Recensioni: “Cartilagine” di Giulio Iovine

Attraverso il fantastico – la storia dell’incontro fra un ragazzo e una femmina di squalo bianco –, nelle pagine di Cartilagine Giulio Iovine affronta il complicato rapporto fra l’uomo e le altre specie che abitano la Terra e l’impatto del primo sull’ambiente.

Anzitutto un dato di fatto, pur poco noto: nel Mediterraneo ci sono gli squali. E non pochi – si annoverano circa 48 specie (fonte The European Zoological Journal) – e nemmeno soltanto le specie relativamente più piccole e innocue per l’uomo come lo squalo volpe, il mako, lo spinarolo, il palombo e la verdesca.

Uomini e squali

Nelle sempre più calde acque del Mediterraneo nuota anche il carcharodon carcharias, lo squalo bianco. Proprio lui, il predatore al vertice della catena alimentare, il grande terrore dei mari assurto a tale grado per via del celeberrimo film di Steven Spielberg, all’origine di tutti i fraintendimenti e le fantasticherie inerenti il pesce cartilagineo. Anche perché a confrontare gli attacchi mortali di squali verso gli esseri umani – cinque o sei all’anno in tutti i mari del globo terracqueo – e le uccisioni di squali commesse da noi sapiens – fra gli ottanta e i cento milioni ogni anno – non sussisterebbe alcun dubbio su quale dei due animali sia il terrore dell’altro.

Resta il fatto che lo squalo, pur nell’angolo visuale parziale e alterato dal cinema che ne abbiamo, è una delle creature che più stimola il nostro immaginario. Non sono rari i casi in cui gli squali e altri mostri marini, reali o leggendari, siano stati protagonisti della letteratura, invenzione tutta umana, “confessione che la vita non basta”, per dirla con Pessoa. Dal Moby Dick di Melville al pescecane di Collodi; dall’orcaferone di Stefano D’Arrigo al, appunto, feroce squalo bianco del bestseller di Peter Benchley che ispirò il capolavoro di Spielberg.

Un incontro particolare

Oggi, si aggrega a questa illustre pleiade Giulio Iovine, docente di Papirologia all’Università di Bologna, redattore di Spaghetti Writers e autore di un romanzo dal titolo Cartilagine, basato, sunteggiando in maniera brutale le circa duecento pagine dell’opera, su un incontro del tutto particolare, quello fra un giovane esemplare di homo sapiens e una femmina di carcharodon carcharias.

Il libro, uscito sotto le insegne della casa editrice milanese Accento dopo aver trionfato alla ventitreesima edizione del Premio InediTO – Colline di Torino, è una prova letteraria oltremodo originale, come è facile intuire, ma l’originalità del lavoro non è fine a se stessa, celebrativa di una virtù personale, bensì funzionale a una narrazione armoniosa che accoglie diverse tematiche del nostro tempo e di quello che verrà. Il tutto attraverso la maestria dell’autore, bravo nell’impastare generi ed elementi artistici quali il fantasy, l’horror, il surreale.

La donna-squalo e Zanardi

Onoria è il nome della donna col pancione che apre il romanzo. Faremmo bene a parlare di femmina però, ancora più precisamente di femmina di squalo, ché la gravida Onoria è una lamnide adulta lunga sei metri che ha deciso, come molti suoi conspecifici, di ultimare la sua gravidanza sulla terraferma, approdando sulla riviera ligure con fattezze umane. Qui incontra un ragazzo che tutti chiamano Zanardi, come il malvagio personaggio dei fumetti nato dalla penna irriverente di Andrea Pazienza.

Zanna – così permette che si abbrevi il suo soprannome – è un giovanotto senza particolari ambizioni e peculiarità morali, ma ha una sola grande passione, di più, una ossessione: quella per gli squali. Il suo computer non trabocca di immagini e filmini di donnine nude, come qualsiasi suo coetaneo, ma di fotografie e video di attacchi di squali. Se esiste un termine, selacofobico, che indica chi ha paura degli squali, Zanardi è l’esatto contrario: lui è un selacofilo (ci prendiamo questa libertà, ché il lemma, a ora, si trova in inglese, selachophile, ma non è tradotto in alcun dizionario italiano).

