Libri, manoscritti appuntati e sottolineati, lettere e documenti appartenuti a Cesare Pavese sono conservati e messi a disposizione del pubblico nel Museo Pavesiano di Santo Stefano Belbo, città del Cuneese che diede i natali al grande scrittore, traduttore e intellettuale.
È stato inaugurato nel 2019 e racconta, attraverso la sua preziosa collezione, i momenti salienti della vita di uno dei più importanti scrittori, poeti e intellettuali del Novecento italiano. Parliamo del Museo Pavesiano, dedicato a Cesare Pavese, autore di libri fondamentali della letteratura del nostro Paese come La casa in collina, Dialoghi con Leucò, La bella estate e La luna e i falò.

Il patrimonio custodito nel Museo Pavesiano
Il museo si trova al secondo piano della Fondazione Cesare Pavese e custodisce una nutrita raccolta di documenti, oggetti come la sua pipa, la sua penna e i suoi occhiali da vista, lettere, prime edizioni delle sue opere – fra queste, la sua copia personale, firmata e datata, de La luna e i falò –, manoscritti e libri appartenuti all’autore nato nel 1908 a Santo Stefano Belbo, centro di circa tremila e settecento anime delle Langhe.
Il Museo Pavesiano si articola in quattro sale. Nella più recente, inaugurata nel 2022 e denominata “Dialoghi”, è esposto uno dei beni più preziosi della intera collezione: la copia dei Dialoghi con Leucò su cui Cesare Pavese lasciò il suo estremo messaggio – “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”, sul modello di Vladimir Majakovskij, eminente poeta futurista russo che vent’anni prima, nella primavera del 1930, si suicidò lasciando una lettera di addio che principiava con parole molto simili – nella camera d’albergo di Torino dove si consegnò all’aldilà e al mito, togliendosi la vita nella notte fra il 26 e il 27 agosto 1950.

Oltre a ciò, la mostra include un’installazione interattiva e una serie di video-proiezioni che indagano alcuni frammenti della vita privata e professionale dello scrittore.
Pavese e la letteratura americana
Il museo di Santo Stefano Belbo – paese simbolico per Pavese, da cui tutta la sua opera letteraria parte e a cui ritorna – conserva e valorizza un patrimonio inestimabile che rende la Fondazione Cesare Pavese l’ente di riferimento per la divulgazione dei documenti riguardanti lo scrittore e traduttore langhetto, che, fra le altre cose, contribuì fortemente alla scoperta nella nostra nazione della letteratura americana. A Pavese e alle sue traduzioni, infatti, si deve l’approdo in Italia di testi di grandi scrittori d’oltreoceano come John Dos Passos, Herman Melville, Charles Dickens, John Steinbeck e William Faulkner.

Altri luoghi dedicati a Cesare Pavese
Ad arricchire ulteriormente il percorso, una serie di pannelli con i manoscritti originali di alcuni libri di Pavese realizzati grazie alla collaborazione della Fondazione con il Centro Studi “Guido Gozzano-Cesare Pavese” e con l’Archivio di Stato.
Per completare la visita, irrinunciabile una sosta presso la vicina Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, oggi sconsacrata ma luogo in cui lo scrittore ricevette il sacramento del battesimo, e la Casa natale Cesare Pavese, “la casa dov’era nato e si era sognato poeta”, luogo letterario adibito a casa-museo con una interessante raccolta delle opere e fotografie dello scrittore, nonché la sua tesi di laurea – Interpretazione della poesia di Walt Whitman incentrata sul poeta delle Foglie d’erba – e una collezione di arnesi della tradizione contadina tanto percorsa da Pavese nei suoi lavori.
Altri due luoghi pavesiani nel territorio di Santo Stefano Belbo, il “paese suo”, sono la casa-laboratorio dell’artigiano Pinolo Scaglione, che ispirò Pavese nel tratteggiare il personaggio di Nuto della Luna e i falò e della poesia I fumatori di carta, e il cimitero locale, dove dal 2002 riposano le spoglie dell’indimenticata figura centrale della letteratura italiana.
Il Museo Pavesiano è un necessario omaggio a un autore che ha “dato poesia agli uomini”, uno scrigno da scoprire per approfondire e continuare a riflettere sull’opera letteraria di Cesare Pavese, un’opera sfaccettata e che non risente del trascorrere del tempo, un autore che, riprendendo le parole del critico letterario Sergio Pent, “è ancora oggi uno scrittore in divenire”.
Archivio Fondazione Cesare Pavese – foto di Manuele Galante
Antonio Pagliuso

