Recensioni: “La catastrofica visita allo zoo” di Joël Dicker

Nelle pagine di La catastrofica visita allo zoo, a tratti tinte di giallo, a tratti prossime ai toni della fiaba moderna, Joël Dicker rovescia le gerarchie morali, portando il lettore a guardare con occhi infantili le falle del mondo adulto.

Joël Dicker ci ha abituati a romanzi fiume, intrighi vertiginosi e personaggi che sembrano respiraci sul collo per quanto veri. Eppure, con La catastrofica visita allo zoo, edito La nave di Teseo, sembra aver voluto fare un passo di lato, come se, all’improvviso, avesse deciso di togliersi il mantello del giallista per tornare bambino, accanto a un gruppo di amici, e ascoltare i loro segreti.

Non lasciatevi ingannare dal titolo, lo zoo c’è, ma non è lì che accade il vero terremoto. Il genius loci del romanzo è un’aula scolastica, un universo infantile tanto accogliente quanto spietato. Il vero spartiacque è l’allagamento della scuola dei bambini speciali. Un evento che spezza e cambia gli equilibri dei bambini.

Anni dopo, Joséphine, ormai adulta, decide di mettere tutto nero su bianco per raccontare la sua versione. È lei la voce narrante, una bambina curiosa, convinta – e non a torto – che nella vita si debba sempre “mantenere un profilo basso” e che “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”, un mantra che ripete nel tentativo di dare un senso alle assurdità degli adulti e di proteggersi da un mondo che sembra, a volte, troppo grande e incomprensibile.

La piccola “banda” è composta da cinque compagni di classe speciali. Artie, ipocondriaco; Otto, il “saputello”; Giovanni, figlio benestante; Yoshi, taciturno; Thomas, piccolo combattente di karate. Insieme, spinti sia dal desiderio di verità sia dal semplice spirito di scoperta, indagano su una serie di eventi “catastrofici” che in apparenza non c’entrano nulla l’uno con l’altro.

La scuola viene travolta da un’inondazione misteriosa. È così che ha inizio un’indagine improvvisata, un gioco serissimo in cui i bambini non cercano solo un colpevole, ma soprattutto un senso.

Il romanzo procede come un giallo vero e proprio. Un giallo senza sangue né omicidi, capace però di parlare di inclusione, democrazia, responsabilità e disillusione con la delicatezza di una fiaba moderna. C’è ironia genuina nei dialoghi tra bambini, vissuti senza filtri e senza ipocrisie. Gli adulti, al contrario, sorgono come figure sfuggenti, talvolta ottuse, a tratti inadeguate nel comprendere la realtà in cui vivono i più piccoli. Emerge un tema interessante, quello della “minoranza rumorosa” che si impone su una maggioranza silenziosa da cui emerge l’importanza della propria espressione di opinione. I bambini sono creature incredibilmente più inclini alla verità che al compromesso. Ed è questo il colpo di genio di Dicker: rovesciare le gerarchie morali e costringerci a guardare con occhi infantili, purissimi e crudelmente sinceri, le falle del nostro mondo adulto.

I bravissimi piccoli investigatori, una volta scovato il colpevole e scoperta la verità, invece di denunciare o arrabbiarsi, decidono di proteggerlo.

Ma la situazione sfugge di mano e la tanto attesa visita allo zoo prima delle vacanze di Natale si trasforma in un palcoscenico grottesco e tragico insieme dove le paure, i desideri e le goffaggini umane si mescolano in un pasticcio in fondo tenerissimo.

Nella nota finale, Joël Dicker si confessa, ci racconta. Parla del potere della letteratura di unire le persone, di costruire ponti invisibili. Descrive lettori diversissimi che, messi in fila davanti a una libreria, riescono a somigliarsi. Con parole semplici e disarmanti, ci ricorda che un libro non è solo un oggetto, ma un luogo di incontro, un rifugio contro il rumore di fondo dei social, delle notifiche, delle vite recitate.

E così, in questo romanzo Dicker si allontana dalle trame a incastro di La verità sul caso Harry Quebert o Il libro dei Baltimore per avvicinarsi a una scrittura più lieve, quasi fiabesca, da leggere insieme, magari con i propri figli, per addentrarsi in una delle indagini più difficili… l’indagine interiore, collettiva.

La catastrofica visita allo zoo è un romanzo che sembra un divertissement, un piccolo gioco narrativo, ma sotto la superficie nasconde un bisogno antico, quello di ritrovare innocenza e comunità.

Un libro che ci invita a riscoprire lo stupore e a farci domande. Un richiamo gentile a metterci di nuovo in fila, come quei lettori di cui parla Dicker, e a ritrovarci, davvero.

Emanuela Stella

0 Condivisioni