Giorno della Memoria, 13 libri che raccontano la Shoah

Ogni 27 gennaio si commemorano le vittime dell’Olocausto con il Giorno della Memoria. Ecco 13 libri per conoscere e ricordare la Shoah.

Ogni anno, il 27 gennaio, in base a quanto stabilito dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1˚ novembre 2005, si celebra il Giorno Internazionale della Memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto.

Perché il 27 gennaio?

Com’è noto, si è stabilito di celebrare tale giornata il 27 gennaio perché in questa data, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz: la scoperta del campo e le testimonianze rese dai sopravvissuti svelarono al mondo, per la prima volta in modo compiuto e inequivocabile, l’orrore del genocidio nazista.

Nei campi di sterminio perirono, tra fame, freddo, stenti e soprusi di ogni genere, sei milioni di ebrei ma anche molti dissidenti, prigionieri politici, omosessuali, persone disabili e rom.  Molti testimoni e sopravvissuti delle atrocità naziste hanno dedicato la propria vita al racconto di ciò che hanno visto e vissuto e i libri sulla Shoah restano delle testimonianze preziose perché grazie alla lettura possiamo meglio comprendere e approfondire quanto accaduto e perpetuare la memoria affinché simili tragedie non si ripetano mai più.

I libri per il Giorno della Memoria

Primo Levi in Se questo è un uomo, ormai un classico dei libri sullo sterminio degli ebrei, scrive: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre”. Ecco perché ogni anno gli scaffali delle librerie si riempiono di pubblicazioni sul tema. Oltre ai testi divenuti ormai dei classici, quali il già citato Se questo è un uomo di Primo Levi, il Diario di Anna Frank,  L’amico ritrovato di Fred Uhlman, La banalità del male di Hannah Arendt e la graphic novel Maus di Art Spiegelman, tante nuove uscite ci permettono di conoscere più da vicino il contesto storico-sociale dell’epoca e di comprendere, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, come quell’orrore indicibile abbia potuto attecchire nella quotidianità ordinaria delle persone.

13 libri per conoscere e ricordare la Shoah

Iniziamo questa carrellata di testi sulla Shoah con Crematorio freddo di József Debreczeni, edito da Bompiani. Debreczeni arriva ad Auschwitz nel 1944 e, nello smistamento iniziale dei prigionieri, è destinato ad andare a destra, se fosse stato assegnato alla fila di sinistra la sua aspettativa di vita non sarebbe stata superiore ai tre quarti d’ora. Andare a destra significa invece dodici mesi di prigionia e lavori forzati per poi finire in quello che è chiamato il “crematorio freddo”, vale a dire l’ospedale del campo di Dörnhau, dove i prigionieri inetti al lavoro vengono lasciati morire. Debreczeni però riesce a sopravvivere e racconta la sua terribile esperienza in un libro di memorie che è uno degli atti d’accusa più duri mai scritti contro il nazismo.

Il libro è pubblicato nel 1950 in lingua ungherese ma maccartismo, guerra fredda e antisemitismo ne impediscono a lungo la traduzione in altre lingue. Oggi questo testo, caratterizzato da una prosa rigorosa e non sentimentale, arriva finalmente in libreria, tradotto in quindici lingue fra cui l’italiano.

Il libro di Andrea Frediani Auschwitz. La vera storia (Newton Compton Editori) racconta come il campo di concentramento di Auschwitz sia il punto di arrivo di un processo iniziato nel momento stesso in cui il nazismo assurge al potere. I campi di concentramento sono dapprima destinati agli avversari politici e poi agli emarginati sociali, mentre la politica razziale si fa sempre più esasperata il programma di eutanasia è un altro balzo in avanti verso l’orrore, che con l’inizio della guerra non incontra più ostacoli né limiti. Nel corso del conflitto l’intera gerarchia delle SS lavora alla creazione del campo totale dove internare un numero sempre maggiore di prigionieri, sfruttandone la manodopera per l’industria bellica e eliminando immediatamente chiunque non risulti idoneo al lavoro. Nell’arco di un triennio Auschwitz diviene una perfetta macchina della morte.

La Nave di Teseo ripubblica in questi giorni il libro di Edith Bruck dal titolo La donna dal cappotto verde, in cui, a partire dall’incontro fortuito, avvenuto a Roma, con la donna che era stata la sua kapò durante la prigionia, la scrittrice si interroga sul tema della memoria e della testimonianza, ma anche sul dilemma tra il rancore che si accompagna al ricordo e la pace data dal perdono.

