Il sole non bagna Napoli, potrebbe, semplificando al massimo, definirsi come una guida estremamente colta della città di Napoli, affidata alla penna di una sua illustre e letterata figlia, Antonella Cilento, e, come tale, sarebbe un libro che rievoca alla mente della sottoscritta altre analoghe “guide” relative rispettivamente alle città di Venezia e di Milano, affidate ad altri due famosi e coltissimi intellettuali, nativi rispettivamente di queste due città, ossia Tiziano Scarpa con Venezia è un pesce (Feltrinelli, 2013) e Michele Mari con Milano fantasma (EDT, 2008), opera quest’ultima che si avvale anche delle tavole illustrate dell’artista Velasco Vitali.
Siamo dunque di fronte al tentativo, peraltro ben riuscito, di raccontare una città, nel caso specifico Napoli, fuori dagli stereotipi che spesso la ingabbiano.
Uscito per Bottega Errante Edizioni, il libro di Antonella Cilento si compone di capitoli in cui una prosa piacevole e uno stile ben calibrato si uniscono a una profonda conoscenza della città e a una messe sterminata di informazioni storiche ma anche letterarie. In questo sapiente modo Antonella Cilento ripercorre le strade di Napoli, i decumani, i vicoli, le piazze, i palazzi storici, le magnifiche chiese, luoghi spesso oltraggiati dai turisti ma anche ignorati e ormai dati per scontati dagli abitanti, facendo riemergere luci e ombre della città, i suoi splendori come le sue miserie.
La Napoli letteraria di Antonella Cilento
La Napoli che ne risulta è anche una Napoli letteraria, perché scorrendo la ricca bibliografia, notiamo che la città è raccontata pure attraverso le testimonianze letterarie di grandi nomi della letteratura come della filosofia, da tanti intellettuali sia italiani che stranieri.
Si va dal filosofo Benedetto Croce alla scrittrice Anna Maria Ortese (autrice di un volume di racconti, Il mare non bagna Napoli, che il titolo scelto dalla Cilento in parte riecheggia), passando per Eduardo De Filippo, Roberto De Simone, Charles Dickens, Salvatore Di Giacomo, Gino Doria, Alexandre Dumas, Théophile Gautier, Ernst T. A. Hoffmann, Raffaele La Capria, Curzio Malaparte, Sándor Márai, Giuseppe Montesano, Guido Piovene, Ann Radcliff, Fabrizia Ramondino, Matilde Serao, Adriana Valerio, Attilio Veraldi e tanti altri.
Una città senza sole ma ricca di giardini
Il titolo Il sole non bagna Napoli se da un lato ricorda la celebre opera di Anna Maria Ortese dall’altra fa riferimento a un curioso caso di libro fantasma che tutti citano “secolo dopo secolo”, – e per tutti si intende “molti e autorevoli scrittori” – “ma, di fatto, nessuno lo ha mai letto, nessuna biblioteca lo conserva”: un libro dal titolo Napoli senza sole, vale a dire una particolarissima guida che permetterebbe di attraversare la città in lungo e in largo, da un capo all’altro, in ogni sua zona, per tutto il giorno, dall’alba al tramonto, sempre e soltanto all’ombra, senza mai essere sfiorati neanche da un raggio di sole.
Insomma un libro, come scrive Norman Douglas, viaggiatore e scrittore inglese che frequentò non poco il Meridione d’Italia, spingendosi anche in Calabria e Basilicata, “che insegni ai pedoni come restare all’ombra a ogni ora del giorno”. Di questa fantomatica guida scrissero, tra i tanti, Dumas e Dickens: un mistero di cui ancora non si viene a capo.
A Napoli furono trasportate com’è noto le spoglie del poeta latino Publio Virgilio Marone, morto a Brindisi nel 19 a.C. e poi tumulato in quella che oggi è l’area di Piedigrotta, nel quartiere Chiaia, in un tumulo tuttora visibile e visitabile. Ebbene, nel susseguirsi di storie e leggende, accadde che Virgilio da semplice “saggio” divenisse “mago”, “destinato a proteggere la città dalle epidemie, dai terremoti, dai molti disastri che da sempre l’affliggono”, e poi addirittura “santo”.
È questa una delle tante vicende, tipicamente napoletana, raccontata nel libro. Libro che non manca di ricordarci come Napoli sia una città antichissima: “Napoli è più antica di Roma e di Istanbul, è davvero l’ultima sopravvissuta fra le città di un’altra, ormai lontanissima età del mondo”, per poi indicarci anche il possibile motivo di tanta longevità: “la lentezza è forse il segreto della sopravvivenza di Napoli”.
Scrive ancora l’autrice: “I giardini segreti abbondano in una città avara di parchi pubblici”, scopriamo così che Napoli è tutta un rivelarsi di giardini pensili ma ci sfiora anche l’indignazione per il verde pubblico mancato a causa di abusi edilizi e tanto altro malcostume civico e amministrativo.
Pur essendo abituati a pensare a Napoli come a una città estremamente solare, tutta inondata di sole e di mare (malgrado i titoli delle opere di Ortese e Cilento), in realtà questo libro ci svela anche il lato gotico ed esoterico della città che lega il suo nome alla sirena Partenope, veniamo in tal modo a sapere di palazzi maledetti e dimore infestate di spettri ma anche di quel luogo fascinoso e inquietante insieme che è l’Ospedale delle Bambole.
Le epidemie di Napoli, città degli stereotipi
Napoli per lungo tempo e fino ad anni relativamente recenti è stata interessata da gravi epidemie, dalla peste del 1656 fino al colera del 1973. L’opera di Antonella Cilento rievoca, in una narrazione a tratti ironica, la peste seicentesca e le misure che furono prese al fine di ridurre il contagio ma che invece, a causa delle scarse e fantasiose conoscenze scientifiche dell’epoca, finirono per aumentarlo. Ma ci fornisce anche il ritratto di una donna straordinaria, instancabilmente attiva in un vero e proprio “welfare, religioso e laico”, che portò alla fondazione del “più grande ospedale d’Europa, gli Incurabili”, in un’epoca in cui il mondo era “poco attento alla genialità femminile e al riconoscimento del valore delle donne”: Maria Lorenza Longo, proclamata beata nel 2021.
Una guida, si è detto, un reportage narrativo su una delle città più famose al mondo, sicuramente una delle più gravate di luoghi comuni e pregiudizi. Napoli, una creatura millenaria e sfuggente, a volte ingannevole, ma che come il libro di Antonella Cilento dimostra, non ha ancora perso la capacità di sorprendere e ammaliare.
Antonella Falco

