Lev Tolstoj, l’ultimo viaggio da Astàpovo verso l’eternità

Lev Tolstoj, l’ultimo viaggio da Astàpovo verso l’eternità

110 anni fa, il 20 novembre 1910, moriva Lev Tolstoj. Gigante della letteratura, ma anche fine pensatore, uomo introspettivo, passionale, irrequieto, polemico e cultore della nonviolenza, scrisse almeno due grandi capolavori: Guerra e pace e Anna Karenina.

 

Nato a Jàsnaja Poljana (regione di Tula) il 9 settembre 1828 (in questo pezzo adotteremo le date secondo il calendario gregoriano), Lev Nikolàevič Tolstòj è autore di opere essenziali, tradotte in tutto il mondo, capolavori già al tempo della pubblicazione, da rileggere oggi per comprendere la modernità. Tolstoj è stato anche un aristocratico, un militare, un pedagogo, un filantropo, un teologo rivoluzionario che, nell’ultima fase della sua parabola esistenziale, finì addirittura per essere scomunicato dalla Chiesa ortodossa russa.

Rimasto orfano dei genitori – il conte Nikolaj e la principessa Marija Volkonskaja – a neppure nove anni, Tolstoj venne affidato a una parente e si trasferì a Kazan, nel Tatarstan. Qui entrò all’università locale, ma né la facoltà di filosofia, né quella di giurisprudenza riuscirono ad appassionarlo e abbandonò l’ateneo senza aver concluso gli studi.

Ritornato nella natia Jàsnaja Poljana, il futuro scrittore decise di inaugurare una scuola destinata ai figli dei braccianti che non potevano permettersi studi regolari. La carriera pedagogica durò poco; si arruolò nell’esercito zarista e tra il 1851 e il 1856 partì prima per il Caucaso, dove combatté contro la popolazione locale, e poi in Crimea dove partecipò all’omonima guerra dalla quale si ritirò sul finire del ’56 con il grado di sottotenente.

Guerra, letteratura e religione

In questi anni Tolstoj compose le primissime opere: Infanzia, pubblicato nel 1852 sulla rivista “Sovremennik” e ben accolto dalla critica, e soprattutto Racconti di Sebastopoli, edito nel 1855 e basato sul conflitto in corso in Crimea, nel quale criticava la vigliaccheria dei generali e analizzava la follia della guerra, gettando i germi della sua filosofia nonviolenta. Dipiù, la fresca esperienza bellica smosse in lui un innovativo sentimento religioso che sfociò nella “pazza idea” di fondare una nuova religione, più concreta (e più eretica), dove la tangibilità della beatitudine terrena fosse anteposta a quella dubbia dell’eternità.

Lev Tolstoj in un dipinto di Michail Vasil'evič Nesterov (1907)
Lev Tolstoj in un dipinto di Michail Vasil’evič Nesterov (1907)
Di Michail Vasil’evič Nesterov – Толстой Лев Николаевич. Собрание сочинений / Электронное издание. – ИДДК, 2001, Pubblico dominio (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7153605).

Nel 1862 il nobiluomo sposò la giovane Sof’ja Bers, figlia di Andreij, medico di corte, e di Ljubòv’ Islàvina, di nobile famiglia russa. Sof’ja risultò fondamentale per la carriera di Lev Tolstoj – già molto ben avviata ma che necessitava dell’acuto decisivo. Per fare un esempio, la donna fu determinante nella stesura di Guerra e pace che corresse e ricopiò per ben sette volte (!) prima dell’edizione definitiva.

Uno scrittore in crisi

La crisi morale e spirituale e la susseguente conversione di Tolstoj iniziarono a prendere forma dopo i grandi successi di Guerra e pace (1865-1869) e Anna Karenina (1875-1877) e dopo la morte dell’altro gigante Fëdor Dostoevskij (1881).
I due monumenti della letteratura russa non si incontrarono mai, pur stimandosi a distanza, e in un’occasione Tolstoj si prodigò a definire il romanzo dostoevskiano Memorie di una casa morta “il miglior libro di tutta la letteratura”; l’opera, inoltre, fu una delle pochissime che il conte salvò dalla sua condanna generale contro la produzione libresca dell’Ottocento in cui mandò al rogo testi di Shakespeare (liquidato come, absit iniura verbis, “uno scrittore insignificante, privo di valore artistico”) e financo i propri capolavori.

