Ruth Orkin mostra palazzo pallavicini Bologna

“L’illusione del tempo” attraversa come una corrente silenziosa l’originale opera fotografica di Ruth Orkin. Il progetto artistico di Palazzo Pallavicini sottolinea il ruolo primario della fotoreporter statunitense in questa forma d’arte.

“Scatto fotografie per mostrare agli altri come vedo il mondo.”

Prosegue fino al 19 luglio 2026 la mostra “L’illusione del tempo”, incentrata sull’arte fotografica di Ruth Orkin e ospitata negli spazi museali di Palazzo Pallavicini. L’esposizione si inserisce nel discorso di riscoperta delle maggiori rappresentanti della fotografia che Palazzo Pallavicini sta conducendo in questi anni.

Il progetto visitabile nel palazzo quattrocentesco di Bologna racconta attraverso 187 scatti, documenti e oggetti del mestiere l’esperienza artistica e l’eredità di Ruth Orkin, una delle più straordinarie fotoreporter del Novecento. Figura chiave della fotografia del secolo scorso, la sua opera si colloca fra fotogiornalismo, cinema e narrazione visiva.

Ruth Orkin, il cinema in fotografia

Nata a Boston, figlia di Mary Ruby, attrice del cinema muto, e cresciuta a Hollywood, Ruth Orkin (1921–1985) aspirava alla carriera di regista, un’idea che nella prima metà del Novecento non era considerata concepibile, pur nel periodo d’oro del cinema americano degli anni venti e trenta del Ventesimo secolo. Le carriere al di qua della macchina da presa erano infatti appannaggio esclusivo degli uomini. Fu così che Orkin dovette rinunciare alla sua primigenia vocazione, o almeno a reindirizzarla, inventando un suo linguaggio.

La prima macchina fotografica, una Univex, la ebbe in dono a dieci anni. Da allora iniziò a scattare fotografie. Avviata alla professione che la rese celebre, al termine della Seconda guerra mondiale, Ruth Orkin si stabilì a New York, collaborando con le principali riviste del tempo. Fu nella Grande Mela che perfezionò la sua arte, con un approccio narrativo che guardava alla fotografia come una sequenza da realizzare.

“L’illusione del tempo”, Ruth Orkin a Palazzo Pallavicini
“L’illusione del tempo”, Ruth Orkin (foto Antonio Pagliuso)

American Girl in Italy

Centrale nell’antologia fotografica di Palazzo Palavicini, la serie American Girl in Italy.

Di passaggio in Italia dopo un incarico svolto in Israele per la rivista Life, Ruth Orkin incontrò all’ufficio dell’American Express di Firenze la giovane connazionale Ninalee Craig (1927-2018). Nel luogo che veniva utilizzato dagli americani per inviare lettere e telegrammi o fare telefonare le due diventarono amiche; così la fotografa chiese a Jinx – così si faceva chiamare la Craig – di farle da modello per un racconto sulle avventure di una studentessa statunitense che viaggiava da sola nel Bel Paese.

Jinx diventò la protagonista della serie fotografica – pubblicata in un reportage titolato Quando viaggi da sola… l’anno successivo su Cosmopolitan – più rappresentativa del lavoro di Orkin che voleva indagare come dovesse essere per una straniera viaggiare da sola nell’Europa del Secondo dopoguerra. Una circostanza di certo non comune all’epoca. Una ragazza americana in Italia è la fotografia più iconica di Ruth Orkin che in Italia scattò altre immagini memorabili fra Firenze, Napoli, Roma e Venezia.

I ritratti di Ruth Orkin

L’esposizione di Ruth Orkin a Palazzo Pallavicini è arricchita da una serie di scatti nei luoghi di transito, dove il tempo pare esitare e seguire un ordine differente. Stazioni, terminal di autobus, territori prediletti dalla Orkin, attenta ai gesti, alle posture, capace di trasformare in narrazioni i piccoli incontri quotidiani. Importante anche la collezione di ritratti di celebrità – cui la fotoreporter ha dedicato molta attenzione nel corso della sua carriera – come Albert Einstein, Vittorio De Sica, Marlon Brando, Alfred Hitchcock, Orson Welles e Robert Capa.

L’antologica fotografica “Ruth Orkin. The Illusion of Time” è a cura di Anne Morin ed è promossa da Pallavicini srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci con il coordinamento testi di Francesca Bogliolo, in collaborazione con diChroma Photography, patrocinata dal Comune di Bologna, dalla FIAF Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e AIRF Associazione Italiana Reporters Fotografi.

Foto Antonio Pagliuso

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