Rocco Scotellaro 100 anni poeta libertà contadina

Il 19 aprile 1923 nasceva a Tricarico, paesino dell’entroterra lucano, il poeta e intellettuale Rocco Scotellaro. Nella sua breve parabola esistenziale – morirà improvvisamente a soli trent’anni – si batté per il miglioramento delle condizioni di vita dei contadini e per la centralità del Mezzogiorno. Contribuì a dare risonanza nazionale alla questione meridionale.

“Io e gli altri:

questo è l’amore e l’odio

aspettare la condanna di vivere insieme

eternamente con chi dà fastidio

o volere la condanna per chi dà pace.

Ma quando nessuno può salvarti

è venuta l’ora dell’amore e della morte.”

Il 19 aprile 1923 nasceva Rocco Scotellaro. Il poeta degli ultimi veniva alla luce, da madre sarta, Francesca Armento, e padre ciabattino, Vincenzo, a Tricarico, paese di origini arabe e normanne che un secolo orsono contava circa settemila e cinquecento anime – oggi è ben sotto i cinquemila abitanti – incastonato nell’alta collina della provincia di Matera.

Fin da ragazzo, ancora prima di trasferirsi a Roma per studiare giurisprudenza, senza conseguire mai la laurea, Rocco Scotellaro dimostrò un attaccamento alla sua terra e una vicinanza concreta verso i suoi compaesani, in gran parte analfabeti o semianalfabeti, per i quali leggeva e scriveva le lettere ricevute o da inviare ai figli e parenti emigrati all’estero. “Io sono uno degli altri” diceva.

Una appartenenza che Scotellaro confermò col ritorno a Tricarico, nella patria “dove l’erba trema”, nel 1942, a seguito della morte del padre.

Casa natale di Rocco Scotellaro (foto Antonio Pagliuso)

L’intellettuale meridionalista

Come Corrado Alvaro in Calabria, Danilo Dolci in Sicilia e Ignazio Silone in Abruzzo, Scotellaro fu tra quei narratori e intellettuali che denunciarono le condizioni di vita delle classi subalterne cercando di comprendere il Mezzogiorno, la sua gente, i suoi problemi, spingendoli oltre i confini locali e portandoli alla ribalta nazionale.

La Basilicata era assurta a caso italiano nel 1945 con il Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, lo scrittore piemontese confinato in Lucania durante il fascismo che si legò visceralmente a quel mondo immobile, nello specifico Aliano, tanto da richiedere di esservi seppellito.

Rocco Scotellaro, la scelta politica e il caso Matera

Iscritto al Psi alla fine del 1943 e fondatore a Tricarico della sezione “G. Matteotti”, Rocco Scotellaro decise di candidarsi alla carica di primo cittadino del suo paese con la lista socialista, dal nome assai esplicativo, L’aratro. Alle elezioni del 1946 fu eletto, diventando, oltre che primo sindaco di Tricarico dell’epoca repubblicana, anche tra i più giovani sindaci d’Italia.  

Quegli anni risultarono decisivi per la Basilicata: nel ’48, sulla scia tracciata da Levi, emerse la “vergogna nazionale” di Matera. Così Palmiro Togliatti ebbe a definire la vita lontana da ogni forma di progresso e civiltà moderna che vigeva nei Sassi di Matera – circa quindicimila i rurali materani che a metà del secolo scorso vivevano ancora nelle grotte in promiscuità con gli animali e in condizioni igienico-sanitarie a dir poco disastrose. La città diventò il simbolo dell’arretratezza e del sottosviluppo della Lucania e del Meridione, non più tollerabile nell’Italia repubblicana. Un’Italia che non poteva più voltarsi dall’altra parte.

Murale di Rocco Scotellaro a Tricarico (foto Antonio Pagliuso)

L’arresto e l’addio alla carriera politica

Impegnato nella modernizzazione della regione e attore centrale nella costruzione dell’ospedale civile di Tricarico, nel febbraio 1950 Scotellaro fu tratto in arresto con l’accusa di concussione. Addebito poi dimostratasi infondato, frutto di una congiura politica antisocialista. Per quasi due mesi rimase rinchiuso nel carcere di Matera; una volta ritornato libero rinunciò alla fascia di sindaco – carica confermata alle elezioni del novembre 1948 – e abbandonò la politica dedicandosi anima e corpo alla letteratura e battendosi con maggior vigore per la questione meridionale, per i suoi contadini del Sud.

L’autonomia di pensiero del Mezzogiorno

Cantore del mondo contadino, prodotto dell’antica civiltà che raccontava, intellettuale simbolo del risorgimento dei braccianti del Sud, Scotellaro sosteneva che gli inevitabili mutamenti sociali che sarebbero giunti con l’apertura della Basilicata, del Sud e delle sue aree interne dovevano essere accompagnati e non forzati, dovevano essere condotti in piena autonomia, superando il rischio di cadere dalla padella alla brace.

