Enrico Cerquiglini raccoglie alcuni dei saggi attorno alla fase finale della vita di Pier Paolo Pasolini, quella denominata “corsara e luterana”. Intellettuale integrale e acerrimo nemico del potere e del conformismo, Pasolini denunciava, attraverso i suoi articoli, romanzi e film, la trasformazione dell’Italia in una società dei consumi e l’omologazione dilagante che comportavano la distruzione delle tradizioni locali. La sua non era una critica diretta soltanto ai suoi contemporanei, ma mirava a interrogare anche noi sul “destino stesso della modernità” che viviamo.
Il rivoluzionario cineasta, il poeta civile, l’intellettuale disorganico e contraddittorio, il polemista, il critico libero e anticonformista. Pier Paolo Pasolini è stato uno degli autori più discussi e conosciuti del Novecento. Una voce riconoscibile che continua a parlare a noi contemporanei, a inchiodarci alle nostre decisioni e responsabilità.
Enrico Cerquiglini, insegnante, autore e fondatore del Premio nazionale di poesia “Sandro Penna”, ha dedicato al poeta e intellettuale un volume in cui, come si può evincere dal titolo, Pasolini corsaro e luterano, sono raccolti alcuni saggi attorno al pensiero del Pasolini giornalista dai toni apocalittici e dalla “lucida coscienza profetica”, come notava Caterina Verbaro, quella che contraddistinse gli anni dal ’73 al ’75, l’ultima parte della sua vita, prima della scomparsa, tragica e tuttora avvolta da dense nubi, avvenuta sul litorale di Ostia nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975.
In quella parabola di tempo, attraverso le colonne del Corriere della Sera – il poeta del popolo a stipendio per il giornale della borghesia, a proposito di contraddizioni –, Pier Paolo Pasolini denunciava il mutamento culturale e financo antropologico in atto nella società italiana, scaturito dallo sviluppo economico che incominciava a compromettere un po’ dappertutto la civiltà contadina pre-industriale e le culture particolari, patrimonio spontaneo e inestimabile dell’Italia. Oggi quegli scritti, afferma Cerquiglini, “assumono la forza di un vero e proprio trattato politico e antropologico sulla trasformazione radicale che l’Italia stava vivendo negli anni Settanta”; gli articoli successivamente raccolti negli Scritti corsari e nelle Lettere luterane, costituiscono “un corpus unitario, coerente, che rivela una visione lucida e disperata del presente”.
Il sottotitolo scelto per il libro uscito sotto le insegne di Qed è L’intellettuale contro il Potere. E Pasolini, pur con le sue tipiche contraddizioni, non può che essere considerato il più fiero nemico del potere, un uomo che, per dirla con Mandel’štam, citato da PPP in epigrafe dell’incompiuto Petrolio, col potere non poteva che avere “vincoli puerili”.
Nelle pagine di Pasolini corsaro e luterano, l’autore analizza alcuni aspetti della più che sfaccettata esperienza artistica di Pasolini. Il cinema occupa una posizione capitale; dall’esordio alla regia del ’61 con Accattone alle “scabrose”, censuratissime e maledette ultime pellicole, il cinema si rivelò in Pasolini “il mezzo più popolare per dar vita a ‘fughe reali’”. Fughe che richiedevano scelte precise in ogni fase; in quella di produzione, ad esempio, come la scelta di Napoli come ambientazione di alcune novelle del suo Decameron (1971), preferita perché, come dichiarò a Dario Bellezza in una intervista apparsa su L’Espresso, “Napoli è una sacca storica: i napoletani hanno deciso di restare quello che erano […]. Ho scelto Napoli non in polemica contro Firenze, ma contro tutta la stronza Italia neocapitalistica e televisiva”.
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Il volume non rappresenta una elegia del poeta, ché l’intento di Enrico Cerquiglini è quello di restituire l’immagine di un Pasolini reale nella sua complessità, “non ridotto a icona inoffensiva né a reliquia culturale”, non idolo da sfoggiare alla bisogna, magari in occasione di una ricorrenza o in vista di una campagna elettorale. I saggi raccolti nel libro vogliono continuare a interrogarci sul nostro avvenire, partendo dalle idee anticonvenzionali di Pier Paolo Pasolini, un pensiero integrale e necessario che conserva tuttora la sua freschezza e la sua forza. Una voce “capace di parlare tanto al passato quanto al presente”.
Antonio Pagliuso

