“La montagna calabrese”, per una nuova visione delle aree interne

La montagna calabrese (Rubbettino), un incontro a Lamezia Terme per sensibilizzare al tema della politica del paesaggio.

 

Parlare di montagne oggi significa rivolgersi a due pubblici: al mondo esterno, che vive i rilievi della sua terra come una sorta di luna-park a uso e consumo delle scampagnate domenicali, e al mondo interno, vale a dire alle persone che vivono, in maniera indomita, la montagna quotidianamente.

 

Le montagne di Calabria sono state al centro dell’incontro svolto al Chiostro Caffè Letterario di Lamezia Terme attraverso il libro La montagna calabrese (2020, pp. 438) curato da Giovanna De Sensi Sestito e Tonino Ceravolo e pubblicato da Rubbettino.

L’incontro è stato il primo della rassegna “Politica e Paesaggio”, ideata da Giorgia Gargano e Francesco Bevilacqua, consistente in una serie di appuntamenti che si pongono l’obiettivo di coniugare politica e paesaggio, due temi, oggigiorno, più che mai intersecati e attuali, e quindi di fare tornare il paesaggio al centro del dibattito politico, concetto ribadito da Paolo Mascaro, sindaco della città di Lamezia Terme, presente al convivio.

Nel suo intervento, Giorgia Gargano, assessore alla cultura della città della Piana, ha evidenziato come la sensibilità collettiva alle tematiche ambientali sia cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, ma che questo deve essere visto come un inizio. «Ripartire dalla comunità dei restanti» sostiene la Gargano, rifacendosi alle parole del professore e scrittore Vito Teti. «Il nostro compito è di avere cura del paesaggio, luogo di incontro tra noi, esseri umani, e l’ambiente che ci circonda.»

Lo spirito che anima il libro si riverbera anche nel suo editore, Florindo Rubbettino, che ha voluto prendere parte alla discussione; un esempio di “restanza” con la sua casa editrice, sita a Soveria Mannelli, in pieno Reventino, dalla storia quasi cinquantennale.

 

Un incontro aperto – non una lectio magistralis, ma una expositio in cui i relatori si sono messi a disposizione della critica dei convenuti, come affermato da Francesco Bevilacqua, coordinatore del dibattito – che ha voluto offrire una nuova visione delle aree interne, lungi dagli stereotipi che circondano il concetto di “vivere in montagna”. Cliché talvolta romantici, ma anche fuorvianti come quelli che vedono la montagna come un luogo abitato da genti irrimediabilmente povere, dove non può esistere alcuna economia e dove, a causa dello spopolamento, non vi è la possibilità di uno anche minimo sviluppo. Concetti quanto mai errati che il volume La montagna calabrese prova a smontare.

Circa lo spopolamento dei borghi montani, Bevilacqua si dichiara fiducioso in un cambiamento demografico, in un nuovo ripopolamento delle aree interne con nuovi abitanti, come sta già accadendo, sotto traccia, in alcuni luoghi della Calabria (Civita, Badolato, Platania) e dell’Altitalia.

presentazione “La montagna calabrese”

«Il tema del paesaggio attraversa le nostre esperienze» ha dichiarato Giovanna De Sensi Sestito, docente ordinario di Storia Greca e autrice del volume. La De Sensi Sestito, con una accurata disanima, ha sviscerato i capitoli che compongono La montagna calabrese; capitoli che trattano la geomorfologia dei territori montani, l’artigianato, l’economia, la società e la cultura della montagna, e che vedono il contributo di altri eminenti studiosi come il già citato Vito Teti, Francesco Cuteri, Francesco Iovino e Mario Panarello.

Si scopre dunque una montagna produttiva, almeno fino al secondo dopoguerra, prima degli stupri subiti con le espropriazioni e l’edilizia selvaggia che non ha fatto altro che produrre, in talune circostanze, il cosiddetto non finito calabrese.

La montagna calabrese è un libro di cultura della montagna ma anche un lavoro utile a stimolare il dibattito e la sensibilità del lettore verso questi luoghi in cui abbondano tre degli elementi più anelati dai professionisti del nostro mondo frenetico: lo spazio, il tempo, il silenzio.

Antonio Pagliuso