Recensioni: “Non è il Paese di Dracula” di Paolo Ciampi

Nelle pagine di Non è il Paese di Dracula Paolo Ciampi ci accompagna in un viaggio in Romania oltre i clichés, i facili stereotipi, alla scoperta di una nazione, dalle città più conosciute ai centri periferici, in fase di assestamento dopo il crollo del socialismo.

Sono tanti i Paesi percepiti all’estero principalmente attraverso gli stereotipi. Dall’Italia, coi suoi mafia, spaghetti e mandolino – seppur non fatichiamo a credere che in pochi italiani abbiamo sentito suonare un mandolino o sappiamo com’è fatto – ai mulini a vento, le donne di malaffare in vetrina e gli spinelli liberi dell’Olanda, passando per gli scozzesi col kilt, gli svedesi tutti alti, biondi e barbuti e le tedesche e austriache in dirndl colorati, lunghe trecce e boccali di birra in mano.

Fra le nazioni del Vecchio Continente gravate maggiormente dal peso dei luoghi comuni non fa difetto certamente la Romania. Dici Romania e pensi, nel migliore dei casi, a castelli che affiorano dalle tenebre, dalle cui torri merlate si sporge un uomo esangue, avvolto in un lungo mantello scuro, coi capelli impomatati e due canini aguzzi che spuntano dalle labbra sottili. È Dracula, il vampiro più conosciuto della storia.

La Romania è la protagonista dell’ultima fatica letteraria di Paolo Ciampi, già autore di libri come L’ambasciatore delle foreste, Il maragià di Firenze e, ultimo in ordine di tempo, La terapia del bar.

Lo scrittore e giornalista toscano ci guida in un itinerario di viaggio in Romania alla scoperta della società romena di oggi, oltre gli stereotipi e la realtà deformata, o comunque parziale, minima, che passa di quando in quando sui media.

La Romania reale non è il Paese di Dracula

Inizialmente influenzato, nolente o volente, dal pesante carico di idee pregiudiziali sulla Romania e i suoi abitanti – che agli occhi del lettore si riverbera nella ricerca delle comode abitudini di casa propria, seguendo i consigli di famose guide turistiche tascabili –, lo sguardo dell’autore/viaggiatore si fa pian piano più permeabile, più morbido dinanzi la reale condizione del Paese dell’Europa centro-orientale. Un Paese, come ogni altro dell’ex blocco orientale, tuttora in fase di assestamento dopo la caduta del Muro di Berlino e il seguente dissolvimento del sogno comunista con l’arresto e l’esecuzione di Nicolae Ceaușescu, il Conducător, a capo della nazione dal 1965 al 1989, senza dubbio personaggio-cesura della storia della Romania.

Oggi la Romania è una nazione in cui il processo di occidentalizzazione è in fase decisamente avanzata – tappa fondamentale verso il passaggio al Primo Mondo l’ingresso nell’Unione Europea avvenuto nel 2007 –, ma il mutamento antropologico, adoperando un lessico pasoliniano, è tutt’altro che uniforme, al massimo a macchia di leopardo, un po’ qua, un po’ là per il vasto territorio romeno, l’ottavo degli stati dell’UE per dimensioni.

Questa disparità di sviluppo economico e socioculturale della Romania è uno degli aspetti più interessanti del reportage di Paolo Ciampi.

Romeni senza bagno

Problemi a dir poco gravi attanagliano il Paese. Bucarest, la città capitale, ha il suo colorato Mc Donald’s, ha il suo scintillante Starbucks, è punteggiata di sportelli bancari automatici e distributori di caffè solubile e barre di cioccolato imbustate, come ogni altra grande città occidentale, ma la Romania tutta – e, ricordiamolo sempre, una nazione, ogni nazione non è mai rappresentata soltanto dalla sua capitale, come siamo abituati semplicisticamente a pensare – è il Paese dell’Unione Europea con la più alta percentuale di popolazione che non possiede in casa un bagno con scarico a uso esclusivo. Secondo una indagine Eurostat, quasi tre milioni dei diciannove milioni di romeni – il 15% della popolazione – non ne dispone. Per fornire un paragone tangibile, in Italia la percentuale di cittadini senza un bagno privato staziona sotto l’1%.

Dal crollo del socialismo a oggi

I treni antidiluviani e lentissimi, come consono nei Paesi un tempo a influenza sovietica, e le cittadine industriali abbandonate al loro destino con la fine del socialismo: nelle pagine di Non è il Paese di Dracula (edito Bottega Errante Edizioni) scopriamo le criticità della Romania contemporanea, quella che si irradia oltre l’aspetto occidentale, omologato, di Bucarest, già a partire dalle prime periferie della capitale, distinte dal “degrado della nuova epoca di libertà civili e tirannia dei conti”.

