Recensioni: “Ha sempre fatto caldo!” di Giulio Betti

Ha sempre fatto caldo! di Giulio Betti è un libro che frena sia la retorica negazionista che quella catastrofista, affrontando il tema globale della crisi climatica in maniera appropriata e accessibile a tutti, analizzando studi ed esperienze.

La storia degli uomini è direttamente collegata alla storia del clima, alle condizioni specifiche della Terra che ci ospita. È in epoche distinte dal clima clemente che la specie umana ha prosperato, riuscendo a evolversi e a moltiplicarsi sempre di più. Ma cosa succede quando il clima “impazzisce”?

Quello del cambiamento climatico è un tema che interessa un numero di persone sempre più ampio. Un tema di discussione, anche, ché è del tutto naturale che gli avvenimenti climatici che segnano la nostra quotidianità abbiano delle ripercussioni su tutti noi sapiens. E sotto diversi piani: da quello personale a quello politico, dall’aspetto sociale a quello economico.

È anche per questo, per le ricadute universali che la crisi climatica odierna genera, che nel tempo è andato aumentando il pubblico che questi cambiamenti – magari, inconsciamente, per paura – non li accetta: parliamo degli scettici, dei negazionisti, dei mercanti di dubbi e obiezioni, ma pure di coloro – probabilmente le canaglie più pericolose – che hanno interessi diretti perché niente cambi e gli stravolgimenti legati al clima continuino fino a divenire ingestibili. D’altra parte, si sa, determinati individui e organismi sguazzano nelle emergenze a seguito di calamità ambientali.

Ha sempre fatto caldo! E altre comode bugie sul cambiamento climatico è il titolo del libro scritto da Giulio Betti, meteorologo e climatologo toscano, nominato nel 2022 meteorologo dell’anno dall’Associazione meteorologi professionisti.

Pubblicato da Aboca, questo libro è dedicato a loro, ai negazionisti in buona o malafede. Così come è dedicato, per converso, ai catastrofisti, coloro che, senza poggiare le proprie tesi su basi scientifiche, diffondono notizie sull’imminente scomparsa delle calotte glaciali, del verde mondiale e dell’umanità tutta.

I tempi della Terra, fortunatamente, sono assai più dilatati rispetto agli irrisori tempi umani, ma adottare una comunicazione di questo tipo risulta dannoso verso la sconfinata platea che, giustamente, non conosce e non ha gli strumenti per verificare le notizie che le giungono. Sostiene Betti: “Descrivere in maniera appropriata entità e contorni di un problema serio e globale come quello del cambiamento climatico aiuta a comprenderlo e affrontarlo più efficacemente”.

Ecco perché Ha sempre fatto caldo!, soprattutto, è destinato a chi vuole formare la propria coscienza ambientalistica e capire come arginare l’impatto dell’uomo sul pianeta.

Meteorologia e climatologia

Con un linguaggio comprensibile a tutti, pur mantenendo un ferreo rigore scientifico, Giulio Betti parte dalle basi, ovvero dalla differenza fra meteorologia e climatologia. La prima comprende e analizza i dati meteorologici di un determinato periodo storico o di una fase temporale circoscritta; la seconda, descrive le condizioni meteorologiche di un arco di tempo ben più lungo, dai decenni fino a coprire i millenni. Come scrive l’autore: “la meteorologia è il mattone statistico su cui si costruisce il castello della climatologia”.

L’uomo è causa del cambiamento climatico

Nel cuore del testo, il climatologo si addentra nella storia del clima e in alcune delle sue fasi cruciali. Dall’ultima glaciazione – nota come Glaciazione Würm, il cui picco si raggiunse venti, diciottomila anni fa, e in cui, secondo alcuni studi, gli esseri umani, ridotti a poco più di centomila unità, rischiarono seriamente l’estinzione – alla cosiddetta Piccola era glaciale, una relativamente lunga fase di raffreddamento che interessò la Terra fra il XIV e la metà del XIX secolo, momento da cui è partita la progressiva fase di riscaldamento globale che traversiamo.

Eppure, scopriamo, nella nostra fase interglaciale, il mite Olocene, ci sarebbero le condizioni ideali per uno scenario del tutto diverso, caratterizzato dall’espansione dei ghiacciai e dalla stabilità, financo tendente verso il basso, delle temperature. Questo dimostra che l’uomo, con la sua attività insostenibile, è il principale responsabile dell’aumento repentino della condizione termica del Pianeta blu.

L’aumento del livello medio dei mari

Uno degli argomenti centrali del volume riguarda le condizioni dei mari. Per via del global warming e dello scioglimento dei ghiacciai, il livello medio dei mari della Terra è aumentato – e aumenterà – a un ritmo crescente a partire dalla fine dell’Ottocento, accelerando in modo impressionante negli ultimi decenni: dagli anni novanta a oggi il livello del mare si è alzato in media di quasi dieci centimetri. In media, ché in alcuni punti particolarmente fragili del pianeta, come ad esempio Venezia, l’innalzamento dell’acqua ha superato negli ultimi centocinquanta anni la quota dei trenta centimetri.

Un fenomeno che causa gravi effetti, noti anche al più rigido negazionista, come l’incremento della capacità distruttiva delle mareggiate, l’erosione costiera, il disfacimento della crosta terrestre, l’infiltrazione delle acque salmastre che degradano la vegetazione litoranea e alterano gli ecosistemi. Esiti accelerati dalle attività antropiche in zone sensibili – le coste, i letti e gli argini dei fiumi – dove l’intervento dovrebbe essere minimo se non già nullo.

Adattamento e mitigazione

Adattarsi è una delle parole ricorrenti nelle pagine di Ha sempre fatto caldo! Ebbene, spiega Giulio Betti, anche solo questa tendenza non basterebbe ad affrontare e rimediare alla crisi climatica che ci interessa e ci interesserà per molti anni ancora. Il tempo, di fatti, è un fattore chiave perché, se in epoche remote gli aumenti o le diminuzioni delle temperature terrestri avvenivano gradualmente, in migliaia di anni, ora si assiste ad analoghi cambiamenti nel giro di decenni e anche meno.

“È proprio la rapidità di mutamento il punto focale: per quanto gli esseri umani si siano dimostrati bravi a adattarsi alle variazioni climatiche in millenni di evoluzione, un cambiamento troppo veloce rischia di mettere in crisi questo grande e innato talento.”

Le strategie di adattamento devono essere accostate a tempestive azioni di mitigazione, scelte già in nostro possesso – e questa è una ottima notizia –, comportamenti virtuosi già studiati e definiti nel corso dei decenni a noi più vicini.

Una raccolta di politiche soltanto da mettere in pratica senza pregiudizi ed esitazioni da parte dei governi, delle organizzazioni e di ognuno di noi se davvero vogliamo che si compia una efficace transizione ecologica – una conversione  “socialmente desiderata”, come affermò a suo tempo Alexander Langer, paladino dell’ambientalismo –, se sul serio intendiamo alloggiare ancora un po’ sulla “nostra” Terra, globo terracqueo che insistiamo a offendere ma che scientificamente e geologicamente, senza dubbio alcuno – un’altra, estrema, buona notizia –, ci sopravviverà.

Antonio Pagliuso

0 Condivisioni