa e Mario de Maria. La sera la chiudono le Ninfee notturne di Monet.
Infine la notte, con le visioni lunari di Grimshaw e le denunce sociali di Natale Attanasio, prima che tutto scivoli nel sogno e nella memoria.
I prestiti arrivano da musei pubblici italiani, come il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci ed europei, tra cui il Louvre, e da collezioni private che si aprono di rado: tra queste, Monet e Renoir.
Attorno alla mostra c’è un catalogo monografico edito da Moebius Books, che legge la stessa giornata da più lati: arte, letteratura, città, moda, donne. Firmano i saggi Marco Bazzocchi, Maria Beatrice Bettazzi, Vincenza Maugeri e Maria Giuseppina Muzzarelli. Le schede delle opere sono di Francesca Sinigaglia, Federico Troletti e Cinzia Virno.
Foto Luigi Bertelli, Ozio in Villa (1866), olio su tela, collezione privata