Il “secondo” Tolstoj, però, non perse il genio e creò altri grandi libri: La confessione – il trattato religioso pubblicato nel 1882 che, insieme a La mia fede dei due anni seguenti, funge da spartiacque tra il prima e il dopo della sua esistenza –, La morte di Ivan Il’ic, La sonata a Kreutzer, Padre Sergij, Resurrezione e Chadži-Murat, l’ultimo capolavoro narrativo.

Fuga verso Dio

Personaggio scomodo da almeno quattro decenni, nel 1901 Tolstoj fu scomunicato dalla Chiesa ortodossa russa che aveva duramente accusata di corruzione. Questo affronto consacrò i suoi ultimi anni, inquietissimi, senza riferimenti etici, che lo portarono a riconsiderare la sua opera, il suo pensiero, a ripudiare tutto ciò che aveva costruito, la famiglia – sempre più ipocrita e ostile, verosimigliante alle famiglie infelici dell’incipit di Anna Karenina, e, secondo le paranoie dello scrittore, intenzionata a fargli siglare un testamento a favore dei figli che capovolgeva quello preannunciato in cui rinunciava a tutti i diritti d’autore del suo immenso patrimonio artistico –, fino a quell’ultima fuga di novembre, da se stesso, dai suoi demoni (nessun riferimento al rispettato rivale Dostoevskij), dalla nauseabonda vita terrena.

Giunse il 10 novembre 1910. Esasperato, Tolstoj abbandonò nottetempo la dimora di Jàsnaja e, accompagnato dal medico personale Dušàn Makovitskij, saltò su uno scalcinato treno di terza classe con destinazione ignota, forse la Crimea, terra della vigoria giovanile, più probabilmente Dio, l’infinito, la redenzione, il Padre, l’unico capolinea possibile.

Sof’ja Tolstaja, intanto, si accorse della scomparsa del marito e in preda alla disperazione tenta un irrealizzabile suicidio in un acquitrino nei boschi attorno casa.

Frattanto la fuga sgangherata e illogica – d’altronde, la Fede per definizione non contempla logica – di Tolstoj proseguì. Lev e il dottor Makovitskij sostarono prima al monastero di Optina, tra i più importanti della Chiesa ortodossa russa, dove si trovava una sorella suora del pensatore, e salirono poi su un gelido treno diretto a Rostov, città che non raggiungeranno mai.

Il tempo della fine infatti arrivò nella stazioncina di Astàpovo (località oggi ribattezzata, secondo la migliore tradizione russa, Lev Tolstoj), ultima fermata del viaggio fuori da sé e verso Cristo. L’anziano Tolstoj, stanco e debilitato, prese una polmonite e il malanno lo costrinse a scendere dalla carrozza nella stazione ferroviaria dello sconosciuto paesino, tanto piccolo che l’autore di Guerra e pace non trovò neppure una pensione dove passare la notte.

Tolstoj riparò così nell’alloggio del capostazione locale, Ivan Ozolin, un giovane ferroviere originario di Riga. Ozolin, consapevole che l’avamposto stava inaspettatamente entrando nella storia, mise a disposizione del celebre scrittore il suo salotto e cercò di informarne la famiglia.

Il mondo ad Astàpovo

L’attuale stazione di Lev Tolstoj, già Astàpovo. Licenze Creative Commons
L’attuale stazione di Lev Tolstoj, già Astàpovo. Licenze Creative Commons.

