“Lo squalo”, 45 anni fa usciva nelle sale italiane il capolavoro di Spielberg

“Lo squalo”, 45 anni fa usciva nelle sale italiane il capolavoro di Spielberg

Sono trascorsi 45 anni dall’uscita nei cinema italiani de Lo squalo di Spielberg che cambiò per sempre l’immagine del più grande pesce predatore della Terra.

Un basso ostinato, un motivetto di due note, Mi e Fa, un climax che si impenna come la pinna dorsale dello squalo che fa capolino dalle acque dell’oceano.

45 anni fa, il 19 dicembre 1975, il venerdì prima di Natale, usciva nelle sale italiane Lo squalo, il capolavoro del regista statunitense Steven Spielberg. Un grande cast composto da Roy Scheider nei panni di Martin Brody, il capo della polizia dell’immaginaria isola americana di Amity, Lorraine Gary, moglie di Brody, e Robert Shaw nelle vesti del vecchio cacciatore di squali Quint, nel quale si colloca in posizione tutt’altro che subalterna il grande squalo bianco, vero protagonista del celebre lungometraggio.

Il grande squalo bianco – o più propriamente carcharodon carcharias, dal greco antico καρχαρόδων karcharódōn (termine formato da kárcharos, “aguzzo”, e odóntos, “dente”) e καρχαρίας karcharías (“squalo”) – è un pesce appartenente alla famiglia dei lamnidae. La sua apparizione sulla Terra è collocabile nel Miocene – tra 23 e 5 milioni di anni fa – con il più antico fossile conosciuto risalente a 16 milioni di anni fa. La parola italiana squalo deriva dall’etimo latino squalus che indica l’essere ruvido, congiungibile all’aggettivo squalidus (ruvido e poi squallido).

Un animale senza predatori, ma a rischio estinzione

La sua lunghezza media varia dai 4 ai 6 metri – il terzo pesce più grande in assoluto, dopo lo squalo elefante e lo squalo balena, il più grande, che può raggiungere pure i 18 metri – e in tutto il globo ce ne sono oltre 465 specie, 45 di queste nel solo mar Mediterraneo.

Lo squalo è l’animale per eccellenza al vertice della catena alimentare; tradotto significa che non ha predatori se si esclude l’uomo, unico essere a mettere a serio rischio la sua esistenza – ogni anno sono più di 100 milioni gli squali che muoiono per l’attività umana.

La prima scena del film

La colonna sonora d’apertura di John Williams è inconfondibile e memorabile così come la prima scena del film. Un gruppetto di giovani attorno a un falò, due ragazzi dolcemente ubriachi si scambiano sguardi languidi, poi si allontanano desiderosi di baci e sospiri. Nell’intento sensuale di procrastinare il piacere, la ragazza si tuffa nelle acque appena illuminate da uno spicchio di luna; il ragazzo, accalorato ma stravolto dall’alcol, si adagia sul bagnasciuga, non accorgendosi di un primo strattone che porta giù l’oggetto del suo desiderio. Poi un altro, un altro ancora e la paura si dipinge sul volto atterrito della ragazza fin quando questa non svanisce sotto le onde e il mare si tinge di rosso.

Lo squalo 45 anni film

Un terribile mangiatore di uomini o forse no?

L’indimenticabile pellicola prese spunto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley (libro oggi praticamente introvabile) e fu al centro di numerose critiche per l’immagine che veniva offerta dell’animale. Dal leggendario film, infatti, l’enorme pesce ne uscì come un terribile mangiatore di uomini, un vorace assassino impegnato a dar la caccia a pescatori e bagnanti per gli oceani del pianeta. Un animale in cui vennero condensate tutte le caratteristiche del male, un pescecane che risvegliava tutte le nostre paure più inconsce: l’ignoto che ci attacca in maniera irrazionale, senza una vera ragione che potrebbe in un certo qual modo “rasserenare” il cuore della vittima.

Il film, invero, capovolse la realtà attorno allo squalo, tra i bersagli principali dell’inarrestabile sfruttamento dei mari. La sua nuova rappresentazione oscurò il fatto concreto che gli attacchi di squalo sono spesso dovuti al fatto che l’animale scambia gli esseri umani per foche, piccole balene o leoni marini. Lo squalo, infatti, non prova emozioni quindi non sarebbe possibile l’ipotesi che ci attacchi per paura, malvagità o addirittura vendetta come si vorrebbe far credere ne Lo squalo 4 (titolo completo, appunto, Lo squalo 4 – La vendetta), ultimo sequel del capolavoro di Spielberg.

Record di attacchi e morti nel 2020

Un superpredatore non pericoloso per l’uomo, dunque. Almeno sembrerebbe perché non c’è fumo senza arrosto e di fatti quest’anno in Australia si è registrata la cifra di 22 attacchi con il numero record di 8 australiani morti nel 2020 a causa del grande predatore apicale – una cifra record che non si verificava da quasi un secolo. In tutto il mondo gli attacchi di squalo registrati oscillano tra i 70 e i 100 annui (dato squali.com); un numero non ufficiale considerato che in molti casi, specie nei paesi poco sviluppati, gli attacchi non vengono segnalati.

Premi Oscar e imitazioni

Lanciato sotto Natale di 45 anni come il “film dei primati”, Lo squalo, oltre a consacrare il regista Steven Spielberg (all’epoca appena ventottenne), vinse tre premi Oscar per il montaggio, il sonoro e la colonna sonora ed è stato, ed è tuttora, fonte di ispirazione e oggetto di varie e insoddisfacenti imitazioni – tra queste anche una produzione italiana dal titolo L’ultimo squalo (1981) del regista Enzo G. Castellari, anche accusato di plagio dalla Universal, casa produttrice del film originale.

Nel 2017 la rivista dedicata al cinema “Empire” lo ha inserito all’ottavo posto nella lista dei 100 migliori film mai realizzati.

Antonio Pagliuso