Dopo aver scritto senza spostarsi un romanzo “artificiale” sulla regione delle Cateratte, Georges Simenon decise di andare in Africa per davvero. Da lì nacquero i reportage oggi raccolti da Adelphi nel volume L’Africa che dicono misteriosa. La traduzione del volume è di Francesca Scala e Maria Laura Vanorio.
Africa coloniale francese, quasi un secolo fa. Il grandissimo Georges Simenon (Liegi, 1903 – Losanna, 1989) era di origine bretone, belga di nascita, francese d’adozione; ebbe varie mogli, quattro figli, diecimila donne (secondo i propri stessi vaghi ricordi), duecento pipe. Dopo aver scritto senza spostarsi un romanzo “artificiale” sulla regione delle Cateratte (Ottentotti e Pigmei, fiori e animali compresi), decide di andare laggiù davvero, 29enne. Compra un casco e s’imbarca con la moglie Tigy a Marsiglia, sbarca a Il Cairo, raggiunge Assuan e prosegue verso sud e poi verso ovest con aerei malandati. Dopo molti giorni riparte col piroscafo da Matadi (Congo) e fa ancora qualche scalo sul continente “nero”, talora divertito o disgustato. Vi scrive sopra gli immancabili interessanti pezzi solo una volta rientrato. Ecco qui appunto raccolti i relativi articoli: L’Africa che dicono misteriosa: raccoglie tre articoli usciti nel 1932 e nel 1933 su Police et Reportage e su Voilà.
Valerio Calzolaio