Criticità ma pure tipicità, perciò citiamole queste località che rappresentano il Paese vero, scali del viaggio dell’autore del libro: Curtea de Argeș, antica capitale della Valacchia, sede di un monastero del Cinquecento in cui riposano i resti dei reali di Romania, Sighetu Marmației, città che ospitava una delle comunità ebraiche più nutrite dell’Est Europa e in cui nacque il Nobel per la Pace Elie Wiesel, Săpânța, dove sorge il “cimitero gioioso”, con le lapidi che riepilogano in maniera non stringatissima, come è uso fare, la vita del defunto. Citiamo pure Baia Mare, che pare il nome di una gaia località balneare, ma che è il centro di uno dei disastri ambientali più gravi della storia dell’umanità, avvenuto nel 2000 con un incidente nell’impianto minerario locale che portò alla dispersione nelle acque di centinaia di tonnellate di cianuro e metalli pesanti. La catastrofe, dimenticata ai più, provocò la morte di migliaia di specie marine e vegetali e l’inquinamento del Danubio e dei suoi affluenti.

Un Paese multiculturale

Il presente della Romania europea si ibrida alla storia del Paese e della sempre inquieta area geografica, cui fa cenno qua e là Ciampi, segnata da continue invasioni, mescolanze di popoli, lingue e religioni, stratificazioni culturali succedutesi per secoli.

Una convivenza fra etnie che prosegue tutt’oggi, ad esempio fra romeni e rom – mai confonderli –, gruppo etnico diffusissimo (si contano oltre seicentomila rom) in Romania; e poi ungheresi, tedeschi, ucraini, anche italiani, tutte espressioni di un Paese in cui le minoranze etniche hanno diritto a un seggio in parlamento. Un risvolto, fra i tanti, poco prevedibili della Romania: “Figurarsi in Italia – afferma l’autore –, con i greci, gli albanesi, gli stessi romeni, un seggio per uno: fantapolitica”.

Letteratura e lettura in Romania

L’opera di Paolo Ciampi però non è un saggio di matrice storica e sociologica. L’autore dà conto delle sue esperienze gastronomiche – è cultura pure quella, ovviamente –, presenta i siti e i monumenti più o meno noti del Paese e le figure più significative della grande letteratura romena – Emil Cioran, Paul Celan, giusto per dirne un paio delle più illustri –, lasciandosi guidare anche dai testi cardine del canone della letteratura di viaggio.

“Per me una città sono le sue librerie” scrive Ciampi. Al pari di altre nazioni dell’Est, in Romania la lettura è faccenda intima e diffusa, in ottima salute, non un tema su cui speculare come in Occidente, coi libri e la cultura utilizzati per ripristinare verginità di uomini e luoghi e sfruttati per allestire saloni dai grandi numeri, drogati da congiunture particolari, poi puntualmente smentiti dalla realtà di Paesi in cui sussegue a diminuire la platea dei lettori e ad aumentare, ad esempio, quella degli studenti non capaci di comprendere il significato di un articolo di giornale.

“Non avverto l’ostracismo nei confronti dei libri che a volte sperimento in Italia. Sulle panchine, ai caffè, vedo più gente a leggere che alle prese con gli smartphone, non è cosa di cui vergognarsi in pubblico. Persino i custodi dei musei ingannano il tempo con discreti volumi.”

I luoghi più belli della Romania

Riflettendo su analogie, spesso inaspettate, fra Romania e Italia, Paolo Ciampi scopre luoghi che accendono nel lettore il desiderio di visitarli. Come la Transfăgărăşan, spettacolare strada montana che taglia i Carpazi, voluta nella prima metà degli anni settanta dal dittatore per ragioni di difesa militare in caso di invasione sovietica. Come Voroneṭ, col suo monastero, patrimonio mondiale Unesco, chiamato per i suoi meravigliosi affreschi, in cui domina il tipico azzurro di Voroneṭ, la Cappella Sistina d’Oriente, o Cluj-Napoca, la più aristocratica e vivace città romena, con la prima parte del nome che ha radici dal latino Castrum Clus e la seconda, denominazione di un antico insediamento, ripristinata da Ceaușescu stesso nel ’74. Città in cui l’antico cammina parallelo al moderno, coi carri tirati dai cavalli che sfilano dinanzi le insegne dai colori sgargianti dei locali alla moda.

Il principe Vlad III

Tappa obbligata di un viaggio in Romania resta comunque Sighișoara, città della Transilvania – dal latino Ultra silvam, oltre la foresta – fra le più romantiche dell’intera Romania, il cui centro storico è stato dichiarato nel 1999 patrimonio dell’umanità, ma soprattutto città che nell’autunno del 1431 dette i natali a Vlad III, principe di Valacchia, l’impalatore di turchi, eroe della patria nella lotta contro gli invasori del sultano ottomano Maometto II, conquistatore di Costantinopoli. Vlad III, ovvero la figura storica da cui lo scrittore irlandese Bram Stoker nel 1897, ispirato da un resoconto di viaggio in Transilvania della scrittrice Emily Gerard, trasse il personaggio del conte Dracula, padre di tutti i clichés sulla Romania.

Paolo Ciampi confeziona un intrigante itinerario di viaggio alla scoperta di un Paese ancora scarsamente conosciuto e di un popolo di cui, seppur così familiare e così tanto inserito in Italia – sono oltre un milione i romeni che vivono nella Penisola –, sappiamo davvero poco.

Antonio Pagliuso

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