L’intelligenza artificiale si sviluppa e cresce in maniera sempre più esponenziale, alimentando il rischio che gli esseri umani ne possano perdere il controllo. Tra i tanti ambiti della società e del lavoro colpiti dall’avvento della IA c’è anche l’editoria. Secondo un’indagine, tre editori italiani su quattro dichiarano di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per compiti come l’editing dei testi, la grafica delle copertine, le traduzioni e la promozione dei libri.
L’uso dell’intelligenza artificiale continua a essere uno dei temi più spinosi del nostro tempo. Tecnologia discussa come è sempre stato nella storia degli uomini all’avvento di ogni nuova tecnologia, l’intelligenza artificiale (IA o AI per chi preferisce la forma anglosassone) sta già modificando la nostra vita, permeando tutti i settori delle attività umane, il nostro modo di lavorare, di cercare informazioni e quindi di pensare, creando o moltiplicando criticità etiche e formali per quel che riguarda, tra le altre, la privacy dei cittadini e la tutela dell’ambiente in tempi di cambiamenti climatici sempre più tangibili.
Da più parti si succedono e accatastano azioni volte a regolamentarne l’utilizzo e l’incidenza sulla nostra vita. Apripista, in tal senso, l’Unione Europea che nel 2024 è divenuta la prima istituzione a livello mondiale a introdurre un quadro normativo e giuridico completo sulla intelligenza artificiale. La legge garantirebbe ai cittadini europei di potersi fidare di quel che gli strumenti di IA hanno loro da offrire.
Disciplinare una nuova tecnologia, per di più in continua evoluzione, è un’impresa complicata ma non procrastinabile alla luce dei numerosi incidenti che la IA sta già causando – esempio il recente caso dei portali governativi del sistema sanitario nazionale australiano bucati da un agente IA –, un’opera che dovrebbe contemplare accordi tra tutti i Paesi del pianeta, ma che invece vede aree precorritrici – come, appunto, la UE – e altre molto più indietro, con scarse risorse per tenere il passo e quindi più esposte ai tanti rischi della sempre più ramificata tecnologia.
Editoria e intelligenza artificiale
La IA, sfida principale del nostro tempo, è penetrata rapidamente in ogni luogo e in ogni settore della vita dei sapiens. Saremo in grado di governarla? Riusciremo a controllarne la velocità di sviluppo sempre più vertiginosa, letteralmente sovraumana? Saremo capaci di evitare i rischi che in molti, con gradi diversi di allarme, ipotizzano verso la nostra sicurezza, i nostri diritti fondamentali, la nostra stessa esistenza?
Sospendiamo l’angoscioso interrogativo e concentriamoci su un settore, magari meno vitale, che sta cambiando con l’ascesa travolgente della intelligenza artificiale: l’editoria.
Anche il mondo dei libri sta mutando profondamente con l’utilizzo delle possibilità offerte dalla IA. L’indagine è stata diffusa qualche tempo fa: il 75,3% degli editori italiani, vale a dire tre editori su quattro, dichiara di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale nella propria azienda, partendo dalla revisione delle bozze, passando dall’editing, fino ad arrivare alla redazione dei paratesti, alla promozione delle pubblicazioni e financo alle traduzioni. Di fatto, tutte le fasi di creazione di un libro che, in specie per le medie e grandi case editrici, coinvolgono più professionalità appositamente formate.
Proprio tra i grandi editori, cioè a dire i marchi che superato i cinque milioni di euro di vendite annue, la percentuale di quelli che usano la IA per le tappe di produzione del libro sfiora la totalità, giungendo al 96,2%. Il dato tra i piccoli editori, quelli sotto i centomila euro di vendite, si attesta “soltanto” al 62,5%.
I passaggi in cui la IA è usata da parte delle case editrici del nostro Paese includono anche le attività amministrative, la grafica delle copertine – uno degli incarichi più demandati alle sintetiche mani della IA –, le previsioni di vendita e l’analisi dei dati. Un uso della intelligenza artificiale – tecnologia inventata dall’uomo ma sempre più antiuomo, se ci è concesso un tono apocalittico – sempre più capillare in un settore lavorativo per diversi aspetti intrinsecamente artigianale e impiegato proprio da parte degli editori, comunque tra i principali promotori della lettura di quella Italia che ha donato al mondo l’Umanesimo: l’uomo artefice del proprio destino, la sua conoscenza e la sua coscienza al centro e sopra di tutto.
Cosa ne pensano gli addetti ai lavori
Giacomo Bruno, fondatore di Bruno Editore, marchio editoriale nato nel 2002 e specializzato in libri per imprenditori e professionisti, in un recente articolo afferma che l’intelligenza artificiale “accorcia le fasi più lente, la struttura, la prima bozza, la revisione. Ma non ha la tua esperienza, i tuoi casi, i tuoi errori, il tuo metodo. Moltiplica quello che c’è già: se sotto non c’è niente, produce soltanto rumore più veloce”. Bruno rivendica quindi il ruolo dell’editore: un editore è necessario perché “mettere il proprio nome sotto un libro significa garantire che dietro ci sia una persona con una storia professionale vera. Quella garanzia non si automatizza”.
Meno preoccupato appare Stefano Mauri di Gems e Messaggerie in un intervento rilasciato a Il Bo Live, progetto editoriale dell’Università di Padova. Così Mauri: “Ritengo che, quando le persone che hanno una reale padronanza della propria arte – autori, illustratori, traduttori – utilizzano l’intelligenza artificiale come strumento, non ci sia nulla di problematico. A condizione però che l’uso resti sotto il loro controllo: almeno per ora, l’intelligenza artificiale è infatti soggetta a errori anche gravi. In particolare nella narrativa, poi, l’editore ha il compito – e l’interesse – di verificare che i testi ricevuti, o quelli prodotti dagli autori con cui lavora, siano stati realizzati senza l’uso massivo dell’intelligenza artificiale. Più che richiedere, a livello contrattuale, che l’autore si assuma questa responsabilità, però, non è possibile fare. Al momento non esistono strumenti realmente affidabili per stabilire se un testo sia stato scritto da un’intelligenza artificiale o no”.
Nel vortice della rivoluzione tecnologica e dei vantaggi che questa porta alle aziende operanti nella produzione dei libri, opinione generale è che l’impatto umano resti un obbligo non sostituibile. Ma per quanto ancora?
L’intelligenza artificiale è la sfida del nostro secolo. Una sfida da accettare – e non potrebbe essere altrimenti – ma anche da vincere attraverso interventi strutturali circa l’aspetto normativo, l’emanazione di leggi chiare per ogni settore al fine di non permettere alla IA, tecnologia della quale – ci è ogni giorno più chiaro – non conosciamo i confini, di sorprenderci e schiacciarci.
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Antonio Pagliuso

