Recensioni: “Balla ancora Tank man” di Francesco Pileggi

Balla ancora Tank man è il titolo dell’ultimo romanzo di Francesco Pileggi uscito per Rubbettino. Un’opera di denuncia e di impegno dell’autore verso il lettore.

Balla Tank man, balla ancora. Tank man, lo ricordiamo tutti, è il nome dato dalla stampa all’anonimo cittadino cinese che il 5 giugno 1989 si inchiodò davanti alla colonna di carri armati che percorrevano Piazza Tienanmen, fermando il loro avanzare. La piazza nei giorni precedenti era stata il luogo in cui si era consumata la durissima repressione dell’esercito contro i manifestanti. Quello del Rivoltoso sconosciuto, il Tank man, dritto con due fagotti nelle mani dinanzi ai bestioni cingolati, è lo scatto simbolo di un periodo di rivoluzioni, della fine di un’epoca.

È questa l’immagine da cui parte e a cui volge l’ultimo romanzo di Francesco Pileggi, Balla ancora Tank man, pubblicato da Rubbettino.

Nelle pagine del libro, non ci troviamo però a Pechino, ma a migliaia di chilometri di distanza, in Calabria, uno degli infiniti possibili punti in cui si potrebbe scatenare l’uragano della teoria della farfalla di Edward Lorenz. Al centro del romanzo c’è un gruppo di amici e la loro adolescenza appena fiorita. Andrea, Tommy, Yuri, Paolo, l’io narrante del libro, e Clara, la sola ragazza del gruppo, presenza determinante nello sviluppo della storia: piccole vite che crescono durante un’estate irripetibile, rivelatoria, ultima. Vite minime che si formano in un angoletto lontano dai grandi centri in cui accadono le cose, soltanto in apparenza isolato da quel mondo in cui tutto sta cambiando per sempre. I muri sono caduti, le cortine si sono spezzate, è cominciato un nuovo millennio, ma i conflitti non cessano di rinnovarsi e il terrorismo si rivela uno spauracchio globale. Le linee della storia si incrociano, gli accadimenti mondiali e i loro effetti raggiungono il piccolo mondo, illusoriamente protetto, dei ragazzi calabresi. In loro cresce la consapevolezza che la pace sia un valore prezioso da difendere ogni giorno.

L’estate, sintesi della meravigliosa scoperta quotidiana che è la vita, accompagna i ragazzi alla conoscenza di sé e dello spazio che gli sta attorno e dentro, i luoghi a cui apparteniamo e in cui ci riconosciamo, quelli che legano il nostro presente al nostro passato.

Entra così in scena Bianca, personaggio silenzioso e dirompente del romanzo di Pileggi. Bianca è la montagna che domina la cittadina in cui si svolge la storia, minacciata da predatori senza scrupoli che, nel più belluino disprezzo dell’ambiente, la sfregiano, la violano per i loro traffici. Belve che riservano lo stesso trattamento alle famiglie che alle pendici del monte ci vivono, quei contadini prima sfruttati e poi superati dalla storia, quella voluta dagli altri e che troppo spesso viene imposta ai popoli marginali, sacrificabili, quelli che nessuno – né i buoni, né i cattivi – intende difendere; famiglie che coltivano la terra, che con la terra costruiscono un futuro migliore per i loro figli, una terra che ha cambiato “sapore”, abusata dalle ruspe e dalla dinamite, e che oramai riesce a donare soltanto frutti avvelenati.

È la svolta ambientalista del romanzo, propedeutica a una tematica che esplode quasi d’improvviso, pur se direttamente correlata: quella della criminalità. Con la sua brutalità e prepotenza, il tema attraversa tutta la vicenda raccontata dall’autore, un cancro che invade i territori dove lo Stato latita, riempie i vuoti che questo colpevolmente lascia, alterando il suo tessuto sociale ed economico e segnando le vite delle persone.

Così è un episodio drammatico a segnare l’esistenza della giovane voce narrante di Balla ancora Tank man; l’aggressione di cui è vittima suo padre, retto dirigente all’urbanistica e ambiente del Comune, che non ci sta a aderire a quella connivenza che talvolta, a certe latitudini, sembra essere l’unico modo, pavido e disperato, per andare avanti e non avere problemi. E non possono non risuonarci in testa le parole di Corrado Alvaro: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”.

Il Rivoltoso, fedele alla sua dignità e ai suoi principi, è stato travolto dai carri armati. In un’età in cui tutto è percepito più profondamente, in cui se le parole sono pietre ancora più gravosi sono i fatti, l’evento stravolgerà Paolo, cambiando per sempre il corso della sua vita e di tutta la compagnia.

“Tutto ciò che eravamo stati prima, non lo saremmo stati mai più.”

La scrittura densa e fluida al contempo di Francesco Pileggi crea un’opera che pur avendo una localizzazione specifica e un rimando chiaro all’attualità non si pone – e non pone quindi al lettore – confini ambientali e temporali. Balla ancora Tank man è un’opera di narrativa impegnata, laddove l’impegno, nella oggettiva difficoltà che la letteratura ha di cambiare una forma di società, è quello di raccontare la verità e di strutturare il pensiero; un impegno concreto, una responsabilità – il majakovskiano “mandato dello scrittore” – che attraverso le sue pagine l’autore assume verso chi legge.

Antonio Pagliuso

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