Il pensiero necessario di Pier Paolo Pasolini: intervista a Carlo Fanelli

Carlo Fanelli presenta in Calabria una serie di seminari, incontri e proiezioni che analizzeranno le diverse sfaccettature di Pier Paolo Pasolini, la centralità della sua figura di intellettuale nello scenario culturale italiano e il rapporto con la regione, la sua letteratura e il suo popolo.

 

Sono passati cinquant’anni da quando la vita di Pier Paolo Pasolini veniva spenta, violentemente, sul lungomare di Ostia, nei pressi del punto in cui il Tevere sfocia nel Tirreno. Sono trascorsi tanti anni, per diversi aspetti sembra non essere passato neppure un giorno…

«È vero! Per più di un motivo. In primo luogo, perché la morte violenta di Pasolini, ancora velata da opacità e ambiguità si configura come un altro dei “casi” irrisolti della storia italiana del secondo Novecento. Poi, per la centralità che tutt’ora un intellettuale come lui detiene in un contesto culturale come quello italiano (e internazionale) in cui il suo pensiero sviluppato nelle arti, la sua visione sulle cose del mondo, il suo spessore intellettuale si impongono nella loro necessità. Necessità è un termine che è sicuramente associabile alla “presenza” di Pasolini nella contemporaneità.»

 

Lei è al centro di una manifestazione che celebrerà la figura di Pier Paolo Pasolini in Calabria. Ci può dare qualche anticipazione delle attività previste e degli ospiti coinvolti?

«Riflettendo sull’approssimarsi del 2 novembre 2025, in cui ricadono i cinquanta anni dalla sua morte, mi è sembrato doveroso ripensare a Pasolini, senza conferire a questo sguardo retrospettivo un mero valore memoriale sviluppando, piuttosto, dei momenti di riflessione sulla sua opera e la relazione che essa ha sviluppato con intellettuali a lui vicini e a temi che la sua arte ha incontrato. È nato così il progetto Pasolini e… che già nella sua definizione annuncia una relazione che prevede seminari, incontri, proiezioni e presentazioni di volumi, interamente dedicati a PPP. L’idea, sviluppata con la sinergia del Sistema Bibliotecario Lametino – che ha finanziato l’iniziativa sfruttando le azioni di progetto delle attività culturali finanziate con il bando attività culturali (annualità 2023) della Regione Calabria e che ospiterà tutte le giornate che avranno corso nei mesi di novembre e dicembre 2025 – propone la partecipazione di studiosi di primo piano della letteratura, della poesia, del cinema, del teatro, del giornalismo di Pasolini. Ascolteremo i seminari di: Stefano Casi (Pasolini e… Julian Beck) Dacia Maraini (Pasolini e… Alberto Moravia), Roberto Chiesi (Pasolini e… Federico Fellini), Stefano De Matteis (Pasolini e… Ernesto De Martino), Paolo Desogus (Pasolini e… Giacomo Leopardi), Francesca Tuscano (Pasolini e… Vladimir Vladimirovič Majakovskij), Gian Luca Picconi (Pasolini e… Francesco Leonetti), Marco Gatto (Pasolini e… Franco Fortini), Roberto Calabretto (Pasolini e… Patti Smith), Gianni Cuperlo (Pasolini e… il Pci), Carlo Vecce (Pasolini e… Boccaccio), Massimo Fusillo (Pasolini e… la Grecia), Angela Siciliano (Pasolini e… Giorgio Bassani) con Paola Bassani, in collegamento da Parigi, Massimo Iiritano (Pasolini e… la filosofia),  Claudio Dionesalvi (Pasolini e… il calcio sociale).