Libri sull'Olocausto Shoah
Edith Bruck, La donna dal cappotto verde (La nave di Teseo)

Per i tipi di Newton Compton è uscito, il 14 gennaio di quest’anno, Mi chiamo Oleg. Sono sopravvissuto ad Auschwitz del giornalista e ricercatore Filippo Boni. Il libro racconta la storia di Oleg Mandić arrestato con la madre e la nonna nel 1944 e deportato ad Auschwitz non perché ebreo ma come prigioniero politico, giacché suo padre e suo nonno dopo l’occupazione si unirono ai partigiani. Nel campo di sterminio subisce l’inimmaginabile, anche finire nel famigerato reparto del dottor Mengele. Tuttavia Oleg si salva, sebbene per anni tenga per sé i ricordi della prigionia, incapace di esternare ciò che ha vissuto, finché il bisogno di tornare nei luoghi dell’orrore e di dare testimonianza non si affaccia prepotentemente.

Un toccante e sconvolgente memoir è Il numero sul tuo braccio è blu come i tuoi occhi, scritto da Eva Umlauf con la collaborazione della giornalista Stefanie Oswalt e che l’editore Il Libraccio pubblica in questi giorni. Eva nasce nel 1942 in Slovacchia, in un campo di lavoro per ebrei, e non ha nemmeno due anni quando viene deportata ad Auschwitz, qui è marchiata come prigioniera numero A-26959. Quando i russi giungono a liberare il campo, sua madre Agnes è incinta della seconda figlia mentre Eva è malnutrita e soffre di diverse malattie. I medici sentenziano che non sopravvivrà ma Eva ce la fa e, cresciuta accanto a una madre che come molti altri deportati non parla mai delle atrocità subite, cerca risposte che non riesce a trovare, tormentata da incubi e da frequenti malanni. Fino a che l’incontro con altri sopravvissuti alla Shoah, fra cui il futuro marito Jacob, le offre l’opportunità, con il supporto di specialisti, di ricostruire la sua infanzia perduta e di vivere la propria identità di donna ebrea.

Dal 10 gennaio è in libreria anche il nuovo libro di Edith Eva Eger, La ballerina di Auschwitz, edito da Corbaccio che già aveva pubblicato il precedente La scelta di Edith (2017). Edith Eger ha sedici anni quando i nazisti fanno irruzione nella città ungherese nella quale vive. Condotta ad Auschwitz con la sua famiglia, il padre e la madre vengono subito spediti alle camere a gas su ordine di Joseph Mengele, che, poche ore dopo, chiede a Edith, ballerina talentuosa e bravissima ginnasta che aspirava alle Olimpiadi, di danzare per lui sulle note del valzer Sul bel Danubio blu, ricompensandola con un tozzo di pane che la ragazza condivide con le sue compagne di prigionia. Sopravvissuta con la sorella Magda al lager vive l’esperienza delle estenuanti “marce della morte” ed è rinvenuta ancora viva sotto un mucchio di cadaveri da un soldato americano. Giunta dopo la guerra negli Stati Uniti e laureatasi in psicologia, ha unito le competenze professionali alla propria personale esperienza, specializzandosi nella cura dei pazienti affetti da stress post-traumatico: reduci della guerra in Afghanistan, donne vittime di violenza ecc… insegnando a tutti i suoi pazienti che “il peggior campo di concentramento è la propria mente” e che la guarigione e la libertà arrivano quando si impara ad affrontare il proprio dolore. Ne La ballerina di Auschwitz ancora una volta la Eger racconta di come la vita le apparisse, subito dopo la prigionia, più come un peso che come un dono, finché non comprende che sebbene non possa cambiare il passato ha la possibilità di scegliere come vivere il presente.

Edith Eva Eger, La ballerina di Auschwitz (Corbaccio)

Tra i libri per ragazzi segnaliamo Mouschi, il gatto di Anna Frank (DeAgostini). La storia, che è stata anche un film, immagina l’incontro tra il gatto di strada Mouschi e Anna Frank, e la sua vita nel nascondiglio segreto in cui la ragazza e la sua famiglia si nascondono, tra paure e silenzi, ma anche amore e gioia di vivere.

Altri libri sull’Olocausto

L’Olocausto, a distanza di ottant’anni, rimane una delle pagine più atroci e oscure del Secolo Breve.

Tra le innumerevoli opere sull’argomento, vi segnaliamo infine alcuni altri titoli – tra romanzi, saggi e reportage narrativi – meno recenti rispetto a quelli elencati sopra ma non meno importanti al fine di mantenere viva la memoria e indagare nell’orrore di quel periodo storico.

