Metafore, ellissi, finali aperti, dimensioni oniriche e realtà altre che travalicano il semplice vivere terreno degli esseri umani: sono questi alcuni degli elementi che caratterizzano la raccolta Ornamenti di Giada di Arthur Machen, pubblicato da Abeditore, traduzioni e cura di Cecilia Fabaro.

Il roseto, L’idealista, Psicologia, Tortura, Mezza estate, La cerimonia, I Turaniani, Le cose sacre, Natura e Stregoneria sono i dieci racconti, scritti nel 1897 ma pubblicati solo nel 1924, racchiusi nel libricino – sempre curato nei minimi particolari, come ci ha abituati Abeditore – che tanto ci narra dello stile di un autore considerato uno dei più straordinari e influenti scrittori di letteratura fantastica, horror e “weird” a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

I luoghi

A influenzare l’intera produzione letteraria di Machen sono stati anche i luoghi in cui ha vissuto. A partire dal Galles. Nato a Caerleon-on-Usk, crebbe circondato da un panorama selvaggio, ricco di foreste, resti di antichi insediamenti romani e leggende celtiche che contribuirono non poco a nutrire la sua immaginazione.

E poi c’è Londra, dove lo scrittore visse per gran parte della vita. Di entrambi questi luoghi troviamo dei rimandi nei suoi racconti attraverso cui, talvolta, ci introduce in quel vagare senza meta, alla deriva, lasciandosi guidare solo dalle suggestioni visive che caratterizza la psicogeografia, mistica, occulta e visionaria, concetto di cui Arthur Machen è considerato un precursore.

I racconti

I racconti di Ornamenti di Giada, prendendo in prestito le parole di Cecilia Fabaro nell’introduzione al testo, si collocano “in una zona di confine tra racconto e prose poem”, genere nato in Francia e reso celebre da Baudelaire. Un ibrido letterario che caratterizza queste dieci prose che, leggendo, ci appaiono di fatto compiute, certo, ma anche come squarci, frammenti di testi che si aprono in medias res e così si chiudono, lasciando i lettori in balia di finali ambigui e aperti.

“Un libro di cose appena accennate” come lo stesso scrittore definì la raccolta. Omissioni, non detto, allusioni solleticano la nostra immaginazione anche grazie a un linguaggio evocativo e ricercato che Machen usa per restituirci la sua visione: dietro la realtà che vediamo e percepiamo, dietro la rassicurante vita quotidiana c’è una dimensione nascosta. La stessa che si dischiude ai personaggi dei racconti L’idealista, Tortura e Psicologia.

“E dire che consideriamo assurdi i sogni” rifletté. “Eppure, questi sono ben più selvaggi delle visioni più sfrenate. E i nostri peccati… ma questi sono peccati nati dagli incubi. E ogni giorno”, continuò, “viviamo due vite, metà della nostra anima è follia, e metà del cielo è illuminato da un sole nero. Dico di essere un uomo, ma chi è l’altro che si nasconde dentro di me?”

E il velo si squarcia, così finiamo dritti sull’orlo del precipizio, carezzando – attratti – i lati più oscuri dell’animo umano, quelli indicibili e più perturbanti. Trasgressioni e misteri si mescolano a desideri e rituali proibiti consumati alle spalle della società, del buon costume e della rigida morale che promuove.

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