Oreste Borrello e Franco Costabile - Falerna Marina - Agosto 1956

In occasione del 102º anniversario della nascita del poeta Franco Costabile (Sambiase, 27 agosto 1924), abbiamo il piacere di pubblicare una breve ma significativa recensione di Gianni Rodari alla sua raccolta del 1961 La Rosa nel bicchiere. Una recensione dimenticata, praticamente dispersa, il cui testo non è stato mai riportato negli studi sul poeta.

Millantatori di provincia e ricerca

Esattamente venti anni fa, nella nota finale del suo volume Franco Costabile. Calabritudine e poesia, Antonio Iacopetta scriveva: “A questo punto ho definitivamente concluso ogni mio lavoro su Costabile; non si può escludere che, magari anche a causa della noia, o di altro, in provincia si continui a millantare possesso di inediti o di altro del poeta”.

Si tratta di un’affermazione perentoria (frutto anche di una certa predisposizione “caratteriale” dell’autore) che mi ha da sempre lasciato perplesso, perché evidentemente interrompe e chiude il dialogo scientifico.

Al contrario, senza voler scomodare l’epistemologia contemporanea, qualunque metodologia di ricerca scientifica e umanistica seria è per sua natura aperta e acquista valore proprio quando rende possibile a chi verrà dopo di correggerla, ampliarla o superarla. Nuove fonti possono infatti modificare, integrare o persino mettere in discussione le conclusioni precedenti. Perciò ogni scoperta non è mai da considerarsi un atto conclusivo, di chiusura, ma a sua volta un’apertura, un punto di partenza per ulteriori ricerche. Altre sfumature si annidano poi in quella frase: un sottinteso possesso esclusivo, un’appropriazione dell’autore e del suo “territorio”, che viene così neanche tanto velatamente marcato. Un atteggiamento che a distanza di decenni in qualche modo si riscontra ancora oggi.

Ma, al netto dei meriti che certamente ha avuto nel mantenere viva la memoria del poeta ed escludendo qualche millantatore di provincia che effettivamente ha provato a spacciare per vero qualche finto inedito cimiteriale, fortunatamente il tempo e un serio lavoro di ricerca hanno smentito Iacopetta: oggi, infatti, possiamo disporre di documentati lavori di taglio accademico che, seppur discutibili sotto alcuni aspetti, hanno innegabilmente fatto emergere contenuti inediti e riportato l’attenzione sullo studio e l’analisi della poesia di Franco Costabile.

Oreste Borrello e Franco Costabile – San Lucido – Agosto 1956

Dall’oblio alla riscoperta: storia di una recensione dispersa

Chiunque approfondisca lo studio di Franco Costabile si accorge rapidamente di come la superficialità della ricerca, i luoghi comuni da biografismo spicciolo e le inesattezze reiterate nel tempo abbiano caratterizzato per decenni (e in parte ancora oggi) la storia degli studi riguardanti il poeta. E la vicenda di questa recensione dispersa risulta a tal proposito emblematica.

Già nel 1985 il critico letterario e poeta Alberto Frattini (certamente uno tra i più acuti critici della poetica costabiliana), in un suo saggio pubblicato nel numero speciale de La Provincia di Catanzaro dedicato al 20º anniversario della morte del poeta, scriveva:

“Non si può dire che all’opera di Costabile abbia arriso buona fortuna da parte della critica, se persino nei brevi ragguagli che lo presentano in alcuni dizionari letterari possono cogliersi gravi inesattezze: così nella «voce» dedicatagli dal Dizionario della letteratura mondiale del 900 «Il canto dei nuovi emigranti» è dato come inedito, mentre era apparso nel volume collettaneo Sette piaghe d’Italia; nel Dizionario generale degli autori italiani contemporanei leggiamo, a nove anni dalla sua morte, che Franco Costabile «attualmente insegna in un istituto tecnico»”.

Frattini proseguiva lamentando la mancanza, all’epoca, di una “soddisfacente bibliografia della critica di Costabile” – giudicando “lacunoso” il lavoro di Antonio Iacopetta nel suo volume Franco Costabile poeta di Calabria del 1977 – e indicando subito dopo, sia nel testo che in nota, “le altre «voci»” che a suo giudizio dovevano essere aggiunte nella bibliografia critica relativa al poeta.

