Recensioni: “Ho sognato la mia terra” di Giuseppe Gervasi

Nelle pagine di Ho sognato la mia terra, Giuseppe Gervasi confeziona un viaggio atemporale alla riscoperta di alcuni dei luoghi più belli e poco conosciuti della Calabria. Un libro volto a sensibilizzare i distratti esseri umani a riguardare, in tutte le sue sfumature di senso, la propria terra.

“Sogno qualcuno che mi chiede di restare, di tornare, di rivivere il passato, di accarezzare la sua storia, di farla mia per raccontarla al mondo intero.”

Esce per l’editore Vintura Ho sognato la mia terra, il nuovo libro di Giuseppe Gervasi, un tour sognato nella Calabria del mito che infiamma la realtà.

Incasellato nella collana “i curti” della casa editrice nata nel 2023 a Cosenza, il volume è composto da molteplici piccole fughe, fra storie, leggende e tradizioni, fra bellezze e contraddizioni di una regione misterica e affascinante, tutta da scoprire, tutta da raccontare.

Un itinerario onirico e reale

Dai più antichi centri dell’interno a quelli sorti, spesso disordinatamente, lungo la costa, Giuseppe Gervasi ci accompagna in un viaggio sentimentale, sospesi fra sogno e realtà, in cui una dimensione sfuma nell’altra, un itinerario onirico e reale delle meraviglie della Calabria: le bellezze architettoniche, artistiche e paesaggistiche, i castelli, gli edifici religiosi, luoghi pregni di storia, luoghi di silenzi, di abbandoni, abitati dimenticati, non più luoghi o non ancora, nuovamente, luoghi, per dirla con l’antropologo e scrittore Vito Teti.

“Ho un forte desiderio di viaggiare, e lo porto con me nel sonno, nel profondo della mia fragile anima. Inizio a sentirmi leggero, in una costellazione di luoghi in cui si nasconde il tesoro delle nostre radici.”

Un viaggio in Calabria attraverso contrade e boschi secolari, tagliando paesaggi cangianti, lambendo fiumi e torrenti, sovrastati da un cielo azzurro, in cui ogni luogo contribuisce “alla realizzazione di un universo calabrese” che l’autore illumina – anche servendosi delle fotografie che corredano il libro –, lasciando emergere sia il bello sia il brutto, il cattivo quanto il buono di una terra che va raccontata, di una regione e di un popolo che “vogliono essere parlati”, citando Corrado Alvaro, il più internazionale dei narratori e intellettuali nati in Calabria.

Guidato idealmente dalle parole di Alvaro e altri numi tutelari, Gervasi racconta la verità, la sua, della terra in cui è nato e in cui vive, spogliandola da luoghi comuni e pregiudizi ancora così tenaci, alla ricerca di una sua unità interiore.

Le tappe del viaggio onirico di Giuseppe Gervasi

La geografia dei sentimenti di Gervasi fa tappa a Pentidattilo, cuore roccioso dell’Aspromonte, a Brancaleone, sulla Costa dei gelsomini, paese che un tempo fu terra di confino per uno dei giganti della letteratura italiana del Novecento, Cesare Pavese, a Bivongi, fra gli eremiti greco-ortodossi, luogo di spiritualità da cui partono candele realizzate in cera d’api per raggiungere tutta la Penisola, e Ferruzzano, il paese dei centosessanta palmenti che, in bilico su uno sperone, guarda il suo doppio edificato giù alla marina, un destino comune a tanti paesi della Calabria, regione strattonata dalla Storia, spinta avanti e indietro dal mare ai monti, dai monti al mare, a causa delle pestilenze, delle inondazioni, dei terremoti e delle frane.

“I luoghi sospesi, vuoti solo all’apparenza, diventano compagni di pietra, piegati dal tempo e amati dalla natura, instancabile madre.”

E poi ancora l’autore ci porta a Taverna, patria del più grande artista calabrese di ogni tempo, Mattia Preti, a Corazzo, sulle orme dei monaci cistercensi, di Bernardino Telesio e di Gioacchino da Fiore – il solo calabrese citato nella Comedia di Dante – dove da mille anni è “vietato calpestare i sogni”, a Chianalea, immersi nel mito di Scilla e Cariddi, ad Acconia, paese dal nome greco sul Golfo Lametino, comunità in cui l’Oriente rivive nei ruderi dell’eremo di Sant’Elia Vecchio e nel tronco nodoso del Platano (Platanus orientalis) millenario di Vrisi, a Paola, da cui partì il santo protettore della gente di mare, degli anacoreti e di tutti i calabresi, San Francesco Celeste Patrono presso Dio della Calabria.

Ho sognato la mia terra è un viaggio onirico a tappe, fra riti e canti antichi, fra paesaggi senza tempo e nuove architetture spontanee modellate dalla natura e dagli uomini, ora dalle calamità naturali ora dalle nefandezze e dalla noncuranza umane.

Con la sua conosciuta prosa poetica, Giuseppe Gervasi confeziona un’opera per riscoprire, per guardare e riguardare – in tutte le sue possibili sfumature di senso – la nostra terra con occhi nuovi, per incomodare una ben nota espressione di Marcel Proust, per riappropriarsi di un patrimonio dimenticato e talvolta pressoché sconosciuto, ma, fortunatamente, non del tutto perduto.

Antonio Pagliuso

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