“Raccontami il buio com’è” di Marcostefano Gallo è un romanzo a tinte noir che riflette sulla necessità degli uomini di costruire legami.

“Ricordare il male mi fa stare sveglio, in guardia. Mi fa concentrare e mettere insieme tutti gli sbagli della vita. Ricordare il male serve a non dimenticare che dall’altra parte c’è il bene, sempre.”

Un bene difficile da riconoscere, quando la vita ci ha mostrato sovente soltanto il suo lato più sgradevole. E questo può impaurire e la paura può immobilizzare, impedire di andare avanti. Bloccato in una impasse, in una sorta di anticamera della perdizione, è il protagonista di Raccontami il buio com’è, il nuovo romanzo di Marcostefano Gallo.

Già autore di diversi libri come, in ordine cronologico discendente, Scacciasogni, L’illusione del melograno e La fragilità dei palindromi, Gallo è alla seconda pubblicazione – l’altra, due anni fa, è Scacciasogni – con Le Pecore Nere Editorial, progetto editoriale transnazionale che si propone di ampliare i confini culturali e linguistici della letteratura, muovendosi fra Italia e Argentina con un catalogo di opere che, raccontando un territorio specifico, sono capaci di fare riflettere su questioni universali.

Giovane uomo irrisolto, disilluso, incattivito dalle esperienze che la vita gli ha riservato, il protagonista senza nome del romanzo di Marcostefano Gallo è scivolato in una solitudine che sembra senza rimedio, “sublimata” – all’apparenza – da un ritorno, un ritorno nei luoghi della sua infanzia, a Mongrassano, piccolo centro della Calabria nordoccidentale, lì dov’è cresciuto, lì dove sono vissuti i suoi cari. Una piccola patria che non si può sfuggire.

Un ritorno ai luoghi dell’anima, in specie ai suoi monti immutabili e sacri, poco soggetti al distruttivo impatto antropico. La montagna, “osso” dei territori – per riprendere la illuminante metafora di Manlio Rossi-Doria –, universo in essenza dove potersi lasciare alle spalle tutte le angosce e ritrovare la verginità di spirito perduta. E con essa qualcosa che possa rassomigliare alla serenità.

Nel ventre del romanzo scorre, pulsando di quando in quando, una vena noir, ambiente favorevole all’autore. La voce narrante dell’opera narrativa porta sulla pelle e sul cuore una cicatrice, un fardello, un passato che vorrebbe dimenticare sui sui monti-rifugio. Oltre che nella sua altura e nella sicurezza delle riacquisite abitudini di vicinato, il protagonista anonimo trova riparo nell’arte, fra le pagine di un quadernetto che chiama il quaderno dei mostri, in cui cerca di esorcizzare le sue paure, riconducibili nel loro complesso a una frase – un memento e un tormento – che ricorre: “Hai finito, e sei finito!”.

Sostanziali nello svolgimento del romanzo sono il riallacciamento dei rapporti con gli amici di sempre – uniti fin dall’adolescenza da un avvenimento nefasto, un segreto pesantissimo che ha impedito loro di disperdersi: “noi custodiamo la verità che gli altri non sanno” – e la scoperta di nuovi possibili, futuribili legami. In tal senso, particolarmente cruciali sono le figure femminili. Come quella di Francesca, titolare di una libreria che non vende soltanto libri, ma coraggio e speranza; o quella di Maria, la giovane carabiniera appena giunta nel paesino, destinata a scoprire una profonda affinità col protagonista.

Due figure quasi eteree che rappresentano quello che nella letteratura sono le donne angelo, come Beatrice, come Sonja Marmeladova, creature che grazie alla loro fede e forza interiore, incrollabili anche dinanzi alla ferocia che talvolta dimostra la vita, guidano verso la redenzione le anime più fragili, le “pecorelle smarrite”, chi, bloccato dai propri demoni, perso nel suo buio, ha smarrito la giusta direzione. Chi ha dimenticato di vivere, nonostante tutto.

Con lo stile dinamico di Marcostefano Gallo, sporco quanto occorre perché la prosa sia viva e distinguibile, Raccontami il buio com’è è un libro che, sottotraccia, riflette sulla necessità degli esseri umani di costruire legami, di ottemperare alla propria ineludibile natura di animali sociali; una storia che promuove il ritorno al dialogo, alla socialità, all’abbattimento delle barriere della incomunicabilità, uno dei mali più sottaciuti del nostro presente.

Antonio Pagliuso

0 Condivisioni