Tra queste una su tutte risulta clamorosa: alla nota 5 Frattini segnala infatti una recensione di Gianni Rodari alla raccolta di Costabile La rosa nel bicchiere, pubblicata sul supplemento Libri del quotidiano romano Paese Sera nel settembre del 1961.

Ma ancora una volta la fortuna non arride a Costabile: su quelle preziose indicazioni – che avrebbero se non altro arricchito di una firma importante la sua bibliografia critica – cala l’ombra dell’oblio, frutto di quella superficialità richiamata all’inizio, con esiti che lasciano sbalorditi.

Infatti, a oltre 60 anni dalla pubblicazione di quella recensione e a 40 anni dalla segnalazione di Frattini, fino ad oggi essa non è mai stata né menzionata, né tantomeno riportata nei successivi studi – anche recenti – dedicati a Costabile. Appare inoltre francamente incredibile che neanche lo stesso Iacopetta, curatore di quel numero speciale de La Provincia, si sia avveduto di tale segnalazione e non abbia provveduto a riportarla nei suoi successivi lavori sul poeta, neanche a livello meramente bibliografico.

Eppure è sempre stato uno sport molto praticato dai cultori costabiliani quello del “Costabile amico di…”, cioè la smania di accostare al poeta – più o meno consapevolmente, spesso di rimando – elenchi infiniti dei nomi più altisonanti della cultura letteraria italiana a lui contemporanea, indicandoli come suoi “intimi amici” o “profondi estimatori”; come se l’importanza della sua figura dipendesse, più che dalla sua stessa opera, da quelle “luci riflesse” e dalla loro approvazione, nel più provinciale dei modi di accostarsi allo studio di un poeta.

“Foglie e radici di una stessa pianta”: Gianni Rodari recensisce “La rosa nel bicchiere” di Franco Costabile
Gianni Rodari (1920-1980)

“Con esemplare amore”: Rodari e il mondo poetico di Costabile

Chiudiamo tornando a Gianni Rodari e alla sua breve ma bellissima recensione de La rosa nel bicchiere, che “né per noia, né per altro”, parafrasando il passo di Iacopetta, ma solo per la sua luminosa lucidità non è invece passata inosservata ai nostri occhi.

Rodari penetra nel mondo poetico di Costabile incontrandolo innanzitutto attraverso il suo filtro pedagogico: quello dell’infanzia negata, della scuola abbandonata e di una giovinezza già consegnata alla marginalità. Ma non solo: Rodari coglie l’unità di un’ispirazione poetica apparentemente frammentata (“foglie e radici di una stessa pianta”) e il rapporto inscindibile tra poesia e realtà, arrivando a definire la raccolta un “poemetto civile”.

Vede Costabile prestare la sua voce alla Calabria stessa attraverso i suoi “tanti muti testimoni”: il verso diventa così testimonianza. Per Rodari, senza cadere nella retorica meridionalistica, Costabile costruisce un affresco sociale fatto di “poche parole aspre” (richiamando la fuga dal cantabile sottolineata da Bigiaretti) dove “una cosa fa luce all’altra”: il rapporto tra potere e popolo, la teatralità delle campagne elettorali, la distanza tra la promessa e la realtà, la vulnerabilità del mondo contadino, il dramma dell’emigrazione, la prepotenza del padrone. Uno sguardo, quello di Rodari, sorprendentemente penetrante, le cui considerazioni, come scrive Flavia Bacchetti, trovano riscontro nella sua stessa narrativa, calata anch’essa nella concretezza del vivere quotidiano, in contesti sociali caratterizzati a volte dall’indigenza e dal conflitto, e su cui la fantasia, così come la poesia, proietta un’energia “rivoluzionaria”, tesa ottimisticamente a destabilizzare un presente grigio e ingiusto.

