L’addio a Salvino Nucera dell’Associazione ellenofona Jalò tu Vua

Il 12 luglio si è spento Salvino Nucera, punto di riferimento del mondo greko del sud Italia. Nato a Chorio di Roghudi nel 1952, Nucera è stato fine intellettuale e poeta, voce centrale nella tutela e riscoperta della antica lingua greca di Calabria. Il ricordo della Associazione ellenofona Jalò tu Vua.

Comunicato stampa

I Greci di Calabria piangono la scomparsa dell’Amico e Maestro Salvino Nucera, limpida voce della nostra terra, poeta di sensibilità non comune e lingua ancor più rara.

Eterna la Tua memoria, fratello nostro indimenticabile e degno della beatitudine. Anghèlu na èchise.

A Salvino non piacevano i saluti. Li evitava, li accorciava, come un clamore superfluo, estraneo al suo modo di stare al mondo. Non era uomo da abbracci lunghi, fitti convenevoli, ma da stretta di mano concisa e congedo consumato a passi lenti.

Era un uomo di serietà discreta e riservatezza pudica, che si manifestavano nella misura con cui sceglieva di aprirsi agli altri. Chi lo conosceva bene lo sapeva, come non poteva non conoscere ognuno di quei piccoli dettagli che svelavano la sua essenza di uomo che non amava farsi notare, eppure non passava mai inosservato.

Come i suoi mocassini, sempre gli stessi, un simbolo di eleganza sobria a cui non rinunciava nemmeno nelle afose giornate d’agosto, quando raggiungeva il ddomadi greko.

Le camicie: ogni giorno ci domandavamo per gioco quale avrebbe scelto. La bianca, immancabile, semplice e pulita, sempre troppo larga. La blu, sempre sbottonata con noncuranza. La rosa, più rara, che indossava ogni tanto come una piccola concessione poetica.

Poeta era Salvino, di sensibilità non comune e lingua ancor più rara. Il greco di Calabria, la nostra lingua antica e vivente, era la voce delle sue poesie, dei suoi libri, dei suoi pensieri più intimi. Per anni ci ha fatto dono di questo tesoro. Ogni anno annunciava che non sarebbe stato dei nostri, che la stanchezza lo vinceva. Eppure, puntualmente, arrivava, perché sapeva che lo attendevamo, che la sua presenza era imprescindibile per noi. Sapeva quanto gli volevamo bene, sapevamo quanto ce ne volesse lui.

Se oggi potessimo parlargli, se potessimo dargli l’ultimo saluto, borbotterebbe qualcosa in greko, accompagnata da quella sua gestualità unica, come a dirci che non c’è bisogno, con quel suo garbato imbarazzo. Ci pare di sentirlo.

Ma anche il silenzio, a volte, reclama delle voci. È per questo che noi tutti ci sentiamo chiamati a ricordarlo con sobrietà, senza grandi proclami, come lui stesso avrebbe preferito. Non per adempiere a una formalità, ma per esprimere autentica gratitudine, mossi dal rispetto profondo che si deve a un maestro. Per onorare un affetto profondo che non si diceva, ma restava con noi, ascoltava, tornava ogni anno.

Mas àfike o Salvino Nucera,
èpese mia aḍḍi kulonna tu kosmu greku tis Katu Italìa.
Na ton kratèsome sfittà st’ennù ce stin kardìa ma, na stasume panta nomeni, greki ce griki, stin charà ce stin lipi.
Rifrisko na ‘chi i ssichì tu

Mas àfike o Salvino Nucera,
eppe mia aḍḍi kolonna tu kosmu greku tis Katu Italìa.
Na ton kratìome sfistà ston ammialò ce stin kardìa ma, na stathume panda demeni, greki ce griki, stin charapìa ce stin lipi.
Anghelu na echi

Ci ha lasciati Salvino Nucera, è caduta un’altra colonna del mondo greko del sud Italia. Portiamolo sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti e restiamo sempre uniti, greki e griki, nella gioia e nel dolore. Riposi in pace.

Foto Associazione ellenofona Jalò tu Vua

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