Grate alle finestre è la seconda raccolta di poesie di Antonio Sambiase, autore classe 1993, originario di Parghelia e, attualmente, bibliotecario a Roma, dopo una laurea in Filologia moderna e una specializzazione in Biblioteconomia presso la Scuola Vaticana di Biblioteconomia.
Solo uno scandaglio, un’indagine profonda degli impulsi interni, può rintuzzare la claustrofobia della gabbia, quando oltre la finestra, il paesaggio si rivela solo di sbieco. È quello che mette in atto il poeta per tutta la raccolta:
“Mi muovo nel labirinto / della mente mia”, “Una diga: / io, la mia mente”, “Sono un’anima in cerca / ma in cerca di cosa?” Oh, mente mia, / pensierosa, desiderosa”, scendendo nei propri abissi e dialogando con la parte più intima di sé, con esito spesso nichilistico: “Sei persa, / Anima mia”, “Ma dovunque mi seggo / ecco una spina”, “Arranco, / Sopravvivo, / Ma la debole mente, / Ormai stanca, / Si perde”, “Affogo, vado in apnea”.
Una strada da battere si intravede nella scrittura: “Stanco pellegrino, / alla ricerca di parole”. “Oh Poeta! / aneli il futuro / in uno statico presente”, pur giungendo, comunque, in vicoli ciechi “Ma il futuro non è / che un prossimo / statico presente”. La bussola smarrita suona gli stessi accordi della metrica, il cui verso più frequente è quello libero.
Una scelta diversa, invece, la troviamo in “Avventuroso pensier” (pp. 55, vv. 14-21), che, con alcuni giochi di sinalefe e dialefe, si conclude con una successione di ottonari, dei quali, l’ultimo, è diluito in due versi, rispettivamente di cinque e tre sillabe “vento di inizio / dicembre”.
Questa interpretazione spiegherebbe anche l’apocope presente nell’ultima strofa, pur lasciando dei punti di domanda sulle altre figure fono-morfologiche utilizzate nel corso della raccolta. La poesia di Antonio Sambiase è però “un fiume in piena, / dagli argini collassati” che risponde esclusivamente agli ultrasuoni dei suoi fondali ed il modo migliore per godersela, è quella di abbandonarvisi.
I migliori auguri, da parte di chi scrive, alla carriera poetica dell’autore, che, una volta spezzate le grate alle finestre, certamente di nuovi e brillanti versi riempirà il suo futuro.
Salvatore Giuseppe Di Spena

