In Danilo Dolci. Lo Stato, il popolo e l’intellettuale, Antonio Fiscarelli traccia i contorni del Gandhi della Sicilia, un uomo mirabile, rivoluzionario nel senso autentico della parola, dell’azione culturale, per gli altri.
Antonio Fiscarelli è l’artefice di un’opera non comune, ricca di umanità, di impegno, attenzione ai diritti umani: Danilo Dolci. Lo Stato, il popolo e l’intellettuale (Castelvecchi) e con prefazione di Luigi Bonanate. Uno straordinario educatore sociale, un poeta, un uomo di azione e di lotta, uno dei massimi rappresentanti e attivi protagonisti dell’antifascismo, perfino Russell e Sartre interpellarono Danilo Dolci per fondare il Tribunale internazionale contro i crimini di guerra, questo scrive Bonanate, di un esempio senza dubbio da emulare.
L’autore struttura il volume articolando le tappe della vita di Dolci, durante le quali emerge un ritratto nitido di un uomo coerente tra pensiero e azione. Tra vita contemplativa e vita activa giustappunto abbandona la sua vita sicura e ne sceglie un’altra più complicata, tortuosa, come hanno fatto in particolare Francesco d’Assisi, Agostino, tra gli ultimi e per gli ultimi. Da Nomadelfia, dove la “fraternità è legge”, siamo tra il 1949 e il 1951, a Trappeto, dove la necessità è legge.
Dal Nord al Sud, da una frazione di Grosseto a un piccolo villaggio della provincia di Palermo. È una narrazione appassionante, un documento essenziale, il volume su Danilo Dolci scritto da Antonio Fiscarelli. Merita attenzione, non può non suscitare interesse. Potrebbe essere indicato perfino come libro di studio negli istituti primari e secondari.
Dolci è un uomo mirabile, determinato, rivoluzionario nel senso autentico della parola, dell’azione culturale, per gli altri. C’è tanto da conoscere sul poeta, l’uomo, e Fiscarelli lo rende manifesto in tutto il corso del vissuto. Qui, la reciprocità diventa l’elemento fondante, emblema di ciò che Georg Simmel ha osservato e discusso nel corso della sua esistenza.
Con Danilo Dolci la Wechselwirkung è Erlebnis, la reciprocità diviene esperienza concreta. La reciprocità significa per il poeta “fare communitas” e lo scopre nella comunità di Nomadelfia che secondo l’analisi di Fiscarelli si rivela a lui su tre livelli relazionali: dimensione religiosa condivisa; le relazioni fra le persone nella condivisione del bene comune e nell’organizzazione; infine, il rapporto con la natura mediato dal lavoro. Sicché, l’intreccio di lavoro, educazione, coscienza, conoscenza resterà come fondamento della sua concezione politico-pedagogica. Diventano indispensabili la parola, il dialogo, la condivisione necessaria per comprendersi e comprendere.
In Dolci inoltre, era chiaramente delineata la necessità di istruire, educare, per capire i problemi, alla maniera socratica trasmetteva presenza per denunciare mancanza: presenza di umanità, mancanza di riconoscimento dell’umano. È forse risiede in questo il lavoro di una vita compiuto da Danilo Dolci al Nord, ma soprattutto, al Sud, denominato il Gandhi della Sicilia tra i poveri, i dimenticati: il valore dell’esserci, la dignità di come esserci, l’importanza vitale di essere considerati e considerarsi persone portatrici di verità da essere disvelate e riconosciute come tali.
Alessandra Peluso