Uscito per la prima volta nel 2004, edito da Bompiani, ma tornato in libreria l’anno scorso in occasione del ventennale della pubblicazione e riedito da Einaudi, Come una rana d’inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz: Liliana Segre, Goti Bauer, Giuliana Tedeschi della scrittrice e saggista Daniela Padoan, è una raccolta di conversazioni con le tre sunnominate sopravvissute alla Shoah. Il titolo del libro è tratto dalla poesia Shemà, posta in epigrafe a Se questo è un uomo di Primo Levi. I temi riguardano la vita quotidiana delle donne nel lager, i mesi precedenti alla deportazione e le persecuzioni subite, il ritorno alla vita normale e il percorso di testimonianza che le tre sopravvissute hanno intrapreso.

Meglio non sapere. Tre bambini nella Shoah, della giornalista e scrittrice Titti Marrone, pubblicato da Laterza nel 2003 e giunto nel 2019 alla nona ristampa, racconta in forma di reportage narrativo la vera storia di tre bambini, di età compresa fra i quattro e i sei anni, deportati ad Auschwitz e della incredibile odissea vissuta dalle loro famiglie per ritrovarli.

Il castello degli scrittori. Norimberga 1946, cronache dall’abisso (Marsilio, 2023) rievoca il processo di Norimberga ai criminali nazisti da una prospettiva inedita: quella dei giornalisti e degli scrittori che ne furono testimoni e che in quei giorni alloggiano e scrivono nel castello confiscato alla famiglia Faber-Castell, tra grandi ideali, gelosie e rivalità. Conosciamo così, attraverso questa avvincente cronaca letteraria, l’incredibile vicenda di Ernst Michel, unico sopravvissuto ebreo a seguire come cronista il processo, che Herman Göring invita nella sua cella; o l’amore clandestino tra la scrittrice britannica Rebecca West e uno dei giudici. In particolare il libro sottolinea come le donne presenti, benché trattate spesso con sufficienza, non si siano fatte intimidire dal clima ancora fortemente maschilista che aleggiava in quell’epoca.

I bambini del treno di Luca Crippa e Maurizio Onnis (Libreria Pienogiorno, 2024) racconta la straordinaria storia dell’infermiera polacca Luba Tryszynska, sopravvissuta ad Auschwitz, che nel campo di Bergen-Belsen riesce a creare un’oasi segreta per i bambini prigionieri tramite il gioco del treno azzurro. Luba lavora instancabilmente per proteggerli dalla fame e dalle guardie, rubando e barattando per fornire loro cibo, medicine e vestiti.

Il sopravvissuto di Auschwitz di Joseph Lewkowicz e Micheal Calvin (Newton Compton, 2024) ricostruisce una delle più eccezionali storie relative alla Shoah, quella, appunto, di Joseph Lewkowicz che da bambino fu deportato in sei campi di concentramento: Auschwitz, Ebensee, Mauthausen, Płaszów, Melk e Amstetten. Si salva e da adulto diviene un cacciatore di nazisti. Agendo nell’ambito dell’intelligence si concentra principalmente sulla cattura di Amon Göth, noto come il “macellaio di Płaszów”, che fu il suo più spietato aguzzino. Inoltre contribuisce a salvare la vita di centinaia di bambini orfani, nascosti dai genitori prima dei rastrellamenti, grazie a lui molti di loro sono stati condotti al sicuro in Israele.

Accadde ad Auschwitz (Piemme, 2024) della pluripremiata giornalista Keren Blankfeld, narra – attraverso dettagliate interviste, testimonianze orali, documenti e raccolte di memorie, sia edite che inedite – la vera storia di Helen Zippi Spitzer e David Wisnia, due giovani deportati che si innamorano nel campo di Birkenau. Il loro amore, protetto e custodito anche dagli altri prigionieri, passa attraverso innumerevoli vicissitudini, che li tengono a lungo separati, ma non muore: i due riescono a ricongiungersi solo settant’anni dopo.

Il dovere di ricordare

“Gli ebrei hanno sei sensi. Tatto, gusto, vista, odorato, udito… memoria”, scrive Jonathan Safran Foer in Ogni cosa è illuminata. Ora che anche gli ultimi testimoni diretti della Shoah stanno scomparendo, il sesto senso della Memoria è un dovere morale che riguarda ognuno di noi.

Foto di Dominika Gregušová condivisa da Pexels

Antonella Falco

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