L’“Innocenza”, sia pure per un attimo: una novella di Corrado Alvaro

L’“Innocenza”, sia pure per un attimo: una novella di Corrado Alvaro

Innocenza è il titolo di uno dei racconti più amari di Gente in Aspromonte del grande autore calabrese Corrado Alvaro (1895-1956), caposaldo della letteratura dell’Italia meridionale.

 

L’universo contadino, il suo mito e le sue contraddizioni. Un uomo e una donna soli, l’innocenza perduta o ritrovata.

La novella dal titolo Innocenza – tra le tredici che compongono la raccolta Gente in Aspromonte – si apre con Biasi, un giovane operaio che decide di far visita alla madre, in un paese dell’Aspromonte distante qualche ora a piedi. Ingannato dalla sua vigoria e avendo calcolato male i tempi del tragitto, il ragazzo viene colto dalla sera che non ha ancora abbandonato la costa. “Tra le agavi e i pali del telegrafo”, avvista perciò una casupola con la porta appena schiusa; si avvicina alla soglia e domanda un cantuccio ove trascorrere la notte.

Ad accoglierlo è una giovane e silenziosa donna, una donna del popolo – figura centrale nel lavoro di Alvaro –, i capelli raccolti in una pezzuola e gli occhi neri, maturi, seri, quegli “occhi senza età” che soltanto le donne del Sud del mondo posseggono.

È una atmosfera senza tempo quella di Innocenza, col mare immutabile che gorgoglia feroce, gli alberi da frutto tremolanti e le case di paese, illuminate dalla lampada a petrolio e semispoglie, coi volti gravi di chi non c’è più alle pareti e sul soffitto le collane di ortaggi.

Tra i due personaggi si svolge una sbrigativa presentazione, poi l’uomo, stremato dal cammino, si abbandona a terra e dorme.

“Stasera non posso aprire, andate via, per carità tornate domani sera.”

La tenebra svelerà l’identità della donna, il destino amaro di una povera orfana che per campare è costretta a prostituirsi con i paesani che si accalcano ogni notte, impazienti e minacciosi, fuori dal suo uscio.

Nella novella si intrecciano tutti i problemi umani e sociali affrontati dall’opera alvariana: la povertà del mondo rurale – povero ma non misero –, lo spopolamento dei borghi, il lento progresso, l’ingiustizia, la compassione, la dignità e il contrasto al pregiudizio di due anime vergini, rimaste innocenti nonostante le asperità della vita, due cuori creati, parafrasando Ivan Turgenev, allo scopo di rimanere vicini, “sia pure per un attimo”.
Un racconto onirico che ricorda sotto alcuni aspetti Il marinaio di Fernando Pessoa, in cui Biasi incarna le tre vegliatrici dello scrittore portoghese in versione tardo verista.

Veloce come la donna che passa dalla nostra finestra, ci sorride e poi svanisce, la notte terminerà e i destini dei due giovani si perderanno impotenti come spore nel vento.

Gente in Aspromonte, la cui prima edizione è uscita nel 1930 a Firenze per le edizioni Le Monnier (oggi la raccolta è pubblicata da Garzanti), è il lavoro più conosciuto di Corrado Alvaro, il “poeta del segreto” come fu definito dal critico letterario Geno Pampaloni.

Lo scrittore originario di San Luca (RC), premio Strega nel 1951, è ricordato dalla “Fondazione Corrado Alvaro”, ente nato nel 1997 che rappresenta il centro per lo studio della produzione alvariana e degli autori meridionali contemporanei. Tra le attività della fondazione anche il Premio Nazionale Corrado Alvaro.

Antonio Pagliuso