Porticciolo di Alicudi (Foto Antonio Pagliuso)

Fragili, isolate, ricordate soltanto con l’arrivo dell’estate, le isole minori italiane sono state sfregiate dal passaggio della tempesta mediterranea Harry. Riflettiamo sul tema dell’insularità, una condizione che non può più essere soltanto uno svantaggio.

Un passo dell’articolo 119 della Costituzione italiana recita “La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”.

Concetto ribadito da Nello Musumeci, ministro per le Politiche del mare e per la Protezione civile, in questi mesi che hanno preceduto gli eventi climatici che hanno sconvolto le piccole isole che punteggiano l’azzurro del Sud Italia. Musumeci si è fatto portavoce di una legge per le isole minori del Paese che confermerebbe la condizione insulare come oggettivo fattore di svantaggio e proverebbe a ridurre le disuguaglianze strutturali con interventi e finanziamenti speciali nei settori della sanità, dei servizi pubblici e delle infrastrutture.

Levandoci di dosso il vittimismo cronico di certe dichiarazioni, i tentativi indecenti di singoli e collettivi di speculare sui drammi in termini di visualizzazioni e consenso social, indugiando nel mal costume di mercificare l’emergenza e il dolore, e la malafede di chi intende sfruttare le catastrofi per propaganda politica, proviamo a riflettere su alcuni aspetti dell’insularità alla luce delle criticità emerse con il passaggio devastante della tempesta mediterranea cui è stato assegnato il nome Harry (forse per l’assonanza con il termine inglese hurricane, uragano?), evento secolare che ha interessato un mare, il Mediterraneo, sempre più caldo e che continua a dare segni di insofferenza nell’ambito della crisi climatica che segna la nostra epoca.

Custodi di un patrimonio culturale e naturale unico, di una straordinaria diversità geologica, faunistica e floristica, le isole minori italiane sono piccoli mondi in essenza, frammenti di roccia in balia perenne degli elementi naturali, da tenere sotto osservazione per la loro condizione di vulnerabilità.

Le isole minori e le loro criticità storiche

Essere dei coriandoli in mezzo al mare non è un gioco. Tante sono le difficoltà naturali e storiche con cui le piccole isole italiane, per via della loro insularità, fanno i conti da sempre. Il non semplice approvvigionamento dell’acqua – esemplari le situazioni di scarsità idrica di Favignana, Salina, Panarea, Stromboli, Filicudi e Alicudi –, l’erosione costiera – Lipari, Vulcano, Lampedusa, Marettimo –, le criticità nell’ambito dei servizi scolastici, la rete fognaria e l’incidenza della raccolta differenziata ai minimi della civiltà moderna, la mancanza di strutture sanitarie e talvolta financo di un medico di base, normalità in isole remote quali Alicudi e Linosa, una delle più colpite dal ciclone.

Pensiamo ai bambini delle isole Eolie, in particolar modo a quelli delle più distanti e poco abitate delle Sette sorelle, Filicudi e Alicudi, costretti a un percorso scolastico fuori norma attraverso lezioni ritagliate su misura con la creazione di pluriclassi che raccolgono i pochi bambini dell’isola. Pensiamo alla migrazione scolastica verso Lipari – qui gli unici istituti superiori delle Eolie – o la Sicilia cui sono costretti, assieme alle famiglie o anche un solo genitore – rimandiamo il lettore alla storia dei “vedovi bianchi” di Filicudi –, i ragazzini eoliani per proseguire gli studi oltre le scuole secondarie di primo grado. Sono soltanto alcuni casi di un diritto all’istruzione quantomeno precario, che lotta ogni giorno per essere garantito.

Isole minori, sole nella tempesta
Filicudi e Salina viste da Alicudi (foto Antonio Pagliuso)

Gli eventi climatici e l’overtourism

La tempesta Harry ha imperversato su Stromboli, Alicudi, Filicudi, Salina, Panarea, Vulcano, Lipari, La Maddalena, Linosa, Lampedusa, Pantelleria, Marettimo, Ustica, lasciando dietro di sé scali portuali danneggiati, viabilità in gran parte cancellata, elevando l’isolamento già in essere delle isole minori all’ennesima potenza. “Siamo fuori dal mondo” dicono gli isolani.

Delle isole non ci si può ricordare solamente da giugno a settembre, quando c’è da impiantarvi il nuovo modello di turismo del nostro tempo, mai così “democratico” e predatorio, un turismo distruttivo, intento a uniformare ogni luogo a un unico canone, con il rischio di overtourism sempre più concreto anche per le più remote e meno “ospitali” isole del Mediterraneo.

Sul rischio sovraffollamento turistico e perdita dell’identità delle isole ammonisce in una intervista rilasciata a Glicine Lucio Bellomo, ideatore di 33 isole, un periplo alla ricerca dell’anima autentica delle piccole isole italiane diventato anche un libro: “Fare somigliare tutti i luoghi fra loro, farli assomigliare anzi a ciò che il turista desidera per non uscire dalla sua zona di comfort: aperitivo al tramonto, selfie in acqua, un po’ di baldoria la sera. Se l’isolano di oggi si piega a queste richieste, disimpara la cultura isolana, né dunque potrà insegnarla ai suoi figli, che non l’avranno neppure mai conosciuta. Questi ultimi non avranno dunque le chiavi educative necessarie per poterci risiedere, su un’isola, per poterci passare un inverno, soprattutto, dove cala il silenzio e bisogna saper stare da soli e flirtare quotidianamente con la precarietà dell’isolamento geografico”.

Vista di Marettimo arrivando da ovest (foto Lucio Bellomo)

La vita delle isole come priorità

L’evento climatico estremo ha evidenziato tutte le difficoltà che gli isolani affrontano ogni giorno, in specie d’inverno, quando le isole si svuotano, le attività commerciali chiudono e sulla piccola Italia insulare e chi la abita cala il sipario. “Non siamo cittadini di seconda classe: siamo cittadini italiani a pieno titolo. E questa cappa di silenzio invernale stride fortissimo con il vociare continuo sotto il sole estivo”. Così si esprimono in una nota i progetti Isole Minori e 33 isole, lamentando il silenzio dei media nazionali sull’evento drammatico che ha colpito i territori insulari della Penisola.

Che il fenomeno Harry sia da monito: la crisi climatica è una realtà incontestabile e per combattere l’isolamento e l’emarginazione dei territori più fragili del Paese urgono piani dedicati, interventi strutturali e una lente costante – non passerelle a favore di telecamere con sullo sfondo il disastro – in cui le esistenze dei residenti, di chi vive nei luoghi tutto l’anno, non siano considerate meno prioritarie rispetto alle “esperienze” del turista agostano. Le isole minori italiane non devono più essere lasciate sole nella tempesta.

Porticciolo di Alicudi (foto Antonio Pagliuso)

Antonio Pagliuso

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