Ben presto Astàpovo diventò il centro del mondo; il paesino fu assediato da decine di giornalisti e fotografi e dalle sale della stazione partirono una moltitudine di dispacci telegrafici e bollettini medici.
A breve distanza l’una dall’altra giunsero nella cittadina Aleksandra, penultima dei tredici figli di Lev, e Sof’ja Tolstaja.
Lëvočka, come Tolstoj chiamava la consorte nei rari momenti di tenerezza, arrivò al capezzale del marito morente insieme ai figli Sergej, Tat’jana, Andrej e Michail e a un nutrito gruppo di medici.

L’uomo, oramai allo stremo delle forze, ebbe un guizzo quando gli comunicarono dell’arrivo della moglie e dei figli; permise dunque alla sua progenie di fargli visita, ma impedì fermamente alla sua Lëvočka di entrare nella dimora del capostazione. Il divieto durò fino all’alba del 20 novembre, quando Tolstoj era ormai già privo di conoscenza.

Alla figlia Aleksandra affidò questi ultimi pensieri pubblicati postumi ne I diari (Garzanti, a cura di Silvio Bernardini):

«Dio è quell’infinito Tutto, di cui l’uomo diviene consapevole d’essere una parte finita. Esiste veramente soltanto Dio. L’uomo è una Sua manifestazione nella materia, nel tempo e nello spazio. Quanto più il manifestarsi di Dio nell’uomo (la vita) si unisce alle manifestazioni (alle vite) di altri esseri, tanto più egli esiste. L’unione di questa sua vita con le vite di altri esseri si attua mediante l’amore. Dio non è amore, ma quanto più grande è l’amore, tanto più l’uomo manifesta Dio, e tanto più esiste veramente».

 Lev Tolstoj spirò poco dopo le sei del 20 novembre 1910. Aveva 82 anni.

«Cercava sempre, ed era ormai vegliardo.

Cercava ancora, al raggio della vaga

lampada, in terra, la perduta dramma.

L’avrebbe forse ora così sorpreso

con quella fioca lampada pendente,

e gliel’avrebbe con un freddo soffio

spenta, la Morte. E presso a morte egli era; […]

Ed e’ vestì la veste rossa e i crudi

calzari mise, e la natal sua casa

lasciò, lasciò la saggia moglie e i figli,

e per la steppa il vecchio ossuto e grande

sparì. […]»

Così il poeta Giovanni Pascoli, nel 1911 nei versi chiamati Tolstoi, contenuti in Poemi italici, in memoria del grande autore russo.

Lev Tolstoj oggi

Tolstoj indagò senza sosta l’imperscrutabile senso della vita, l’arcano significato dell’uomo nell’universo. Peccò, cercò la redenzione, si convertì, fondò una sua dottrina (tolstoismo), disconobbe se stesso, il suo genio, i suoi cari. Fu uomo, parte finita, fino all’ultimo istante, fino al viaggio verso l’eternità partito 110 anni fa dalla gelida stazioncina di Astàpovo.

La casa museo di Lev Tolstoj nella tenuta di Jasnaja Poljana
La casa museo di Lev Tolstoj nella tenuta di Jasnaja Poljana.
Foto: Franco Visintainer tramite Creative Commons CC BY-SA 3.0 (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11301287).

Lev Tolstoj è sepolto – secondo le sue volontà – nel bosco di antichissime querce e piante di melo dell’Alto Adige attorno al podere di Jàsnaja Poljana; una tomba spartana, in terra sconsacrata, senza croce e lapide, contornata dal verde, dalla natura, dalla libertà.
La residenza di Jàsnaja Poljana, “la natal sua casa”, è stata trasformata in un museo interamente dedicato al suo celebre proprietario. Al suo interno sono custoditi i circa 22 000 volumi della biblioteca di Tolstoj oltre a vari oggetti personali.

Nel 2010, nel centenario della morte, nella stazione dove trapassò Lev Tolstoj sono state inaugurate delle sale commemorative, filiali del Museo statale Lev Tolstoj di Mosca.

Lettura essenziale per approfondire gli ultimi giorni di vita del grande scrittore russo è Tolstoj è morto di Vladimir Pozner, tradotto per i tipi di Adelphi da Giuseppe Girimonti Greco.

Antonio Pagliuso

 

 

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