Un ragazzo come tanti, Yervas: adolescente che si divide tra la scuola, i primi turbamenti amorosi, un piccolo gruppo di amici solidali e affiatati e la voglia, ogni tanto, di trasgredire per spezzare la monotonia di giornate sempre uguali. Come per esempio andare a curiosare in un bizzarro negozio pieno di oggetti macabri, gestito da uno strano proprietario dai modi inquietanti.
È così che inizia Il messia dei vampiri di Rolando Mari (Augh! Edizioni), che dopo una dedica “…alla notte, da sempre mia cara amica”, introduce, in un capitolo che funge da premessa, un importante interrogativo: fin dove può spingersi la presunzione umana di essere l’unica forma di vita intelligente sul pianeta terra?
“Racconto questo – è Yervas a parlare – affinché le prossime razze che popoleranno il pianeta, o ciò che ne resta, possano apprendere dai nostri errori, imparare qualcosa. Imparare a convivere in pace e armonia, cosa che noi non siamo riusciti a fare. […] L’uomo, con il passare del tempo, si convinse di essere l’unica razza intelligente sulla terra. Si sbagliava. Non era solo. Per migliaia di anni, non notando queste altre creature, l’uomo cominciò a credere di essere realmente il dominatore del mondo. Non era così. In realtà era soltanto carne per tutte quelle altre razze che vivevano dietro l’ombra dell’essere umano. E queste altre popolazioni, nonostante fossero più forti, verso gli uomini provavano invidia. Desideravano la loro libertà, ma la loro inferiorità numerica li costrinse a vivere nel buio, nascosti agli occhi degli umani”. Erano “le creature della notte”.
Infatti, vampiri, licantropi, uomini lupo (no, non sono la stessa cosa dei licantropi), orchi, trolls, anamorph, cannibali del buio e altre creature che da millenni popolano le tenebre, riempiono le pagine di questo breve e angosciante romanzo. Esseri considerati tra i più oscuri e maligni daranno vita a una spirale di eventi apocalittici per seguire una misteriosa profezia che dovrebbe rendere loro giustizia.
Un romanzo che strizza l’occhio al variegato bestiario della letteratura gotica, senza trascurare fumetti, manga, cinema e serie televisive, e in cui, malgrado alcune ingenuità da opera prima, non mancano invenzioni coinvolgenti e colpi di scena. In fondo, in questa storia di avventura che è anche un romanzo di formazione estremamente sui generis, nulla è come sembra e sebbene, dal punto di vista linguistico, non vi sia partita con le mirabolanti acrobazie lessicali a cui ci ha abituati ormai da tempo il famoso e apprezzato padre dell’autore (Rolando Mari è infatti figlio di due dei maggiori esponenti del panorama letterario italiano contemporaneo, Michele Mari e Romana Petri), nel costruire una storia di terrore e suspense il giovane Mari si rivela degno figlio di suo padre, come dimostrano alcune perturbanti trovate e l’invenzione del personaggio probabilmente meglio riuscito dell’intero romanzo: l’ambiguo e indecifrabile Lumacone dei boschi.
Non resta che attendere la prossima prova letteraria per saggiare appieno le potenzialità insite nel talento di questo giovane e promettente scrittore.
Antonella Falco

