Restanza, rinascita e “repentismo”: la Piccola Biblioteca di Cuti

La Piccola Biblioteca di Cuti prende il nome dallo storico rione della cittadina di Rogliano. Attraverso il suo ideatore, Daniel Cundari, la biblioteca promuove la diffusione del libro come oggetto vivo, capace di camminare in mezzo alla gente e dialogare con le persone.

Quando si pensa alla Piccola Biblioteca di Cuti vengono in mente due citazioni. Una è tratta dalla celebre opera di Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano:

“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

L’altra, forse meno nota ma non meno incisiva, si deve a uno scrittore uruguaiano, Eduardo Galeano, che è stato anche giornalista e saggista ed è annoverato fra le più autorevoli voci della letteratura latinoamericana:

“Piccole persone, in piccoli luoghi, facendo piccole cose, possono cambiare il mondo”.

Queste due citazioni spiegano bene lo spirito che deve aver animato Daniel Cundari quando ha deciso di fondare questo piccolo e prezioso avamposto culturale.

Daniel Cundari, il fondatore della Piccola Biblioteca di Cuti

La Piccola Biblioteca prende il nome dallo storico rione di Cuti, a Rogliano, paese della Presila cosentina. Poeta e narratore plurilingue, nonché performer dal carisma magnetico, Daniel Cundari è molto apprezzato all’estero, dove ha soggiornato a lungo, e può vantare un curriculum denso di riconoscimenti prestigiosi, tra i quali il Premio Pericle d’Oro e il Premio Lerici Pea per la poesia dialettale. È inoltre l’ideatore del repentismo cutise una particolare forma di scienza spettacolo che prende le mosse dal canto d’improvviso.

Dopo aver lavorato in diversi paesi stranieri, anche in ambito enogastronomico, Cundari ha fatto una scelta controcorrente: tornare in Calabria e fare di Cuti la sede di una World’s Smallest Library il cui motto è appunto “Non a Brooklyn né a Manhattan, ma a Cuti”, facendo di uno sparuto rione incastonato tra le colline del Parco Nazionale della Sila un presidio culturale capace di dialogare col mondo nel rispetto della tradizione, ma rinverdendola, facendola rivivere, innovandola e attualizzandola nella contemporaneità. Il luogo che ospita la Piccola Biblioteca di Cuti, infatti, ha avuto molte vite: nel corso del tempo è stato un filatoio di lane, una delle ultime cellule clandestine del Partito Monarchico Italiano, un deposito di derrate alimentari durante la Seconda guerra mondiale e infine una vineria.

Daniel Cundari

Il patrimonio librario della Piccola Biblioteca di Cuti

Inserita nel circuito dei Musei della Restanza, la biblioteca custodisce volumi rari, difficili da trovare altrove. Tra le chicche annovera una rarissima edizione in dialetto calabrese delle tre cantiche della Commedia di Dante, gli Ossi di seppia di Eugenio Montale con un disegno autografo dello stesso poeta, Nobel per la Letteratura, e delle particolarissime carte da poker che permettono, giocando, di leggere una storia, al termine della quale si dovrà scoprire, come in ogni giallo che si rispetti, l’identità dell’assassino.

La Piccola Biblioteca di Cuti accoglie anche dei fondi, fra questi quello di Achille Serrao, poeta e scrittore amico di Mario Luzi e Pier Paolo Pasolini, che, grazie alla donazione effettuata dalla sua compagna, l’artista argentina Paola Serrano, ha lasciato un’importante sezione di poesia e narrativa  in lingua dialettale. Tra gli altri fondi qui conservati è bene ricordare il fondo Guarascio e il fondo Le Rose.

