Alvaro. Più di una vita è il titolo del libro con cui Giusy Staropoli Calafati suggella il suo straripante amore per quello che probabilmente è il più significativo degli scrittori e intellettuali nati in Calabria. Una retrospettiva su Corrado Alvaro sul solco tracciato da Quasi una vita, il memoir che l’autore di San Luca pubblicò nel 1950 e che gli valse il Premio Strega dell’anno seguente.
Il lavoro di Giusy Staropoli Calafati, uscito per Castelvecchi, però va oltre il semplice omaggio. Alvaro. Più di una vita di fatti indaga la personalità multiforme di Alvaro, gli aspetti anche privati dello scrittore, del poeta, del critico teatrale e cinematografico, del reporter, dell’elzevirista e dell’intellettuale di statura europea – una dimensione che potrebbe sorprendere il lettore fermo al citatissimo incipit di Gente in Aspromonte. Un libro che entra nella storia del Corrado Alvaro uomo, oltre i successi artistici, analizzando le sue fragilità, le sue insicurezze, le sue contraddizioni.
L’autrice, in linea di massima, intraprende un percorso cronologico, iniziando però dalla fine, dagli ultimissimi anni di Alvaro segnati dalla malattia e dalla morte, sopraggiunta l’11 giugno del 1956.
Staropoli Calafati ripercorre così le tappe salienti di una vita piena che da San Luca, dal cuore dell’Aspromonte, dal “nido di terracotta sopra la schiena della montagna” – un luogo che incide come agente culturale, microcosmo da cui tutto parte e tutto ritorna –, avrebbe portato Corrado Alvaro in giro per l’Italia e l’Europa. La Grande guerra in prima linea – nel settembre del 1915 il ventenne futuro intellettuale fu inviato sul Carso al seguito delle milizie del Regno –, le iniziali collaborazioni giornalistiche e i primi racconti e poesie – è del ’17 l’esordio letterario con Poesie grigioverdi. Poi le corrispondenze dall’estero, i reportage – si ricordano quelli, da inviato de La Stampa, in Turchia e in Russia – scritti né da turista né da giornalista, “ma da testimone che cerca di coinvolgere i lettori” col suo sguardo umanista, l’avvento del Fascismo, la Seconda guerra mondiale e la fuga dopo la caduta del regime nel luglio del ’43.
Ampio risalto nel volume trovano le vicende personali e l’attività letteraria di Corrado Alvaro nel corso del regime mussoliniano. Pur comparendo fra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Giovanni Amendola e Benedetto Croce – chiamato anche Antimanifesto, in antitesi al Manifesto degli intellettuali fascisti –, Alvaro non subirà radicali repressioni, anche per via della sua amicizia con Margherita Sarfatti, musa del Duce. Un trattamento che può apparire a tratti privilegiato. In realtà, gli anni del Ventennio saranno quelli più dolorosi per l’autore calabrese, segnati da una sequela di incomprensioni, conflitti, silenzi, censure e dubbi morali. Anni distinti però anche da soddisfazioni, come quando nel 1940, l’anno dell’ingresso in guerra dell’Italia, Alvaro vede il suo L’uomo è forte ricevere il prestigioso Premio della Accademia d’Italia della letteratura, previa un accurato intervento di bonifica sul testo.
Con cura e devozione, Giusy Staropoli Calafati dà il suo contributo allo studio di Corrado Alvaro, racchiudendo in questo lavoro le tappe fondamentali dell’esperienza umana e artistica di un grande letterato cui è “toccato di vivere al tramonto d’un mondo”, un passaggio verso il crepuscolo eseguito con serietà, sacrificio – nella sua etimologia del sacrum e ficium, per facere: il sacro fare – e con la responsabilità che ogni uomo deve avere del tempo che è chiamato ad attraversare.
Antonio Pagliuso

