Chernobyl, 40 anni dal disastro nucleare

Il 26 aprile 1986, 40 anni fa, a Chernobyl avveniva il peggiore incidente nucleare della storia dell’umanità. Il disastro preannunciò il disfacimento dell’Unione Sovietica.

26 aprile 1986. Era l’una e ventitré minuti e quarantacinque secondi. Chernobyl (in russo Černobyl’), piccolo centro della Repubblica socialista sovietica di Ucraina, tredicimila abitanti appena, fino a quel momento sconosciuto ai più, si preparava a diventare famoso in tutto il mondo, a entrare nella Storia. Ma dalla porta sbagliata.

Quella notte di 40 anni fa, durante un test di manutenzione programmata, avvenne il disastroso surriscaldamento del nocciolo del reattore numero quattro della centrale atomica locale. Il fenomeno provocò due forti esplosioni che disintegrarono il nocciolo dello stabilimento di Chernobyl e rilasciarono nell’aria enormi quantità di sostanze radioattive. Negli anni, sarà calcolato che le contaminazioni provocate dall’incidente furono duecento volte più gravi rispetto alle bombe atomiche piombate su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del ’45.

La Centrale nucleare di Chernobyl 

Entrata in funzione nel 1978, la Centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Chernobyl era una delle più significative della estesa rete di impianti atomici dell’URSS, assemblata dalla seconda metà degli anni sessanta fino al termine del decennio successivo. La centrale ucraina era formata da quattro reattori – con un quinto in fase di costruzione – capaci di produrre un volume di energia elettrica assai superiore rispetto a quanto potevano i reattori in uso in Occidente. Nell’85, la centrale dedicata al leader della rivoluzione bolscevica aveva registrato un sorprendente record di energia prodotta; Chernobyl rappresentava un vero fiore all’occhiello per l’industria atomica del Paese dei soviet.

Il nucleare in Italia

La notizia dell’incidente, dapprima minimizzata se non già nascosta, fu diffusa dalle autorità sovietiche soltanto due giorni dopo l’esplosione; in alcuni Paesi del blocco comunista – come nel caso della Bulgaria – la popolazione fu informata anche a distanza di una settimana. In Europa si temette un effetto diretto su ambiente e prodotti alimentari.

Passata la prima fase di terrore generale – in Italia ricordiamo che il Ministero della Sanità proibì il consumo di latte bovino fresco e verdure in foglia –, il disastro nucleare causò conseguenze sociali in tutto il Vecchio Continente. Con l’infuriare delle proteste, in Italia nel 1987 il popolo si espresse per abrogare le norme che regolavano il nucleare. Per l’occasione, alle urne si presentò oltre il 65% degli aventi diritto. I tre quesiti sul tema inseriti nel referendum abrogativo non contemplavano comunque il divieto esplicito di uso del nucleare. Così come non veniva vietata espressamente la costruzione di nuove centrali elettronucleari nella Penisola.

I quattro impianti nucleari situati in Italia furono dismessi entro l’inizio degli anni novanta. La posizione antinucleare dell’Italia fu confermata col referendum abrogativo del 2011 per la ridiscussione della produzione di energia elettrica da fonte nucleare nello Stivale. Più del 94% dei votanti si espresse a favore della revoca della proposta. 

Una marcia contro la centrale nucleare Enrico Fermi di Trino (VC)Di sconosciuto - https://archivi.polodel900.it/scheda/oai:polo900.it:138384_la-marcia-antinucleare-casale-trino-11-maggio-1986, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=9275083
Una marcia contro la centrale nucleare Enrico Fermi di Trino (VC)
(foto di sconosciuto – https://archivi.polodel900.it/scheda/oai:polo900.it:138384_la-marcia-antinucleare-casale-trino-11-maggio-1986 di pubblico dominio condivisa via Wikipedia)

L’evacuazione di Pryp’jat’

Il disastro è passato alla storia legato al nome di Chernobyl. In vero, però, la cittadina che dava il nome all’impianto nucleare distava da esso circa quindici chilometri a Sud. In senso opposto rispetto alla nube radioattiva che avanzò verso Nord, Chernobyl non fu quasi per nulla colpita dagli effetti della catastrofe. A differenza degli abitanti di Pryp’jat’, meno famosa, ma più vicina – circa tre chilometri – dal luogo dell’evento, per nessuno dei residenti di Chernobyl fu ordinata l’evacuazione.

Città modello di stampo sovietico fondata per dare un alloggio a operai, tecnici e funzionari dello stabilimento, Pryp’jat’ fu sgomberata. Nell’86 la popolazione della città consisteva in cinquantamila anime; più di un terzo erano bambini. Per ospitare gli sfollati di Pryp’jat’ – oggi un paese fantasma – nel 1988 fu costruita la new town – meglio, novij gorod – di Slavutyč, una delle ultime città fondate dall’Unione Sovietica prima del disfacimento. Molti considerano la sciagura della centrale di Chernobyl presagio del seguente crollo dell’URSS.

Chernobyl ruota panoramica disastro nucleare
Ruota panoramica a Pryp’jat’ (foto di sergiiasvn da Pixabay)

Numero morti del disastro nucleare di Chernobyl

Non è possibile stabilire un numero certo delle morti totali – dirette e indirette – causate dal disastro della centrale di Chernobyl, la più grande tragedia nucleare della storia in tempo di pace. I dati contano tra i quaranta e i sessantasei decessi sopraggiunti nelle prime ore susseguenti alla catastrofe. Da quell’aprile del 1986, le stime, però, si assommano senza soluzione di continuità.

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che potrebbero essere novemila i morti di cancro a causa dell’esplosione nucleare di Chernobyl fra gli operai e i vigili del fuoco intervenuti quella notte, i liquidatori che misero in sicurezza l’area, gli evacuati e i residenti nelle regioni contaminate fra Ucraina, Russia e Bielorussia. Impossibile da quantificare il volume dei tumori e dei problemi respiratori e al sistema immunitario causati dalle radiazioni tossiche.

Pryp’jat’ e Chernobyl oggi

La zona di alienazione di Pryp’jat’ e Chernobyl oggi non è propriamente disabitata. L’aerea colpita dal disastro di Chernobyl di 40 anni fa si è infatti trasformata in una autentica oasi di biodiversità con centinaia di specie di uccelli, cani, gatti, lupi, volpi, alci e orsi bruni, adattatisi al nuovo ambiente radioattivo. Il territorio attorno alla Centrale Lenin oggi è ricoperto da una fitta vegetazione, sempre più in espansione senza la ingombrante presenza umana.

Nel corso dei decenni, il disastro nucleare della centrale di Chernobyl ha ispirato molti scrittori e registi. Nel 2019 l’evento è stato al centro della fortunata miniserie televisiva Chernobyl. L’opera filmica si basa in parte sul libro Preghiera per Černobyl’ della scrittrice bielorussa, Nobel per Letteratura nel 2015, Svetlana Aleksievič.

Foto di Денис Резник da Pixabay

Antonio Pagliuso

0 Condivisioni