«Saranno proiettati alcuni film di Pasolini, oltre a La voce di Pasolini (2005) di Mario Sesti e Matteo Cerami: Cutro Calabria Italia, di Mimmo Calopresti, In un futuro aprile – Il giovane Pasolini, di Francesco Costabile. Conosceremo il sito di approfondimento internazionale “Città Pasolini”, di Silvia M. Gutierrez. Saranno presentati i volumi, In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia (La Nave di Teseo, 2025) di Paolo Desogus, un’importante e aggiornata riflessione sul valore e l’attualità del pensiero di Pasolini, poi La lunga notte dell’Idroscalo. Il delitto Pasolini (Mimesis, 2025) di Daniele Piccione, Pasolini. Un caso mai chiuso (Round Robin, 2022) di Stefano Maccioni che annunciano importanti aggiornamenti sulla “notte dell’Idroscalo”, Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Cronaca di un amore, di Giuseppe Garrera e Silvia De Laude (Ronzani Editore, 2024), Pasolini giornalista, di Domenico Marino (Pellegrini, 2025), Pasolini e la Calabria: Atti del Convegno (Acri, 24-25 marzo 2023), a cura di Carlo Fanelli (Pellegrini Editore, 2024). Daniele Vallone racconterà dell’amicizia “calcistica” tra Pasolini e suo padre Raf, sono attesi Abel Ferrara, Ninetto Davoli, Margherita Caruso e Giulia Scaglione (Giuliana Orlandi) che restituiranno ricordi e suggestioni del loro incontro e del lavoro svolto con Pasolini sul set di alcuni suoi film.»

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Fotografia dalla mostra Folgorazioni figurative (Bologna 1 marzo – 16 ottobre 2022)

Quello fra la Calabria e l’intellettuale è stato un rapporto che potremmo definire contrastante e non banale, intensificatosi in specie fra la fine degli anni cinquanta e la prima metà dei sessanta.

«Prima ancora di giungere personalmente in Calabria, Pasolini era entrato in contatto con la sua cultura letteraria, dedicando alcune pagine dell’antologia del Canzoniere italiano alla poesia calabrese, attenzione nuovamente rivolta alla Calabria, nella Poesia dialettale del Novecento, in cui la definisce culturalmente un’isola “come la Sardegna e la Corsica, tanto da avere con queste strette analogie geografiche e umane, e più isola della Sicilia”. In Passione e ideologia Pasolini descrive quella calabrese poesia di evasione, prodotta da una “nobiltà paesana e nobiliare” che si ripiega nell’accademismo, “salvando” da questo inquadramento critico il “realismo poetico” di Vincenzo Padula e le doti superiori al contesto del poeta Michele Pane, poi emigrato in America.

«Documentato è anche il rapporto di Pasolini con la minoranza linguistica dei Greci di Calabria e nello specifico con il poeta Bruno Casile (1923-1998), il “poeta contadino” di Bova, insieme allo sguardo colmo di interesse verso la cultura arbëreshë che definisce un “miracolo antropologico”, allorquando visitando il borgo di Barile, in Basilicata, in occasione dei sopralluoghi per le riprese del Vangelo, ritrova un forte legame con la terra e la solitudine del paesaggio, simili a quelli della sua terra d’origine.

«Pasolini “arriva” in Calabria nel 1956 in occasione della consegna del Premio Crotone a Leonida Rèpaci per il romanzo Un riccone torna alla terra, come ci ricorda una lettera dello stesso Pasolini a Giacomo Debenedetti, presidente della giuria di questo premio già prestigioso, sebbene (purtroppo) di breve durata, fortemente voluto dal lungimirante sindaco comunista Silvio Messinetti. Ben diverso il suo “ritorno” tre anni dopo, per ritirare egli stesso il Premio Crotone che la giuria (da Ungaretti, Debenedetti, Moravia, Gadda e Bassani) gli ha assegnato per il suo controverso romanzo, Una vita violenta, scartato dallo Strega e dal Campiello. Nonostante questo riconoscimento il suo nuovo approdo in terra calabra, questa volta, non è del tutto sereno. Da poco sul mensile milanese Successo, diretto da Arturo Tofanelli, è stato pubblicato un reportage dal titolo La lunga strada di sabbia che Pasolini aveva composto viaggiando a bordo di una Fiat 1100, percorrendo la “lunga strada di sabbia”, da Ventimiglia a Palmi e poi, spinto da una specie di “ossessione deliziosa”, fino al comune siciliano più meridionale, per risalire infine la costa orientale e arrivare a Trieste. Giunto in prossimità di Crotone Pasolini annotava: “a un disperdersi delle dune gialle in un altopiano ecco Cutro, il luogo che più mi impressiona di tutto il lungo viaggio. È veramente il paese dei banditi, come si vede in certi western. Ecco le donne dei banditi, ecco i figli dei banditi. Si sente, non so da cosa, che siamo fuori dalla legge, dalla cultura del nostro mondo, a un certo livello”.

