Calato il sipario sulla 19ª edizione di Portici di Carta, l’appuntamento, tenutosi il 10 e 11 ottobre, che ha trasformato i portici del centro di Torino in una passeggiata culturale lunga due chilometri e celebrato la bellezza del libro e della condivisione.

I portici del capoluogo piemontese hanno ospitato 71 librerie torinesi , fra indipendenti e di catena, remainders, antiquarie e bouquinistes, 56 case editrici, 46 espositori de “Il libro ritrovato” (libri antichi e fuori catalogo) e ben sedici aree tematiche dedicate a gusti e passioni diversi: dalla narrativa alla saggistica, dai gialli ai fumetti, dai viaggi alla spiritualità e cultura orientale, dalla poesia alla storia e società, dalla scienza alle storie di genere, dalla storia locale alle letture per bambini, bambine, ragazze e ragazzi, dall’arte alle lingue.

Per Portici di Carta una edizione di successo, che ha registrato anche una grande partecipazione – e lunghe code – per l’iniziativa che ha messo a disposizione 2.000 buoni da 10 euro, per un investimento complessivo di 20 mila euro, destinati all’acquisto di libri nelle librerie presenti alla manifestazione. Un risultato che testimonia l’interesse per la lettura e il valore di un’iniziativa che sostiene concretamente lettori e librai.

La Calabria protagonista a Portici di Carta

Tanti gli incontri e gli ospiti di questa edizione in cui anche la Calabria ha trovato il suo posto.

Piazza San Carlo – cuore di iniziative dedicate alla cittadinanza attiva – ha ospitato Leggere il Mondo, il progetto del Centro Interculturale della Città di Torino, che quest’anno ha festeggiato i suoi 30 anni di attività, con un villaggio interculturale animato da decine di associazioni di comunità e diaspora e da appuntamenti in piazza Castello sui temi delle migrazioni e dei diritti di genere.

E, in questo villaggio interculturale, lo spazio meraki ha accolto, domenica 11 ottobre, l’incontro La Calabria delle guerre – da crocevia del Mediterraneo a terra di partenze: venticinque secolo di guerre, migrazioni e trasformazioni sociali. Un evento che ha preso il via dalla presentazione del libro La Calabria delle guerre di Ettore Bruno, svolto con il Centro Interculturale della Città di Torino, l’Associazione Donne Africa Subsahariana e II Generazione – che ha curato lo spazio – e Codiasco-Coordinamento delle Diaspore per la cooperazione allo sviluppo. 

Sul palco Ettore Bruno, saggista, autore del libro di recente uscita e secondo volume della Trilogia della Calabria; Antonio Collura, giurista il cui prezioso contributo sui Moti di Reggio va ulteriormente ad arricchire il testo, Michele Spagnuolo, giurista.  A moderare l’incontro la giornalista Valentina Dattilo.

Durante la presentazione, agli interventi dei presenti si sono alternati dibattiti coinvolgenti e stimolanti per la complessità della tematiche affrontate: si è parlato dei conflitti che in un passato distante hanno lasciato un numero impressionante di morti sui terreni calabresi e di conflitti odierni, di migrazioni e trasformazioni sociali, di amare riflessioni e pregiudizi letterari, di integrazione e spopolamento; e ancora di problematiche e visioni condivise, possibilità di crescita e percorsi comuni.

Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile.

È con questa citazione di Sandro Pertini, che apre l’ultimo capitolo del libro di Bruno, che si è concluso l’incontro che ci ha lasciato, però, con due domande ben precise: quanto sono attuali le sue parole? Ci stiamo davvero battendo per la libertà, la pace e la giustizia sociale?

Il libro 

Nel libro La Calabria delle guerre, Ettore Bruno prende in esame due millenni e mezzo di eventi bellici e di rivolgimenti popolari a partire dall’epoca in cui l’area geografica che coincide con la Calabria di oggi ospitava grandi centri urbani che dominavano il Mediterraneo: scontri armati terribilmente drammatici e sommosse furiose che hanno messo a soqquadro la Calabria lasciando sul terreno centinaia di migliaia di morti.

Nel libro sono descritte le ostilità coloniali greche in due battaglie combattute a distanza di pochi anni l’una dall’altra e durante le quali si fronteggiarono eserciti potenti e spietati, con bagni di sangue, soldati fatti a pezzi e fiumi tinti di rosso fino alla foce. Battaglie che produssero massacri spaventosi, registrando “bollettini di guerra” impressionanti.

Quasi trecentomila morti furono, infatti, la tragica conseguenza di questi violentissimi scontri armati, il primo consumato sulle sponde fangose di un fiume che si getta nel Mar Ionio a sud di Corigliano-Rossano e il secondo sulle rive di un torrente che disperde le acque nel mare di Roccella Ionica.

Si tratta del fiume Trionto, oggi Traente, lungo il cui alveo si scontrarono le truppe di Sybaris e quelle di Kroton e del fiume Sagra, dove si fronteggiarono gli eserciti di Crotone e Locri antiche.

Con la prefazione di Alessandra Pasqua e la postfazione di Giuseppe Gervasi, il libro raccoglie anche i contributi esterni di Santo Gioffrè, Leonardo Spataro e Antonio Collura.

Gioffrè riserva ampio spazio alle Battaglie di Seminara, cittadina della Piana di Gioia Tauro che in due distinte occasioni fu luogo di scontro tra Francesi da una parte e Spagnoli e Napoletani dall’altra e che segnò due tappe importanti delle Guerre d’Italia, infiammate tra la fine del 1400 e la metà del 1500 per il controllo dell’Italia meridionale; anche a Seminara si contarono migliaia di morti.

Il filosofo cosentino Spataro si concentra invece sul sangue versato e le speranze di libertà coltivate a Cosenza nel Risorgimento, in un contributo carico di vis polemica ma pure connotato da un forte impatto emotivo e passione espositiva.

Una cronaca corredata da un’ampia analisi dei Moti di Reggio, con un’indagine approfondita delle vere ragioni dei drammatici rivolgimenti che interessarono la città dello Stretto tra il 1970 e il 1971, nel capitolo finale curato da Collura.

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