Recensioni: “La vita a volte capita” di Lorenzo Marone

In La vita a volte capita (edito Feltrinelli) Lorenzo Marone esplora una tematica profonda, quella del rimpianto. Cesare Annunziata si interroga sulla sua vita, sulle scelte che non ha fatto, sulle occasioni perdute. Il protagonista dell’opera fa vivere al lettore il suo vissuto e i sogni sfumati, mostrando come il rimpianto possa essere una chiave di volta per dischiudere nuove possibilità.

La storia si snoda tra le pagine de La vita a volte capita come una melodia sottile, note di rimpianto e di speranza tra le pieghe di un’esistenza che, nonostante tutto, non smette mai di arrendersi. Con la sua scrittura delicata e potente, Lorenzo Marone ci regala un respiro lungo, una riflessione a voce alta sulla seconda opportunità che la vita, talvolta, sa offrirci.

“Pensi mai a quante vite avresti potuto vivere?”

La possibilità di cambiare

Il protagonista del nuovo romanzo di Marone è Cesare Annunziata, un uomo burbero ma ironico, donnaiolo, cinico, a volte bugiardo al punto di fare durare una vita una bugia. Un uomo che ha vissuto una vita di rassegnazione e solitudine, ma che si trova, a ottant’anni, ad affrontare un processo di cambiamento interiore che lo porta a fare i conti con i suoi rimpianti: “e se avessi scelto diversamente?”

Cesare Annunziata non è il classico eroe, anzi, è un uomo che si è lasciato vivere, che ha accettato il proprio destino con il cinismo di chi ha visto troppe cose andare diversamente rispetto ai propri desideri. Ma è proprio qui che lo scrittore gioca la sua carta migliore, che può sembrare scontata, ma non lo è affatto: farci scoprire che il cambiamento non ha età, e che anche nell’ultimo pezzo di strada c’è ancora la possibilità di una rinascita.

Il protagonista del libro è un uomo che ha perso molto, ma che inizia a guadagnare qualcosa nel momento in cui decide di affrontare il suo passato, di abbracciare le sue colpe, i suoi rimorsi, i suoi rimpianti e di guardare con occhi diversi il presente. La sua è una “seconda vita”, non quella di un uomo che si reinventa, ma quella di un uomo che finalmente si accetta, accetta la propria fallibilità ma anche la volontà di potersi ricostruire.

La Napoli del romanzo di Lorenzo Marone

Il romanzo è ambientato in una Napoli che non è più certamente quella della giovinezza, dei ricordi di Annunziata, ma una città che, seppur diversa, mantiene un legame profondo con le sue radici. Forse, la città, non è solo il luogo dove accadono le cose di questa storia, ma è anche l’immagine speculare dell’anima di Cesare: una città che respira il vuoto e la desolazione di un lungo e afoso agosto e che vive il cambiamento, conservando, però, intatto il suo fascino, il suo caos, la sua bellezza.

Gli altri protagonisti di La vita a volte capita

La forza dell’opera risiede nella bellezza dei suoi personaggi. Cesare non è mai solo in questa storia, ma circondato da figure altrettanto complesse e sfaccettate, ognuna con un proprio percorso di vita che si intreccia, ognuna con la sua personale solitudine.

Lady Blonde, una ragazza che vive nel suo mondo social, simbolo di una generazione che ha dimenticato come relazionarsi con gli altri, ma che rappresenta uno degli elementi chiave del risveglio del protagonista. Batman, il cane affidato dalla figlia, diventa un legame più forte di qualsiasi parola, un simbolo di affetto incondizionato che aiuta Cesare a riscoprire il significato della cura e dell’amore. I suoi amici di una vita, Marino, con cui condivide una partita a scacchi che dura da anni, un legame, il loro, che nonostante le differenze caratteriali e la staticità di Marino, è sopravvissuto alle difficolta quotidiane. C’è poi Eleonora, la gattara con la mania del controllo, una donna solitaria ed eccentrica; a lei Marino e Cesare dedicheranno un ballo indimenticabile sulle note de La gazza ladra di Rossini:

“Sento il sudore sulla fronte e le gambe mi tremano per la fatica, l’affanno mi impedisce di continuare, ma non mi fermo. Il volto del mio amico è paonazzo, forse sta per venirgli un infarto, ma non glielo faccio notare, che muoia felice e impreparato. Sorride come un bimbo e mi tira ancora a sé, ci abbracciamo di nuovo, ci mancano voce e fiato nel petto, ma non importa, il silenzio che c’è fuori non lo sentiamo più, ci viene da ridere, e a me anche da piangere. È un’esperienza spirituale la nostra, una celebrazione, una festa, un’ubriacatura, un risveglio, è una sorta di innamoramento, un atto di fede, è una rivoluzione, come sputare in faccia al diavolo. La musica non s’arresta, non finisce mai. Noi non finiamo mai.”

Infine c’è Iris, una giovane ragazza dai capelli viola, che diventa punto di svolta per Cesare Annunziata. Con lei, riscopre una sensibilità perduta, quella di poter ancora prendersi cura di qualcuno, di sentirsi utile, di essere vivo non solo per sé ma anche per gli altri. Iris è il crocevia tra il passato e il futuro, tra il giovane e l’anziano, una figura che, pur nella sua fragilità, ha il potere di cambiare la vita di Cesare e di offrirgli una nuova versione di sé stesso.

Il rimpianto secondo Marone

Nel suo nuovo romanzo, Lorenzo Marone esplora un tema molto profondo: il rimpianto. Cesare si interroga sulla sua vita, sulle scelte che non ha fatto, sulle occasioni sfumate. Il protagonista ci fa vivere sulla pelle anche il nostro di vissuto, i nostri sogni perduti, le nostre domande senza risposta e ci mostra come il rimpianto possa essere una chiave di volta per aprire nuove possibilità, ché la vita è fatta di piccole cose, di gesti semplici, di incontri casuali che possono cambiare tutto facendo deflagrare la bellezza che, inesorabilmente, emerge dalla vita.

Le imperfezioni umane di La vita a volte capita

La vita a volte capita è un romanzo che ci racconta di quanto l’imperfezione, l’errore sia uno status universale a tutte le età e ci chiede soltanto di fare pace con ciò che siamo stati costruendo con coraggio quello che vogliamo diventare. Marone ci regala una storia che si fa sentire nella pancia, che ci costringe a fermarci e a pensare: forse è ancora possibile, per tutti noi, trovare qualcosa che valga la pena di essere vissuto.

“Se dovessi mai riuscire a raccontarmi ai miei figli, spiegherei loro che sono un uomo osceno e senza vergogna, come i poeti, ma con uno sviluppato senso del pudore. Al quale si accompagna un altrettanto evoluto senso di colpa.”

Emanuela Stella

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