Uno spazio di incontro per artisti

Fra le molte iniziative organizzate dalla Piccola Biblioteca spiccano presentazioni di libri, reading, concerti e mostre. Numerosi gli scrittori e gli artisti che si sono avvicendati tra le antiche pietre della biblioteca: dall’antropologo e accademico Vito Teti al cantautore Peppe Voltarelli, dal romanziere Domenico Dara al chitarrista Francesco Loccisano, e poi ancora, gli scrittori Mimmo Gangemi e Angela Bubba, il percussionista Alfio Antico, la poetessa, scrittrice e artista visiva cubana Giselle Lucìa Navarro, il violinista rumeno Rares Morarescu e il fotoreporter Alvaro Masseini.

La Piccola Biblioteca – che è stata anche tra i primi luoghi culturali in Italia a organizzare un party letterario (tendenza che spopola negli USA, basata sul principio  “spegni il cellulare, apri un libro”) –, ha dato vita a un seguito microfestival della musica che ha visto esibirsi i cantautori Sasà Calabrese, Daniele Moraca, Sandro Sottile, il fisarmonicista Paolo Presta, ma anche l’attore Dario De Luca, che ha messo in scena, nella riscrittura di Marcello d’Alessandro, la fiaba calabrese del Re Pepe, raccolta dal letterato palmese Letterio Di Francia, uno dei massimi studiosi della novella italiana. L’adattamento teatrale di questo cuntu popolare operata da De Luca, con l’accompagnamento musicale di Gianfranco De Franco, reca il titolo di Re Pipuzzo fattu a manu. Melologo calabrese per tre finali.

Il ruolo centrale dei libri

In questo luogo piccolo, minimo, che può anche risultare scomodo – perché i posti a sedere sono all’incirca una quarantina e spesso capita di doversi accomodare alla meglio a terra, su cuscini e tappeti – accade ogni volta qualcosa di magico. Le anguste mura delle due salette che compongono la biblioteca si dilatano fino a diventare immense, come immensa è la forza propulsiva che si sprigiona dai libri e fa da antidoto all’inerzia, all’apatia, alla passività di chi crede che lavorare in campo culturale, in Calabria, sia impossibile.

Indubbiamente, in una regione in cui si legge molto poco e in cui numerose zone dell’entroterra si vanno progressivamente spopolando, il “lavoro culturale” di bianciardiana memoria diviene un’impresa estremamente ardua ma proprio per questo necessaria. Anzi, irrinunciabile.

La Piccola Biblioteca di Cuti, che Daniel Cundari gestisce attraverso l’omonima associazione culturale, svolge in tal senso un ruolo encomiabile, promuovendo la diffusione del libro come oggetto vivo, in grado di camminare in mezzo alla gente e dialogare con le persone, in un confronto critico e costruttivo, intesse rapporti con altre associazioni e enti culturali del territorio, valorizza le tradizioni calabresi, a partire dal ricchissimo patrimonio linguistico che annovera non solo dialetti ma anche isole alloglotte in cui si parla il greco (forse dovremmo smetterla di chiamarlo “grecanico”, termine intrinsecamente sminuente) e l’albanese (arbëreshë).

Piccola Biblioteca di Cuti (foto Antonio Pagliuso) L’editoria in Italia nel 2023: pubblicati più di 85mila libri
Piccola Biblioteca di Cuti (foto Antonio Pagliuso)

Una piccola rivoluzione culturale

Nata nel cuore della Calabria interna, la Piccola Biblioteca di Cuti, si è rivelata un’idea lungimirante, dotata della possibilità di innescare una rivoluzione culturale dal basso capace di coinvolgere scuole, associazioni, istituzioni del territorio.

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Realtà come la Piccola Biblioteca di Cuti rappresentano luoghi in cui le persone possono incontrarsi, condividere idee e passioni, crescere culturalmente, dove i bambini possono scoprire il mondo dei libri e della lettura, dove è possibile creare un senso di appartenenza e di identità fra i cittadini. Sono piccoli segni che diventano germogli di speranza e simboli di rinascita per la comunità, luoghi dove le persone possono ancora sognare e progettare il futuro, dimostrando che anche le piccole idee possono avere un grande impatto sociale.

Antonella Falco

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