Pasolini. Una vita straordinaria è uscito per Annulli Editore in occasione dei cinquant’anni della scomparsa tragica di Pier Paolo Pasolini, il poeta, regista e intellettuale più discusso dal Secondo dopoguerra a oggi.
In occasione del cinquantesimo anniversario dalla morte di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), Annulli Editore ha pubblicato un volume collettaneo dal titolo Pasolini. Una vita straordinaria. Curato da Rosella Lisoni, il libro raccoglie saggi di diversi autori che negli anni si sono interessati a questo o quell’altro aspetto della sfaccettata carriera artistica di Pier Paolo Pasolini e del suo pensiero. Un pensiero impopolare, spesso contraddittorio, talvolta anche straordinariamente cassandrico.
Coinvolti nella realizzazione della raccolta di saggi esperti e studiosi dell’opera di Pasolini col “desiderio di approfondire – scrive Lisoni – alcune tematiche, alcuni ambiti che potrebbero aiutare il lettore nella comprensione di un uomo e di un letterato, di un regista, di un giornalista, di un poeta, di un foto-reporter, che ha combattuto con «le armi della poesia»”.
Si susseguono dunque i saggi di Patrice Avella, Roberto Chiesi, Gordiano Lupi, Stefano Maccioni, Francesco Sirleto e, chiaramente, della curatrice Rosella Lisoni che firma i due pezzi introduttivi dell’opera, letterari, scritti in prima persona e centrati sulla giovinezza e le prime prove letterarie del Poeta, la sua necessità di scrivere – “Scrivere per me è diventato necessario, come bere e mangiare, attiene alla mia natura, rappresenta l’abitudine a esprimersi”.
Dai rapporti col Pci alle donne che hanno segnato la sua vita – dall’amata mamma Susanna, “la musa più fedele”, a Laura Betti, senza dimenticare il rapporto speciale con Maria Callas –, dalle tematiche e tratti distintivi del suo cinema alla sua “crociata” contro la modernità, acuitasi negli ultimi anni, quelli cosiddetti corsari e luterani, lo studio dell’opera di Pasolini risulta tuttora necessario per comprendere la società italiana contemporanea, le sue mutazioni e le diverse derive che essa ha intrapreso.
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Intellettuale isolato e provocatorio – “Un autore, quando è disinteressato e appassionato, è sempre una contestazione vivente” diceva nel corso di una intervista del ’66 – , disorganico e indipendente, appena appena tollerato dalla cultura e dalla società del suo tempo – nel Gennariello delle Lettere luterane si definisce “un negro in una società razzista” –, nemico della borghesia e del consumismo capitalistico volto ad annullare le diversità e a omologare tutti gli individui, Pasolini è stato un personaggio unico della cultura italiana della seconda metà del Novecento, discusso e oggetto di dibattito ancora oggi a cinquant’anni dalla tragica morte, dal suo misterioso assassinio in quella “notte sbagliata” all’idroscalo di Ostia.
Antonio Pagliuso