Quella di Zanardi è una fissazione che lambisce il confine con la perversione. Deviante però è anche una abitudine della donna-squalo, solita affiorare dal mare per incontrare i parenti delle vittime dei suoi attacchi e i fortunati sopravvissuti alle sue fauci e ascoltare, riempiendosi di piacere, le storie dalla loro infelice prospettiva. Si capisce che l’incontro fra Onoria e Zanardi non può che generare una miscela esplosiva ed è nel loro rapporto – giunto presto a una forma carnale – che sta la polpa del romanzo di Giulio Iovine.

Il pesce condritto in incognito detesta i due-piedi polmonati – come Onoria suole chiamare gli umani – e la loro miserabile vita condotta fuori dall’acqua – “Quest’aria non mi piace, non ti regge come fa l’acqua, qui pesi tutto quello che pesi, senza sconti”. Il suo odio per l’umanità viene addolcito a momenti soltanto dalla presenza di Zanna e dal piacere che comincia a sperimentare con lui, dai suoi racconti e dal suo corpo:

“Sono sicura di non essere la prima che cede al fascino di un polmonato”.

Devoto all’amata, il ragazzo scoprirà presto la verità su Onoria, ma rischierà di lasciarsi sopraffare dai suoi sentimenti umani, ammaliare dalla natura del carcarodonte e coinvolgere nel piano di vendetta che questi, risvegliatosi l’istinto del predatore apicale, è intenzionato a compiere.

“Mica dico di sterminare i due-gambe, non potrei. Ma ecco, ricordargli che nel mare sono a casa nostra – che quando ci vanno, devono dare qualcosa in cambio: un arto, un loro caro, vent’anni di vita per lo spavento, o la vita proprio – ecco: che imparino a rispettare questo nostro regno.”

Gli squali, animali a rischio

Dalle pagine di Cartilagine emergono così due tematiche calde, legate l’una con l’altra: il rapporto fra l’uomo e le altre specie che abitano la Terra e le criticità che affrontano oggi gli oceani e quindi la flora e la fauna che vi vivono.

Gli squali, presenti nelle acque del nostro globo da quattrocento milioni di anni, ancora prima dei dinosauri – hanno assistito, incuranti, alla loro comparsa e alla loro estinzione di massa –, sono fra gli animali più minacciati dall’attività antropica. La sovrapesca, le catture accidentali con le reti da pesca o con il palangaro (o palamito), il commercio illegale dei denti, della cartilagine e delle pinne – queste considerate una prelibatezza in molti mercati dell’Asia –, mettono in crisi l’esistenza del pesce condritto.

La carne di squalo sulle tavole degli italiani

Gli squali sono cacciati anche per le loro carni. Non lo sappiamo, ma l’Italia è uno dei paesi europei in cui si consuma più carne di squalo. Sulle tavole italiane sono servite specie come la verdesca, il gattuccio, lo smeriglio e il palombo, pesci che quasi un italiano su tre, secondo una indagine ripresa dal Wwf, ha mangiato senza sapere che si trattasse di specie di squali.

A tutto ciò va aggiunto l’attuale riscaldamento dei mari che stravolge la vita di animali, come lo squalo, fondamentali nell’equilibrio dell’ecosistema marino. Secondo il Wwf, più della metà delle specie presenti nel Mediterraneo – bacino che si riscalda a una velocità del 20% superiore rispetto al resto del mondo – è a rischio di estinzione.

“Sono stanca di vedere i conspecifici pescati e ributtati in mare senza pinne, o soffocati nelle reti, o che muoiono di fame da piccoli perché non c’è pesce. E fossimo solo noi squali bianchi. È tutto il mare che si scalda, si svuota, muore.”

L’uomo e la natura

Nel suo esordio letterario, Giulio Iovine ci accompagna in una storia che di certo valica la dimensione della realtà, ma che è indubbiamente in dialogo col nostro tempo, collegata allo scontro, così evidente e durevole, fra gli uomini e la natura, fra gli uomini e tutte le altre specie – subalterne solamente secondo il nostro stolto punto di vista – che condividono con noi il pianeta. 

Antonio Pagliuso

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