Fu amico di altre figure chiave della cultura meridionalista nell’Italia del secondo dopoguerra come Manlio Rossi-Doria, il poeta corregionale Leonardo Sinisgalli, Rocco Mazzarone, medico intellettuale originario anch’egli di Tricarico, e Carlo Levi, che coniò per lui il nome di poeta della libertà contadina. Scotellaro conobbe e frequentò pure la poetessa Amelia Rosselli, Adriano Olivetti, imprenditore e intellettuale, Ernesto de Martino – cui offrì la collaborazione nella campagna di studi che l’etnologo e antropologo campano condusse sul mondo contadino lucano – e il celebre fotografo Henri Cartier-Bresson che nel ’51 andò a fotografare la ràbata, il quartiere arabo della cittadina del Materano.

L’improvvisa morte ad appena trent’anni

La vita di Rocco Scotellaro fu sì intensa ma anche molto breve. Un infarto stroncò il poeta e politico il 15 dicembre 1953, a soli trent’anni, lontano dal suo paese natio, ma non dal Meridione e dal suo impegno, ché si trovava a Portici, cittadina alle pendici del Vesuvio, dove lavorava all’Osservatorio di economia agraria del Sud, voluto dall’amico Manlio Rossi-Doria.

Come ricorderà il compianto giornalista e scrittore Alessandro Leogrande, in occasione dei solenni funerali furono stampate migliaia di sue fotografie e il volto dell’intellettuale cominciò a campeggiare sulle pareti delle case dei tricaricesi e lucani, accanto ai volti di Gesù, dell’Immacolata e dei santi patroni.

Lamento funebre per Rocco Scotellaro (1953)
Lamento funebre per Rocco Scotellaro (Carlo Levi, 1953)
Casa Museo del Confino di Carlo Levi ad Aliano (foto Antonio Pagliuso)

Le poesie di Rocco Scotellaro, dai versi a L’uva puttanella

Tutta la sua opera letteraria, apparsa parzialmente su riviste letterarie nazionali, è stata pubblicata postuma.

Del 1954 è la pubblicazione della raccolta poetica È fatto giorno, con prefazione di Carlo Levi. La silloge vinse il Premio Viareggio di quell’anno. Le sue poesie, circa un centinaio, secondo il giudizio di Eugenio Montale, Nobel per la Letteratura nel 1975, “rimangono le più significative del nostro tempo”.

Postume anche le edizioni di altri lavori scotellariani: l’inchiesta Contadini del Sud, le rime di Margherite e rosolacci e il saggio-inchiesta L’uva puttanella, testo autobiografico e rimasto incompiuto.

Pubblicato nel ’55 da Laterza, sempre con prefazione di Levi, L’uva puttanella è il ritratto dei paesi interni del Meridione attraverso cui Scotellaro descrisse le tappe principali della sua breve esistenza: il rapporto con la famiglia, la grama quotidianità del paese, l’epopea delle lotte per il latifondo, la ricerca di un’autonomia di pensiero, le settimane in carcere, le prime ondate migratorie, l’esperienza politica. Pagine che immortalano i pensieri di un giovane uomo che, nei suoi pochi anni, aveva percepito il mutamento in atto anche tra i dimenticati del Sud, l’estinzione della civiltà agraria e di un ordine che per secoli era andato avanti seguendo il ritmo delle stagioni.

La Basilicata ricorda Scotellaro

Diffusi sono gli omaggi a Rocco Scotellaro in Basilicata. L’amico Carlo Levi lo ha voluto ricordare raffigurandolo nella immensa opera Lucania 61, conservata a Palazzo Lanfranchi di Matera.

La natia Tricarico ne perpetua la memoria con un centro di documentazione con annessa biblioteca a lui intitolata, con una targa – con testo dell’amico Levi – affissa sulle mura della casa in cui nacque, sita in quella che oggi si chiama via Rocco Scotellaro, e con un percorso letterario consistente in diversi dipinti murali e una serie di piastre coi componimenti del poeta collocate lungo le vie del centro storico medievale del paesino lucano.

Tomba di Rocco Scotellaro a Tricarico (foto Antonio Pagliuso)

Rocco Scotellaro riposa nel cimitero della sua Tricarico. Nel 1957 fu innalzato un monumento funebre orientato sulla valle del Basento e progettato dallo Studio BBPR. Sull’opera, costruita in blocchi di pietra locale, sono incisi i versi conclusivi della poesia Sempre nuova è l’alba:

“Ma nei sentieri non si torna indietro.

Altre ali fuggiranno

dalle paglie della cova,

perché lungo il perire dei tempi

l’alba è nuova, è nuova”.

Foto di Rocco Scotellaro condivisa da Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

Antonio Pagliuso

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