«Lette e interpretate in modo distorto queste parole, Vincenzo Mancuso, sindaco di Cutro a capo di una giunta di destra, rispondeva che: “La reputazione, l’onore, il decoro, la dignità delle laboriose popolazioni di Cutro sono stati evidentemente e gravemente calpestati”, motivazione addotte alla querela contro lo scrittore. Questo scambio non tardò a giungere sulla stampa nazionale, soprattutto quella vicina alla Dc come Il Popolo e Specchio, ma Pasolini fece dissolvere la disputa con Una lettera sulla Calabria, pubblicata su Paese sera del 28 ottobre 1959, nella quale dichiarava seccamente e risolutamente: “Ho fatto come lo struzzo: non ho voluto saperne di più”. Giunto a Crotone per ricevere il premio e incalzato da numerosi e accesi cutresi, chiarì ulteriormente il suo pensiero dichiarando di avere utilizzato la parola “bandito” volendo intendere: “emarginato dai diritti civili” da tutti i governi nazionali. Arrivando al Cinema Ariston di Crotone, nel novembre del ’59, per la cerimonia di consegna del premio, Pasolini trovò ad attenderlo un certo numero di attivisti di destra pronti a scatenare violente proteste contro l’autore che dovette essere scortato dai giovani della federazione del Pci di Crotone (con i quali ebbe altri incontri), guidati da Rosario Migale, eroe partigiano e contadino nativo di Cutro, ad aggiungere momentanea cupezza all’avvenimento concorse anche il decreto prefettizio del 23 novembre 1959, col quale di intendeva annullare la deliberazione della Giunta Comunale che decretava l’emissione del mandato in denaro del premio.    

«Questo importante passaggio, in cui la cronaca incrocia la storia, annette la vicenda ai Comizi d’amore, documentario del 1963 che Pasolini gira anche in Calabria che, in uno dei tanti viaggi nella regione, ebbe a dichiarare: “In Calabria è stato commesso il più grave dei delitti, di cui non risponderà mai nessuno: è stata uccisa la speranza pura, quella un po’ anarchica e infantile di chi vivendo prima della storia ha ancora tutta la storia davanti a sé”. Mentre alla città di Cutro dedica una delicata lirica in cui esalta: “la Via Longa. Ogni metro una porta”. Poi, sarà nuovamente in Calabria, a Le Castella e Cutro, per le riprese del Vangelo secondo Matteo, film col quale reinventa il paesaggio calabrese che uscirà poi nel 1964, nel corso delle quali il regista utilizzò oltre ad attori non professionisti, comparse scelte tra la locale popolazione contadina.

