Sardegna contemporanea. 24.100 km², la seconda isola del Mediterraneo e la terza regione più grande d’Italia; la più calda a luglio 2026; circa 1,55 milioni di abitanti (in calo), per lo più nelle aree metropolitane di Cagliari e Sassari; nel 2025 venti milioni di turisti stranieri un po’ da tutto il mondo (per lo più da Germania, Francia, Svizzera) e da tutte le altre regioni. Possiede la metà di tutti gli ovini d’Italia, il maggior numero di aziende che mettono sul mercato prodotti Dop Igc Stg, il più elevato tasso di abbandono scolastico (17,3 per cento); 130 mila sono i sardi residenti all’estero. La cima più alta è sul Gennargentu: Perdas Crapias, 1834 metri; il fiume più lungo il Tirso (152 chilometri), che sfocia a ovest nel golfo di Oristano.
L’intera Sardegna non è mai stata una colonia in senso formale, ma c’è un sentimento diffuso che l’isola continui a subire forme di dipendenza economica, simbolica e territoriale. Almeno forse nella percezione dei sardi, davanti a un paesaggio ferito e sfruttato dai bisogni altrui (le troppe installazioni militari e i tanti parchi eolici), alle folle che invadono l’articolata lunghissima costa (quasi due mila chilometri) e si accalcano su spiagge e acque prospicenti, ai piccoli centri abitati dell’interno a rischio di diventare paesi fantasma, s’avverte un’ulteriore perdita di controllo dei propri destini e l’esistenza oppressiva di stereotipi arcaici e selvaggi. Se non ci siete mai stati, fateci un salto, magari non d’estate. Altrimenti, approfondiamo e torniamoci insieme, troviamo le contraddizioni di ogni ecosistema umano, pure luoghi e persone splendide, da rispettare.
Ecco ancora un indispensabile volume della collana The Passenger (per esploratori del mondo), pubblicata da Iperborea, che parte da temi d’attualità per farci meglio capire luoghi umani del pianeta (paesi, ecosistemi, regioni, città), attraverso inchieste, reportage, percorsi e brevi saggi.
Questa nuova raccolta del 2026 è dedicata alla loro e nostra Sardegna, come al solito ricchissima di foto (belle e d’autore, spesso di protagonisti citati nei testi), frequenti precisi significativi dati, grafici, schede, approfondimenti e illustrazioni infografiche (originali e ben leggibili).
Dopo il risvolto di copertina, con le informazioni di base, la cartina, la presentazione, il sommario e due altre paginette di numeri, nel primo servizio il giornalista ecologista Ferdinando Cotugno prende il toro per le corna: la Sardegna è il luogo ideale per l’installazione di grandi parchi eolici, che permetterebbero all’Italia di procedere spedita nella sua transizione energetica; il modo in cui molti progetti sulle rinnovabili sono stati calati dall’alto e dall’esterno senza coinvolgere la cittadinanza ha acuito la sensazione dei sardi di essere una colonia da sfruttare; i territori hanno il diritto di non essere solo lo spazio fisico di raccolta di energia ma anche quello “politico” di condivisione su quanta ne serve, come e dove usarla, come progettarla (comunità energetiche).
Seguono vari splendidi aggiornati saggi di scrittori, esperti e comunicatori sardi, di origine o di adozione: Marcello Fois (sul folklore, diciamo così); Cristina Nadotti (sulle distorsioni dello sguardo turistico); Paola Soriga (sulla lingua sarda e gli altri idiomi che si parlano sull’isola); Cristina Caboni (sul destino dell’apicoltura); Costantino Cossu (su Montresta e altre aree interne ormai spopolate); Stefania Divertito (sui poligoni di tiro); Nicola Muscas (sulla sessantina di festival perlopiù letterari); Francesco Abate (sui caratteri genetici dell’anemia mediterranea); Massimo Carlotto (sulla storia meticcia della penisola di Sant’Antioco); Paolo Fresu (per i consigli d’autore). Scarni cenni alle carceri e alle colonie penali, ai parchi e alle aree marine protette (ipotizzati o realizzati) e alla genetica migratoria del diabete; solita breve opportuna bibliografia finale.
Valerio Calzolaio

