Panarea. La più chic e sfavillante delle Isole Eolie. Briciola in mezzo al Tirreno in cui primeggiano i colori azzurro del mare, bianco delle case e fucsia delle bouganville che attorniano ogni cosa. Francesco Musolino, giornalista e scrittore, aggiunge una nuova tinta all’immaginario di Panarea: il rosso, quello del sangue che nelle pagine del suo nuovo romanzo macchia e sconvolge la serenità dell’isola. Rosso Panarea è il titolo dell’opera pubblicata per le edizioni e/o.
Epoca contemporanea. Si avvicina la fine dell’estate, ma le stradine di Panarea tardano a svuotarsi, ancora affollate di turisti cullati da un’atmosfera “di tempo perso, amori passeggeri e buoni propositi che in autunno sarebbero morti senza pietà”.
Una mattina, sulla spiaggetta di Cala Zimmari, a poca distanza dall’area archeologica di Cala Junco, viene ritrovato il corpo nudo di una giovane donna. Riconoscere l’identità del cadavere non è difficile. Si tratta di Amodie, una modella appena sbarcata sull’isola, scelta come madrina di un evento di gala destinato a raccogliere fondi per l’apertura di un centro antiviolenza nell’arcipelago eoliano.
Alice Conti, questo il vero nome della vittima, è stata uccisa con una lama, un unico taglio che le ha traversato il collo da parte a parte. Sul volto un’incisione, sopra la guancia destra. Uno sfregio post mortem, un messaggio da parte di chi le ha tolto la vita: “Chi l’ha colpita ha fatto il necessario per uccidere e il superfluo per umiliarla”.
È da questo indizio lasciato dall’assassino o assassina che parte la complicata inchiesta, mentre sull’isola, congelato il processo di svuotamento dato dall’approssimarsi dell’autunno, si scatena una nuova ondata “migratoria”, quella dei turisti attratti dal clamore mediatico generato dalla vicenda delittuosa. È un pandemonio. Si susseguono folli mitomani che rendono confessioni sperando di finire in prima pagina, di conquistare il primo posto nella classifica delle tendenze social del giorno, appassionati di dark tourism e cronisti piombati sull’isola a caccia di dettagli morbosi da vendere al miglior offerente o da strombazzare a masse di feticisti dell’orrore.
“Non c’era niente da fare, lo spettacolo della morte era uguale a tutte le latitudini.”
Pur se l’estate è all’epilogo, il caso si trasforma nel giallo perfetto per accompagnare gli ultimi giorni di vacanze.
A indagare sull’assassinio, alla sua vecchia maniera, è l’ispettore Giorgio Garbo – già protagonista del precedente romanzo di Musolino Giallo Lipari –, “uno sbirro vero”, amante dei gialli di Giorgio Scerbanenco e della musica di Gaber, Paolo Conte ed Enzo Jannacci. Garbo prende appunti sul suo taccuino, saldamente refrattario alle nuove tecnologie, deciso a restare analogico in un presente dominato da connessioni perenni e algoritmi e nuove “realtà” parallele che finiscono col confondersi con la vera realtà.
Spedito alle Eolie da Milano, l’ispettore ha trovato sull’arcipelago quel mondo in essenza, genuino, altrove scomparso a causa della globalizzazione, della gentrificazione e della merceficazione dei luoghi che hanno cambiato – a una velocità che non ci ha lasciato neppure il tempo di rendercene conto – il volto delle città e dei paesi, spazzato via le attività di prossimità e le relazioni di vicinato, compromesso i rapporti stessi fra esseri umani.
Partita l’indagine, questa vira presto su uno dei pianeti sommersi del dark web, quello della cosiddetta galassia incel, una sottocultura misogina composta da celibi involontari, tali perché la società non permette loro di avere una donna, in specie le più belle e desiderate e visibili; donne che li ignorano e fanno sentire non accettati, diversi e inferiori rispetto a un presunto canone. Ragazzi come tanti, invisibili, e per questa ragione barricatisi in mondi virtuali, popolati da “scartati” come loro; emarginati che in queste società alternative provano a costruire un proprio io, finendo però con l’aumentare il proprio isolamento e accelerare il deterioramento dei processi associativi. Anaffettivi, fanatici, frustrati, incapaci di percepire l’altro, cinici e infelici. E quindi pericolosi.
Di particolare rilievo nel libro di Musolino sono le parti in cui viene analizzata l’ideologia incel, il procedimento col quale questi legittimano la loro violenza, la ritengono necessaria per riequilibrare un sistema malato – a loro avviso, secondo il loro particolarissimo ordine di idee – che li ha esclusi, li ha cancellati. In tal senso, le donne rappresentano quindi il sistema che li ha messi ai margini, condannati alla loro non-vita.
“Gli incel non si percepiscono come uomini rifiutati […] ma come uomini defraudati. Sono fermamente convinti che gli abbiano rubato qualcosa che spettava loro di diritto. […] Se non sei scelto non è colpa tua: è colpa del sistema. E se è il sistema ad averti umiliato, allora la violenza diventa una forma necessaria di riequilibrio.”
Con una trama ben costruita e delle descrizioni che non si perdono in lungaggini inutili – indice, sovente, di un’idea di fondo debole –, in questa nuova prova letteraria Francesco Musolino conferma il “mandato” della letteratura gialla, tipologia di narrativa che più di tutte riesce a raccontare la società, i suoi costumi e malcostumi, i suoi abissi e le sue paure. Rosso Panarea si rivela un noir mediterraneo che intreccia elementi sociali e psicologici, lavorando su fenomeni del presente che assai spesso vengono sminuiti e non affrontati come si dovrebbe.
Antonio Pagliuso