«Pasolini ebbe rapporti di amicizia e professionali con diversi gli intellettuali calabresi. Tra questi Francesco Leonetti, scrittore espressionista nato a Cosenza, ma cresciuto a Bologna, il quale, insieme a Pasolini e Roberto Roversi è il fondatore della rivista Officina, cui partecipa anche come redattore. Leonetti recitò, nella parte di Erode, ne Il Vangelo secondo Matteo e interpretò il servo Laio in Edipo re, il marionettista in Che cosa sono le nuvole. Sua la voce del corvo di Uccellacci e uccellini e dell’oste ne I racconti di Canterbury. Fu legato a Leonida Rèpaci e il regista Mario Gallo per il quale scrisse alcuni testi per i suoi documentari. Ninetto Davoli, uno degli attori che più segna con la sua presenza la filmografia di Pasolini era di famiglia calabrese. Così come calabresi erano Margherita Caruso, la Madonna del Vangelo secondo Matteo e il partigiano Rosario Migale che interpretò San Tommaso. Tra gli altri esponenti della cultura calabrese entrati in contatto con Pasolini, si ricordano lo scrittore di Vazzano (Vibo Valentia) Sharo Gambino e il regista e sceneggiatore vibonese Andrea Frezza che gli svelarono la realtà contadina dell’entroterra della Calabria centrale.

«Alcune sequenze girate a Reggio Calabria, durante i cosiddetti Moti di Reggio del ’70-’71, non girati direttamente ma richiesti perché ritenuti necessari per l’economia documentaria contenuta, sono presenti in 12 dicembre, documentario di controinformazione sulla strage di Piazza Fontana e sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli film del 1972 diretto da Giovanni Bonfanti e Pier Paolo Pasolini (non accreditato).

«Infine, un legame ancora più forte con la Calabria è quello dello scrittore con gli abitanti del borgo di Ariola (intrattenendo una fitta corrispondenza con una famiglia del luogo), una frazione di Gerocarne, dove Pasolini, raccogliendo il malcontento della popolazione locale e le manifestazioni contro le istituzioni, contribuì economicamente (sborsando cinquantamila lire) alla costruzione di un ponte che unisse Ariola alla vicina Arena che fino a quel tempo era raggiungibile soltanto a piedi attraversando il vallone che divideva le due località. Oggi quel ponte è in rovina, ma quel gesto è ancora presente nella memoria di quei luoghi.»

Serra San Bruno (VV), anni sessanta. Da sinistra a destra: lo scrittore Sharo Gambino, il regista e sceneggiatore Andrea Frezza, l’avvocato e giornalista Franco Inzillo e lo scrittore Aldo Rosselli (Foto archivio Gambino presso Casa della Cultura Sharo Gambino)

La cinematografia è stata una delle attività più significative di Pasolini, a detta di molti una di quelle in cui si sentiva più a suo agio, in cui la sua ricerca artistica trovava la sospirata libertà di espressione.

«Superando le dinamiche rappresentative del racconto classico, il Neorealismo aveva contribuito a fondare, a partire dall’Italia, quella che possiamo definire la poetica del cinema moderno. L’esperienza cinematografica di Pasolini ne rappresenta la chiusura della sua curva evolutiva. Nei primi anni sessanta, quando vi si affaccia, Pasolini contribuisce a condurre il mondo del cinema nella sfera del mito, nonostante per Pasolini il cinema rappresenti uno sguardo aperto verso il reale. Il suo percorso di autore cinematografico che inizia nel 1961 con la regia di Accattone e giunge dopo dodici lungometraggi di finzione, quattro cortometraggi collocati in film a episodi, sei documentari, cui si aggiungono le sceneggiature parziali o complete destinate ad altri registi, le pagine scritte per Fellini (Le notti di Cabiria, La dolce vita) e ancora gli script dei film La notte brava di Mauro Bolognini e La comare secca di Bernardo Bertolucci, cui si aggiunge il non meno rilevante contributo alla teoria del cinema, consolidata nei saggi raccolti in Empirismo eretico e l’attività di critico cinematografico, con una produzione di recensioni e articoli per quotidiani, settimanali e riviste specializzate, compone un corposo gruppo di opere e testi realizzati nell’arco di due decenni. La relazione intrattenuta da Pasolini con il cinema poggia sulla volontà dell’autore di esprimere la propria soggettività e creatività facendo uso di un medium che non sia più quello letterario. Associazione di sguardi che definisce il suo “cinema di poesia” che attinge ad “elementi irrazionalistici, onirici, elementari e barbarici”.»

