Un amore impossibile, un suicidio a cui in pochi credono, tanti interrogativi irrisolti, un romanzo che promette di scoprire la verità. Sono questi gli ingredienti di Odette, il nuovo thriller psicologico di Salvatore Conaci.
“La verità è dubbio. È paura. È una farfalla tenuta nel cavo della mano. Basta stringere un po’ troppo e la farfalla muore” scriveva John le Carré, sottolineando quanto la verità sia fragile, caduca, faccia paura conoscerla e financo cercarla. Una verità precaria e polimorfa, ché la verità assoluta non esiste. Nella vita reale la parola verità è spesso seguita da un aggettivo: verità giudiziaria, verità politica, verità storica, verità morale; l’unica verità ultima, indubbia può essere soltanto quella del romanzo. Forse.
Un caso di cronaca vecchio vent’anni. Un dattiloscritto. Una serie di interrogativi che attendono delle risposte. È da queste tracce essenziali che si dispiega il nuovo romanzo di Salvatore Conaci, in uscita per i tipi di Vintura. Odette, il titolo del libro, prende il nome dalla protagonista del mistero che percorre l’intera opera. Raccontiamolo.
La storia di Odette
Delémont, Svizzera francofona. Era la notte fra il 5 e il 6 dicembre 1997 quando la diciottenne Odette Aubry spariva, probabilmente travolta dalle acque in piena della Sorna. Poche ore dopo, lungo la riva del fiume, venivano ritrovati i vestiti e i documenti della poveretta. Assieme a questi, anche un biglietto di addio. Suicidio. Vicenda archiviata.
Il mancato ritrovamento del corpo della ragazza, però, non può che legittimare i dubbi sulla verità certificata in tempi record dagli inquirenti, lasciando, fra la gente di Delémont, una lacerazione mai cicatrizzata.
“La polizia chiuse il caso con una soluzione di comodo, ma all’epoca dei fatti la convinzione generale era che quanto accaduto a Odette Aubry avesse un contorno più complicato, più oscuro.”
La ferita si riapre a più di vent’anni dai fatti quando sulla scrivania di Jan Wyss, fondatore della casa editrice Wyss Verlag di Berna, arriva un dattiloscritto che promette inedite rivelazioni sul caso, attraverso nuove testimonianze. A lavorare sul testo sarà Céline, editor per la Wyss Verlag, una donna irrisolta, insofferente, in aperta crisi famigliare.
Chi è l’autore del libro candidato a scatenare un terremoto a Delémont e in tutta la Svizzera? E chi era, soprattutto, Odette, la ragazza svanita nel fiume?
Cédric Favre è il nome del giovane scrittore sicuro del successo del suo lavoro e della luce che il suo romanzo-verità accenderà sulla drammatica storia di Odette. Sarà lui a guidarci nelle testimonianze che non tardano ad arrivare, come se gli abitanti di Delémont non stessero aspettando altro. Di diffondere qualcosa che al tempo avevano reputato meglio non dire, forse per paura di ritorsioni, di instillare dubbi sulla versione ufficiale del cold case Odette Aubry.
Odette, ritorniamo a lei e ai frammenti della sua vita raccontati nell’opera di Conaci, docente e criminologo esperto in grafologia e criminal profiling, al secondo romanzo noir dopo Cosa accadde davvero a Evie Benson, pubblicato nel 2021.
La ricostruzione del profilo di Odette è utile a fare conoscenza di una personalità forte e risoluta nonostante la giovane età. Dalle voci raccolte da Cédrid, si solidifica l’immagine di una ragazza colta, intelligente, sensibile, in possesso di un talento artistico connaturato quanto poliedrico: dal canto al disegno, dalla scrittura alla pittura.
La domanda, perciò, sorge più che spontanea: perché una ragazza come Odette, enfant prodige dell’arte, avrebbe deciso di togliersi la vita?
Certo, una giovane così bella, brillante e talentuosa poteva attirare numerose invide, “e non sempre l’invidia è una forma di ammirazione: esasperata, può trasformarsi in odio”. Tanto più che la giovinetta era figlia di un potente imprenditore della birra, erede di un impero, Beauregard Aubry, uomo subdolo, molto chiacchierato e temuto. Le ombre si addensano: Odette, inoltre, era promessa sposa a un altro rampollo di Delémont, René Gerber, imprigionata in una relazione che non voleva più con un ragazzo cresciuto con un’educazione maschilista, improntata sulla tutela dell’onore, sulla necessaria affermazione della propria virilità, in buona sostanza però non all’altezza del ruolo che la società gli impone di avere.
Un amore impossibile
Accade perciò l’inevitabile: con il rapporto con René oramai esausto, Odette incontra, innamorandosene perdutamente, un misterioso seminarista con una vocazione quantomeno in crisi. Crisi morale in cui precipita anche la virtuosa Odette, sicura di venire additata come una poco di buono se si venisse a scoprire della sua liaison clandestina, terrorizzata all’idea dallo scandalo che ne verrà fuori, ma decisa, pasionaria, a credere in quell’amore impossibile, disposta anche a gettare in mezzo a una piazza la sua famiglia e la sua stessa esistenza.
“C’est pas ta faute, / ni la mienne, / si nous ne sommes / que sable qui va / dans le sablier / d’un amour capricieux.”
(“Non è colpa tua, / né mia, / se non siamo altro / che sabbia che scorre / nella clessidra / d’un amore capriccioso.”)
È l’amore, quell’amore che, ce lo insegna la storia della letteratura, può rivelarsi “il grande assassino”.
A questo punto dobbiamo necessariamente fermarci e lasciare il lettore al romanzo di Salvatore Conaci. Quanto possono essere oscure le profondità dell’animo umano? Quale verità ci riservano le pagine di Odette?
Antonio Pagliuso

