Recensioni: “Estasi” di Radoslav Bimbalov

Dalle rovine della Bulgaria postsovietica all’aldilà, dalla dimensione esteriore a quella interiore e ritorno.

Wojtek dà alle stampe Estasi, il primo libro tradotto in italiano dello scrittore bulgaro Radoslav Bimbalov. Pubblicato in patria nel 2023 con la benedizione del più importante scrittore contemporaneo dello Stato balcanico, Georgi Gospodinov, Estasi è la seconda prova sulla distanza del romanzo di Bimbalov, a un quarto di secolo dall’esordio, nel 1999, con Az, maniaka (Io, maniaco ndr, ancora non arrivato nelle librerie d’Italia). Il romanzo è uscito nella collana di Wojtek “Orso Nero”, dedicata alla letteratura straniera, ed è tradotto da Giorgia Spadoni, interprete, traduttrice freelance e studiosa di letteratura, storia e cultura dell’Europa dell’Est.

Ambientato nella Bulgaria appena affrancatasi dall’influenza sovietica – pur non facendo parte dell’URSS, la Bulgaria di Todor Živkov era fedelissima alla linea dettata dai leader sovietici tanto che in due circostanze avanzò richiesta di aderire all’Unione – e immediatamente folgorata dall’idea di potersi tuffare in quell’“altro mondo” appena di là della cortina di ferro, spalancatosi di colpo con l’apertura delle frontiere, il romanzo ha come protagonista Mihail, uno dei “ragazzi della transizione”, la generazione assetata di quella libertà che sembrava avrebbe stravolto, in meglio, la vita delle decine di milioni di persone emancipatasi col crollo del comunismo in Europa.

Mihail conduce una vita sregolata, senza alcun progetto per l’avvenire, fin quando un altro imprevisto, ben più rilevante, non finisce per determinare la sua esistenza: una mattina, fermo sulla pensilina della fermata dell’autobus, il giovane viene ucciso da una statua che d’improvviso si è staccata dalla base per completare la sua caduta sul corpo del ragazzo, spiaccicato sul marciapiede dal simulacro inzaccherato dalle continue deiezioni dei piccioni.

Giunta al capolinea la parabola terrena, per Mihail comincia il più interessante soggiorno nell’oltre, a sinistra, luogo felice di espiazione e purificazione – contrapposto al terrificante a destra – una sorta di anticamera verso il Regno dei cieli.

Perduti i ricordi del suo breve passaggio in Terra, libero dai dolori e dalle ambasce che accompagnano la vita, fuori dal proprio corpo – ekstasis (ἔκστασις) in greco significa anche allontanamento del corpo dalla sua sede, dal proprio stato naturale –, il protagonista del romanzo riceverà dal celeste di nessuno un incarico: quello di raccogliere i respiri estremi dei mortali e conservarli, non si sa per quale uopo, dentro delle fiale.

“Non so perché ma venni scelto. Mi trasferii in quello di cui adesso sono a sinistra con la speciale missione di accompagnare vari sconosciuti nelle loro ultime ore. Terminavano il loro cammino terreno in vari modi, ma c’era qualcosa che accomunava la loro morte. Se ne andavano nell’aldilà in maniera sorprendente, in momenti di forte emozione. Mio dovere era essere accanto a loro quando succedeva.”

Visibile solamente a se stesso, quel che rimane del fu Mihail intraprende la sua missione, ligio al dovere, ma libero di coltivare domande circa il senso dell’incarico ricevuto.

“Da tempo accompagno la gente al bianco niente, ma sto ancora cercando di indovinare perché raccolgo il loro ultimo respiro.”

Qual è il motivo di questo compito? Perché deve scortare i mortali nelle loro ultime insensatezze terrene?

L’interrogativo resterà sospeso, confinato in un angolo remoto della coscienza del giovane estinto, fin quando Mihail non incrocerà una vecchia conoscenza, Lara, “la ragazza dai rugginosi capelli” con la quale aveva una relazione estasiante prima di finire i suoi effimeri giorni da mortale sotto la “lurida” statua di chissà quale autocrate decaduto, immagine di un mondo che si sbriciola su se stesso, metafora dei detriti – anche morali – che un evento come il disfacimento di un sistema socioculturale lascia per anni e decenni in una società.

“La caduta del comunismo costrinse tutti noi a fare i conti con un’overdose di libertà […] A quell’età e in quei tempi credevamo sinceramente di essere immortali.”

Nato a Plovdiv, storica capitale della Tracia, importante centro culturale della Bulgaria, Radoslav Bimbalov realizza un romanzo in cui si alternano i registri lessicali. Con sottile umorismo balcanico e un filo di eterodossia, l’autore bulgaro racconta il passato prossimo e il presente di una Bulgaria – nazione e popolo – che, destino comune a molti altri paesi postsovietici dalla scarsa tradizione democratica, strappata la stella rossa (e polare) dal palazzo del Partito permane in uno stato di disorientamento, in una matta rotazione fra entusiasmo e smarrimento, in una non rasserenante condizione di eterna gioventù, alla ricerca di un’identità sua, di una qualche forma di rinnovata autodeterminazione, oggi rincorsa lungo le polverose strade di quell’Europa in cui il Paese balcanico dall’inizio del 2026 – dopo l’adesione all’UE del 2007 – metterà entrambi i piedi con l’ingresso nella Eurozona.

Antonio Pagliuso

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