Fotografia dalla mostra Folgorazioni figurative (Bologna 1 marzo – 16 ottobre 2022)

Ritorniamo all’autunno di cinquanta anni fa. Qualche ora prima di morire, Pasolini concedeva quella che sarebbe stata la sua ultima intervista a Furio Colombo, giornalista che ci ha lasciati qualche mese fa. “Siamo tutti in pericolo”: questo il titolo del pezzo, uscito una settimana dopo la morte di PPP. Titolo che proprio il poeta suggerì al giornalista, mentre si congedava: qual è l’estremo messaggio che ci ha voluto lasciare?

«Nel pomeriggio del 1° novembre 1975 Pasolini viene intervistato da Furio Colombo. Dopo poche ore, sarà trucidato al Lido di Ostia. Non una coincidenza “fortuita”, probabilmente il segno evidente della sua fine, della condanna a morte “firmata” da parte di quella società in cui: “non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”. In questa espressione dello stesso Pasolini, ugualmente drammatica e lucida, l’autore ci lascia un’altra “profezia”: i tempi violenti, in cui poteri fanno uso di “una spranga”, se non possono avere accesso a un “consiglio di amministrazione o a una manovra di borsa”, con la violenza riescono ad ottenere ciò a cui aspirano: il potere. Quanto di più attuale tutto questo! Dichiarato da chi presagendo il futuro ci ha detto: “io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi”.»

Foto di sconosciuto – Italian magazine Epoca, N. 1268, anno XXVI, p.64 di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Negli ultimi anni, fra la ricorrenza del centenario della nascita del 2022 e quella della morte di quest’anno, l’interesse – in vero mai spento – verso Pasolini si è acceso con rinnovato vigore. Sono decine le pubblicazioni di studiosi e letterati che hanno analizzato diversi aspetti della sua opera e del suo pensiero; ripubblicati in nuove edizioni e con nuove letture critiche anche i suoi libri. Possiamo sostenere che, a mezzo secolo dalla scomparsa, PPP sia un autore ancora in divenire?

«Il pensiero e l’opera di PPP continuano a definire, a segnare un percorso intellettuale da percorrere a “sottoporre l’altrui grandezza alla prova della santità per dimenticare la nostra piccineria”. L’invito che ci giunge proprio dalle sue parole è di superare la tentazione di “fare di queste figure dei santini, mentre da vive le sottoponiamo a uno sfiancante processo inquisitorio” – per parafrasare una sua nota affermazione. O, ancora peggio, adattarlo a interpretazioni e letture strumentali proposte da personaggi talmente distanti dal suo pensiero da divenire grotteschi. Esempio ne è quanti accaduto pochi giorni fa, quando un esponete del Governo italiano, per attaccare e condannare i manifestanti pro-Gaza, ha nientemeno che fatto riferimento, maldestramente e strumentalmente, alla poesia Vi odio, cari studenti (Il Pci ai giovani!) – pubblicata sul n. 24 de L’Espresso del 16 giugno 1968 – in cui Pasolini commenta gli storici scontri tra studenti e polizia a Valle Giulia del primo marzo 1968.

«L’attualità di Pier Paolo Pasolini si manifesta nella sua critica indipendente e preveggente, che continua a essere rilevante nel dibattito odierno su temi come cultura, società, politica e consumismo. La sua eredità è ancora studiata ed esplorato è il suo pensiero ancora necessario. La sua figura rimane un punto di riferimento per la sua capacità di vedere con acume e acutezza le trasformazioni della società, ispirando intellettuali e artisti contemporanei. Tutto questo introdurremo e dimostreremo nel corso di Pasolini e…»

Antonio Pagliuso

0 Condivisioni