“Le poesie di Franco Costabile”, la recensione di Gianni Rodari a La rosa nel bicchiere

“A rileggerle tutte insieme le poesie di Franco Costabile ¹, in parte già pubblicate da Letteratura, Inventario, Botteghe Oscure, Tempo Presente, Europa Letteraria, si rivelano dettate da un’ispirazione singolarmente unitaria, foglie e radici di una stessa pianta. Dalla prima all’ultima hanno un solo titolo ideale: la Calabria, di cui disegnano una carta poetica assai meno frammentaria di quanto potessero lasciare supporre le immagini separate che se ne conoscevano. E non è una Calabria privata, fatta di ricordi d’infanzia maturati dalla nostalgia, di paesaggi risognati e rimpianti. Fuori dell’elegia, ecco invece la Calabria storica, i suoi paesi e la sua gente, le sue sofferenze, sentimenti e risentimenti, una realtà appassionatamente vissuta da cui prende corpo e forma una poesia rotta spesso in brevi epigrammi, in racconti rapidi, dove tutto è bianco o nero: «Elezioni – processioni – damaschi sui balconi – L’onorevole – torna calabrese». (Elezioni). Oppure: «è tempo – di aranci – di mercanti. Attento, – padre mio. – Ladri in vista!». (Attento). «A scuola – non ci vanno, – e già puntano – bottoni di tristezza – a una partita a carte – sotto il ponte». (Ragazzi).

“Cose viste, cose patite, rese nel giro di poche parole aspre, (Bigiaretti parla di «un bisogno di sfuggire al cantabile»), da far dubitare che senza la battuta, o l’invettiva, poco ne resterebbe. Ma a leggere il libro come bisogna, e cioè come un poemetto civile, a capire che le immagini vanno sommate, in un contesto continuo di accenti, una cosa fa luce all’altra: «Splende – la piazza – già tranquilla – di cielo – e di botteghe – ma quei ragazzi – andati al Venezuela – hanno scritto la loro ombra – lungo i muri». (La loro ombra). «Il bracciante la sera – si guarda nella bettola – il manifesto del piroscafo – e degli uccelli bianchi. – Lui e il suo cuore – non vanno d’accordo». (Bracciante). «Le ragazze – che al feudo – raccolgono le olive – il padrone – se le guarda – a una a una – e promette orecchini – a quella che gli piace». (Promette orecchini). «A momenti – verranno i carabinieri. – Non dite niente. – Nessuno sa niente». (Nessuno sa niente).

“Quando, raramente, Costabile si permette un respiro più largo, non è per tentare una retorica meridionalistica, o altro del genere: egli procede ancora per pazienti addizioni, per elenchi di immagini, di aneddoti, di figure. Solo l’inventario si fa più intenso: «Ce n’è – di reste d’agli – nelle case, – di cartuccere – e di madonne appese. – Ce n’è di donne – scalze senza pane – a raccogliere frasche – a vendemmiare. – Ce n’è di gente – che zappa e non parla – perché pensa – a un’annata migliore. – Qui tutto – è come prima – tranne i morti. – Ce n’è – di caporioni – sotto il sole…». (Ce n’è di paesani). Lo stesso ritmo, la stessa paziente attenzione alle immagini più umili, la stessa dolorosa adesione a una realtà disperata è nella poesia che dà il titolo alla raccolta. La «rosa nel bicchiere» è la Calabria, quella stessa del contadino, dell’emigrante, della raccoglitrice d’olive, di tanti muti testimoni cui un poeta presta, con esemplare amore, la sua voce.”

Gianni Rodari

¹ Franco Costabile: La rosa nel bicchiere. Poesie. Canesi editore. Roma. Pagine 155, lire 1800. Collana «L’Arciere» diretta da Giuseppe Ravegnani, N. 2. Prefazione di Libero Bigiaretti.

Gianni Rodari, recensione alla raccolta di Costabile La rosa nel bicchiere, pubblicata sul supplemento Libri di Paese Sera (anno II, n. 38, 22-23 settembre 1961, p. 6).

Antonio Vescio

Si ringrazia il Prof. Roberto Borrello per le due foto inedite di Franco Costabile e Oreste Borrello

Bibliografia

G. Rodari, La rosa nel bicchiere, in Paese Sera Libri. Supplemento di lettere scienze e arti”, anno II, n. 38, 22-23 settembre 1961, p. 6.

A. Frattini, Per una rilettura della poesia di Costabile, in Omaggio a Franco Costabile: vent’anni dopo la morte, su La Provincia di Catanzaro, anno III, 1984 (1985), n. 5-6, pp. 31-34.

G. Rodari, Testi su testi. Recensioni e elzeviri da “Paese Sera-Libri” (1960-1980), a cura di F. Bacchetti, Laterza, Roma-Bari 2007.

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